OPO VENETO, 2018 DA RECORD GRAZIE AD AGGREGAZIONE E INNOVAZIONE

Per il leader della produzione italiana di radicchio rosso, la OPO Veneto, il 2018 ha segnato un fatturato record, vicino ai 50 milioni di euro, grazie alle nuove aggregazioni e alla crescita del valore dei prodotti. OPO Veneto ha infatti creato forti sinergie con il settore della IV Gamma, ha allargato la sua base produttiva al Sud, in particolare alla Puglia, ha consolidato la presenza a Lusia raddoppiando i volumi conferiti nella piattaforma operativa nell’area.

La produzione totale – certamente non di solo radicchio si tratta – ha così raggiunto le 45 mila tonnellate grazie al lavoro di circa 400 soci aderenti direttamente o alle cooperative associate. Le produzioni certificate sono ormai numerose. Nell’ordine: asparago di Badoere IGP bianco, asparago di Badoere IGP verde, asparago bianco di Cimadolmo IGP, ciliegia di Marostica IGP, insalata di Lusia IGP cappuccia, insalata di Lusia IGP gentile, marroni del Monfenera IGP, radicchio rosso di Treviso IGP precoce, radicchio rosso di Treviso IGP tardivo, radicchio di Chioggia IGP, radicchio variegato di Castelfranco IGP. Inoltre la produzione è consolidata nei funghi coltivati e ulteriormente sviluppata nelle baby leaf.

Ma il radicchio, in tutte le sue declinazioni, resta il core-business di un Gruppo caratterizzato dalla ricerca costante della qualità, dall’attenzione alla biodiversità e al rispetto dell’ambiente, da una politica di marketing all’avanguardia, dalla valorizzazione del territorio passando dal sostegno al Consorzio di Tutela del Radicchio Rosso di Treviso IGP e Variegato di Castelfranco IGP e a quello del Radicchio di Chioggia IGP, che svolgono un ruolo prezioso nella comunicazione ma anche nel confronto sulle linee strategiche da seguire.

Di radicchio parliamo con il direttore generale di OPO Veneto, Francesco Arrigoni. “Oggi – spiega il direttore – ne produciamo circa 15 mila tonnellate di cui il 50% circa è radicchio tondo, ed il resto va suddiviso fra radicchio variegato, tardivo e lungo precoce”. OPO Veneto persegue l’innovazione. “Siamo molto impegnati su questo fronte – precisa Arrigoni -. In particolare lavoriamo sulla standardizzazione della qualità, sull’omogeneizzazione del prodotto in termini di presentazione e calibratura, sulla sua shelf life, sulla segmentazione dell’offerta. Ci siamo impegnati anche nella cura delle confezioni e abbiamo cominciato a utilizzare una confezione mono cespo con materiale biodegradabile andando incontro a quelli che sono i bisogni del consumatore”.

A una domanda sul ruolo dell’export, il direttore di OPO Veneto così risponde: “L’export del radicchio tondo, che è la varietà più importante da questo punto di vista, dipende molto dall’andamento climatico dei Paesi a cui è destinato. Un autunno come quello del 2018 ha ritardato l’export di oltre un mese. I Paesi destinatari sono un po’ tutti quelli nordeuropei. Ma dobbiamo tenere conto di un dato di fatto: in alcune aree il radicchio rosso ancora non è una verdura molto importante per cui i consumi sono limitati. Accanto al radicchio tondo, sta prendendo piede in alcuni mercati esteri anche il variegato e il tardivo soprattutto nella ristorazione e nei rivenditori altamente specializzati. Serve comunque informare i destinatari su come utilizzare il prodotto in cucina”.

(l’articolo completo sul numero di dicembre 2018 del Corriere Ortofrutticolo)

 

Nella foto, da sinistra: Adriano Daminato, Francesco Arrigoni e Mauro Brognera, rispettivamente presidente, direttore e vicepresidente OPO Veneto