MARCO E GUALTIERO RIVOIRA PROTAGONISTI DEL CORRIERE DI FEBBRAIO

Marco e Gualtiero Rivoira sono i Protagonisti del numero di febbraio del Corriere Ortofrutticolo. Nell’intervista di Antonio Felice i due imprenditori piemontesi raccontano da una parte la crescita esponenziale  e dall’altra le nuove sfide del gruppo cuneese, lanciato più che mai verso nuovi traguardi, dal comparto delle mele a quello del kiwi, fino al business dell’acqua e degli imballaggi biodegradabili e naturali che sostituiscono la plastica.

Qui sotto l’intervista, pubblicata nel numero che verrà distribuito tra l’altro a Fruit Logistica.

Da sinistra, Gualtiero e Marco Rivoira

Fuori una provincia periferica, tagliata fuori dalla grande viabilità, con il casello autostradale di Asti a 82 chilometri; dentro una realtà da Silicon Valley. Il magazzino di Falicetto di Verzuolo della Rivoira Giovanni e Figli SpA, con una capacità produttiva ‘spaventosa’, qualcosa come 35 e più tonnellate l’ora e 60 mila tonnellate l’anno, ha pochi eguali al mondo per le tecnologie adottate nella lavorazione dell’ortofrutta. E non è l’unica sorpresa che si incontra in questo angolo di Piemonte di antica tradizione ortofrutticola. I Rivoira non perdono un colpo: tre generazioni, tre storie di crescita e di successi, sostenuti dalla tenacia dei piemontesi ma soprattutto da uno straordinario spirito di iniziativa. Dal nonno Giovanni, il fondatore, ai figli Michelangelo, 77 anni, e Pietro, 76, ai nipoti Marco, figlio di Pietro, e Gualtiero, figlio di Michelangelo, i Rivoira hanno sempre fatto crescere l’azienda e articolato il loro business avendo come riferimento l’innovazione e come scenario il mondo. Va detto anche che non ci tengono a farlo sapere.
I cugini Marco, 45 anni, e Gualtiero Rivoira, 50, forti dell’esempio che hanno ricevuto e del confronto continuo con i genitori, hanno dato una spinta notevole al Gruppo Rivoira, attenti al core-business ma anche a sviluppi in nuovi settori di attività e, particolare non secondario, hanno una visione comune, vanno d’accordo.
Li abbiamo incontrati nello straordinario impianto di Falicetto, che abbiamo visitato rimanendo davvero sorpresi, in particolare nell’osservare il lavoro dei carrelli automatici in radio frequenza del grande magazzino di pre-calibratura dove tutto si svolge automaticamente con due soli tecnici alla plancia elettronica di controllo, ma anche nell’osservare la precisione in cui tutte le fasi si svolgono con l’obiettivo di dare un prodotto e un servizio di qualità nei tempi più rapidi possibili.


Abbiamo scoperto l’acqua calda? No, perché qui c’è tutto un fermento di creatività e ci sono delle piccole cose da scoprire che poi sono le più grandi. Cominciamo da queste ultime.
“Lo sviluppo importante dell’attività del nostro Gruppo – raccontano Marco e Gualtiero Rivoria – si è avuto a partire dagli Anni Ottanta. Il nonno diceva ai nostri genitori: fate come volete e loro lo hanno fatto. Noi cugini abbiamo un legame forte, anche nella vita privata, e ciò ci ha permesso di lottare, partendo dalla gavetta, proprio dal lavoro di magazzino, e alla fine di sviluppare ulteriormente l’azienda. Abbiamo dovuto dimostrare che eravamo all’altezza e potevamo farcela. Così è stato. La Rivoira è triplicata”.

