INNOVAZIONE, UNA CORDATA DI AZIENDE FINANZIA UN PROGETTO SUL POST RACCOLTA

È partito da poche settimane il primo dottorato di ricerca dell’Università di Bologna, dedicato al post-raccolta e finanziato da una cordata di quattro organizzazioni di produttori, Apo Conerpo, Apofruit, Granfrutta Zani in collaborazione con la stessa Università di Bologna.

È stato presentato questa mattina nel corso della Tavola Rotonda ‘Guardando al futuro: dialogo con gli attori del sistema ortofrutta Italia’ che si è tenuto a Cesena Fiere in occasione degli 80 anni della storica rivista ‘Frutticoltura’, ed ha ottenuto da subito l’endorsement politico di Simona Caselli, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, presente ai lavori.

Il progetto ha tutti i requisiti per potere intercettare i prossimi bandi Psr (dove la Regione ha ancora 20 milioni di euro da mettere a gara) per le misure innovazione ma può rappresentare anche un perno per il rilancio del Criof, centro di ricerca dell’Università degli Studi di Bologna, afferente al Dipartimento di Protezione e Valorizzazione Agroalimentare.

“La fase di post-raccolta – ha spiegato Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo – è stata praticamente abbandonata a se stessa. Non si fa più innovazione pur essendo un momento molto delicato della vita del prodotto. Abbiamo creato questa cordata proprio per dare delle risposte a istanze di assistenza che da tempo non ricevevano risposta e che riguardano tutti gli step, dal campo agli scaffali’.

La start-up universitaria ha già iniziato a lavorare focalizzandosi sulla pera, con l’obiettivo di individuare tecnologie che possano assistere il produttore nell’indicazione del grado di maturazione giusto, ad esempio, oppure, il confezionatore con packaging innovativi che permettano di allungare la shelf life del prodotto per poterlo fare arrivare sugli scaffali come se fosse stato appena raccolto. Ma le risultanze della ricerca potranno poi essere declinate su ogni tipo di prodotto.

“Questo progetto ha i requisiti – ha chiarito a margine del convegno la Caselli – per partecipare all’ultima tornata di bandi Psr che uscirà il prossimo gennaio. In questo senso, potremmo contribuire almeno in parte e per l’aspetto relativo all’innovazione. Inoltre potrà rappresentare un perno per il rilancio dell’attività del Criof che è un Istituto di ricerca dell’Università di Bologna specializzato nell’assistenza post raccolta alle aziende agricole. Dovremo attivare una collaborazione non solo con l’ateneo ma anche con i tecnopoli della rete tecnologica della Regione per cercare di capire in che modo supportare queste richieste. Per attivare un’iniziativa del genere ci servivano le organizzazioni di produttori e visto che ci sono, siamo già a buon punto”.

In questo senso, il progetto potrebbe intercettare anche i fondi stanziati dall’assessorato regionale dell’università e della ricerca he richiede, fra l’altro, di mettere a rete risorse e soggetti diversi offrendo a sua volta una serie di possibilità. “Tra queste – conclude la Caselli – mi viene in mente il Muner, il corso di alta specializzazione realizzato per il settore automobilistico emiliano e che potrebbe essere veicolato anche su queste esigenze”.

Mariangela Latella