PER CHI SUONA LA CAMPANA

Non si è chiuso bene il 2018 per l’ortofrutta italiana. Meno export, meno valore, tutto fermo sul fronte del Tavolo Nazionale di cui dopo la riunione di fine settembre – ancora solo interlocutoria – si sono perse le tracce. Una riunione all’anno (sembra una presa in giro), non c’è male come cronoprogramma. Sull’ultimo numero del giornale leggerete le valutazioni allarmate dei protagonisti del sistema ortofrutta-Italia sul 2018. La realtà delle cose è ancora peggiore di come loro la descrivono. Stiamo davvero rischiando grosso. La manovra economica per il 2019, licenziata dall’Europa dopo due mesi di tira-e-molla, adesso è legge dopo il tumultuoso via libera del nostro Parlamento. Vorrei qui solo ricordare che nella ‘manovra del popolo’ c’è poco o niente per l’agricoltura, qualche vago impegno (semplificazione, tutela del made in Italy , contrasto all’italian sounding, etichette trasparenti) che lascia il tempo che trova.  L’allarme lanciato da Marco Salvi sul commercio estero della nostra ortofrutta nei primi 9 mesi del 2018 e soprattutto alla luce dei primi diciotto anni del nuovo secolo (2000-2018) suona come un campanello d’allarme, anzi una campana. Perdiamo significative quote di export anche nelle produzioni in cui siamo leader e assistiamo in meno di vent’anni a un boom dell’import: +142,5%, un milione di tonnellate di prodotti in più rispetto al 2000. Di questo passo perderemo superfici produttive (come infatti stiamo già perdendo) e di conseguenza occupazione, tutela dell’ambiente, economia reale soprattutto al Centro-Sud.

Non è che la qualità delle nostre produzioni non venga riconosciuta dai mercati. Il made in Italy viene richiesto e apprezzato ovunque nel mondo però è il sistema Italia che non funziona, lo sforzo delle imprese non viene assecondato dal sistema Paese, dalla politica. La vicenda del Tavolo Nazionale è un esempio lampante. In questi ultimi mesi abbiamo assistito ai successi commerciali (altrui) con un misto di invidia e incipiente depressione: la Spagna che ottiene l’apertura della Cina alla sua uva da tavola (colpo grosso, dopo quelli su agrumi, pesche, prugne), le pere olandesi che sbarcano in Cina, India, Brasile, Messico; le mele polacche che hanno già il visto per Pechino. Noi siamo fermi: il dossier pere non procede, quello delle mele manco avviato; per gli agrumi abbiamo il visto cinese ma l’export non decolla. Il comparto non sta a guardare, le imprese sono preoccupate però delle due l’una: o la politica è sorda, o il comparto non sa farsi ascoltare. Sta di fatto che ci avviamo verso Fruit Logistica ai minimi termini nel rapporto imprese-istituzioni. Chissà se vedremo il ministro Centinaio a Berlino all’inaugurazione del Salone dell’ortofrutta più importante al mondo dove gli italiani sono i primi espositori? Chissà se riusciremo a evitare i soliti convenevoli istituzionali, l’aria fritta che ci raccontiamo in queste occasioni, per parlare un linguaggio di verità, raccontarci come stanno davvero le cose, dire alla politica che se non sta lì a risolvere i problemi, noi di questa politica non sappiamo che farcene, governo del cambiamento o no.

Il nuovo presidente di Federalimentar , Ivano Vacondio, sta ripetendo in tutte le salse che nel Paese c’è una pericolosa deriva anti-industriale, cioè ostile a chi fa impresa, che la politica pensa solo al consenso di breve periodo, senza progettare in grande, senza pensare a chi crea ricchezza e occupazione. L’export agroalimentare nel 2018 continuerà a crescere (+3,5%) ma i nostri competitor viaggiano a velocità doppia o tripla della nostra. I consumi sono stagnanti, traduzione: esportare diventa un imperativo categorico per tutto il nostro food. A maggior ragione per l’ortofrutta che continuiamo a produrre in quantità doppie o triple rispetto all’autoconsumo,  con scarso valore all’origine e redditività calante per le imprese. Continuiamo a giocare in difesa: abbiamo sventato un attacco al made in Italy con le etichette a semaforo in sede ONU ma non basta. Serve un piano strategico per il sistema agroalimentare italiano, come chiede con forza Confagricoltura. Inutile (e stucchevole) ripetersi il ritornello del primato delle eccellenze DOP e IGP se poi i prezzi umiliano queste ‘eccellenze’ e non riusciamo ad esportarle nei Paesi che ce le chiedono. C’è un problema complessivo di competitività delle imprese e del sistema che va affrontato solo con una grande azione di lobby verso la politica. Nelle pagine dell’ultimo numero del Corriere Ortofrutticolo troverete un ampio articolo del prof. Corrado Giacomini sulle strategie di Coldiretti, la più forte organizzazione sindacale agricola italiana che non vuole più fare solo il sindacato ma entrare direttamente in campo come forza economica. È un po’ una riedizione del ‘progetto Aquila’ di fine anni ’80 del secolo scorso all’epoca della presidenza di Arcangelo Lobianco, mai decollato per l’ostilità del mondo cooperativo ‘bianco’ e poi travolto dal crac Federconsorzi. Adesso la Coldiretti ci riprova, forte di una riconosciuta capacità di pressione sul mondo politico, di una martellante azione mediatica, della rivitalizzazione della sua ‘centrale’ cooperativa UE.coop (con la presidenza dell’ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo), di una straordinaria capacità di mezzi e di mobilitazione, di un grande hub industrial-finanziario quale Bonifiche Ferraresi. Un piede vero e proprio nel sistema ortofrutta Coldiretti non l’aveva mai messo, salvo limitarsi a vedere come il fumo negli occhi tutto il mondo delle OP, dell’OCM, dell’Interprofessione. Ma anche qui le cose stanno cambiando. L’annunciata collaborazione con una traballante UNAPROA, che invece di unirsi all’altra Unione Nazionale, Italia Ortofrutta, ha preferito consegnarsi a Coldiretti,  può cambiare le carte in tavola. Al Tavolo dell’Ortofrutta siederà anche Coldiretti-UNAPROA, una presenza importante. Può essere una scossa, diventare un valore aggiunto per un mondo che ha sempre avuto difficoltà a fare lobby, a rapportarsi e a ‘pesare’ sulla politica.

Lorenzo Frassoldati

direttore del Corriere Ortofrutticolo

l.frassoldati@alice.it

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