In che modo?
“Abbiamo ampliato la rete di vendita. Vendiamo ovunque, in ogni angolo del mondo. In 18 anni, quindi dall’inizio degli Anni Duemila, siamo passati da 2.000 a 6.000 vagoni di mele. Ciò è stato possibile ampliando la produzione, puntando sulle varietà classiche prima e sul rinnovamento varietale poi. Abbiamo acquistato diritti varietali per fare prodotti esclusivi, da premium price. Contiamo su 10 varietà di mele, in 5 anni intendiamo avere l’80% del prodotto in esclusiva, lasciando ad altri le varietà classiche”.

Il vostro fiore all’occhiello, se parliamo di mele, è l’Ambrosia…
“Abbiamo scoperto questa varietà di origine canadese nei primissimi Anni Duemila, l’abbiamo prodotta dal 2006 e commercializzata dal 2008. In Canada avevamo avviato una partnership, ottenendo in esclusiva i diritti per l’Europa e il Nordafrica, e per dare vita insieme a una storia importante. Oggi Ambrosia è un prodotto conosciuto in tutta Europa, è il primo Club europeo per le mele sub-acide. Non è stato facile, Ambrosia non è una varietà facile, c’è voluto tempo. Oggi rappresenta il 35% del nostro giro d’affari nel settore mele, conta su 400 ettari in Piemonte e su 200 in Val Venosta”.

E avete nuovi progetti nelle mele. Di alcuni si è parlato molto, mi riferisco alle varietà brasiliane.
“Innanzitutto stiamo sviluppando in Europa con Clementi e Sanifrutta la Crimson Snow, che si raccoglie tardiva come Pink Lady, regge bene la frigoconservazione ed è valida anche d’estate. Siamo con NovaMela nel progetto Kissabel per lo sviluppo delle mele a polpa rossa. Siamo in rete con altri produttori europei per le mele snack. Ma certamente è il progetto brasiliano, lanciato fuori dai Club, quello più innovativo tra quelli in cui ci stiamo impegnando”.

Un progetto che esce dagli schemi, che vuole aprire una pagina nuova nel mercato delle mele.
“Sì, guarda al gusto, alla polpa, indipendentemente dalla varietà. Il mercato si può dividere in tre grandi ambiti per ciò che veramente conta, il gusto. Abbiamo mele acide come Granny, mele bilanciate come Kanzi, mele sub-acide, che sono la nostra scelta, che sono qualcosa come il 50% di quello che la gente vuole comperare. Abbiamo acquistato i diritti per tutto il mondo di tre varietà brasiliane con le medesime caratteristiche: extra-sweet con polpa light, croccante, succosa, rinfrescante. Sviluppiamo il progetto e il brand con tutti i nostri partner e abbiamo incassato le prime manifestazioni di concreto interesse. Le varietà si distinguono per epoca di raccolta, e questo è un vantaggio per il produttore, che può decidere quando produrre. Siamo partiti individuando una prima varietà, che ci ha coinvolto perché molto affine ad Ambrosia ma più facile a livello produttivo e con una colorazione più importante. Poi abbiamo individuato le due varietà sorelle”.

Cambiamo registro. Un gruppo impegnato sul mercato globale delle mele quali caratteristiche deve avere?
“Deve essere duttile. I mercati cambiano ogni anno. Siamo ormai storicamente forti in Europa e Medio Oriente. Ma non basta. Tre anni fa siamo entrati per la prima volta in Brasile con 600 container. Guardiamo al Far East, non trascuriamo l’India nonostante sia un mercato particolare. Ma soprattutto abbiamo bisogno della Cina. Le mele che i cinesi producono non basteranno. Dobbiamo esserci”.

Non si può trascurare che il vostro Gruppo ha una forte tradizione anche nel kiwi, con Kiwi Uno. Come vi state muovendo in questo mercato?
“Da 25 anni siamo presenti in Australia dove il marchio Kiwi Uno è il più conosciuto. Siamo globali, presenti dal Canada alla Nuova Zelanda, passando dal Brasile e dal Far East. Qualcosa facciamo anche in Cina. In Cile avevamo una importante presenza produttiva, ma abbiamo diversificato. Oggi in Cile il Gruppo produce energia idroelettrica attraverso 5 centrali di nuova generazione con partner piemontesi. Tornando al kiwi, dei 400 ettari di nostra produzione agricola diretta totale in varie regioni italiane, 100 sono dedicati al kiwi a Cisterna di Latina. E’ l’ultima nata tra le nostre aziende agricole e possiamo dire con orgoglio che se non è la più bella e tra le più belle del Lazio. Il kiwi ha risentito della PSA, Grecia e Iran ci fanno concorrenza, tuttavia è un prodotto interessante e importante per noi”.

Producete anche altra frutta, ma in che percentuali?
“Le mele rappresentano circa il 65% del nostro giro d’affari nella frutta, il kiwi il 20, le pesche e nettarine il 10, le susine il rimanente 5% circa”.

La copertina di Febbraio del Corriere Ortofrutticolo

Dunque, forse è il momento di precisare come si articola oggi il vostro Gruppo, in particolare per l’ortofrutta e la sua filiera. Avete una società capogruppo, una holding?
“No, ogni società è autonoma e deve gestire il suo business con attenzione ai suoi risultati. Abbiamo la Rivoira SpA e la Kiwi Uno SpA. Siamo al 50% nella RK Growers di Genova insieme ai soci Carlo Lingua e Paolo Carissimo e nella RK Service, la nostra Srl che si occupa di logistica. Il significato della presenza in RK Growers non è irrilevante e riguarda due attività: da una parte sviluppiamo un progetto sull’uva da tavola, varietà Arra, su ben 500 ettari con la società Avi, dall’altra RK Growers fornisce il completamento di gamma al Gruppo per tutti i prodotti di completamento della nostra offerta internazionale. Aggiungiamo che con RK Growers siamo entrati con il 25% nel progetto internazionale Berry Way per lo sviluppo nei piccoli frutti”.

Ma c’è di più. Siete nel business dell’acqua e, ciò che ci interessa più da vicino, in quello degli imballaggi biodegradabili e naturali che sostituiscono la plastica.
“Sì. Nel 2010, con amici, abbiamo lanciato Acqua Eva che è diventato il settimo-ottavo marchio tra le acque minerali italiane. La sorgente è sotto il Monviso; è l’acqua più alta d’Europa e con meno sodio al mondo. A Paesana abbiamo costruito uno degli stabilimenti più belli ed efficienti d’Europa. Il 20% di Acqua Eva va all’estero, raggiunge persino la Cina. E’ stato occupandoci di acqua che abbiamo prestato attenzione agli imballaggi cogliendo la necessità di innovare perché la plastica sta diventando un grande problema globale. Abbiamo così scoperto l’attività di Bio-on nel campo dei nuovi materiali eco-sostenibili per gli imballaggi. E con questa società, quotata all’AIM di Borsa Italiana, abbiamo stretto un accordo entrando con il 50% in Zeropack SpA, fondata dalla stessa Bio-on allo scopo di realizzare pellicole, cassette, piccoli e grandi contenitori, supporti per frutta ed etichette completamente naturali basati su bioplastica, naturale e biodegradabile al 100%, prodotta da scarti vegetali che contengono zucchero, compresi dunque anche gli scarti di frutta e verdura. Zeropack ha acquisito da Bio-on una licenza esclusiva per lo sfruttamento della tecnologia per 10 milioni di euro. La tecnologia si basa sulle ricerche che Bio-on conduce da quattro anni nei laboratori in Italia e USA e contribuirà a limitare la nuova emergenza ambientale costituita dall’enorme quantità di rifiuti plastici. Insomma, siamo entrati nel packaging del futuro”.
Ecco la terza generazione dei Rivoira, che azzera e supera con forza, intraprendenza e creatività, l’handicap delle stradacce e stradine della Provincia Granda che li separa dalla grande viabilità.

Antonio Felice