A BERLINO DIBATTITO SULLE OP: “L’AGGREGAZIONE VIAGGIA A DUE VELOCITÀ”

Prosegue a macchia di leopardo il processo aggregativo delle Op ortofrutticole italiane mentre il dibattito per la Pac, incentrato sull’integrazione produttiva, va avanti.

È più spinto in alcune regioni come l’Emilia- Romagna che ha una tradizione consolidata di cooperativismo. Più lento nelle regioni del Sud come, ad esempio, la Sicilia o la Campania dove da anni è stabile ad un fatturato di 530 milioni di euro.

Secondo i dati di Italia Ortofrutta Unione Nazionale, la crescita su scala nazionale c’è ma va a rilento. Si parla di una media anno su anno del +5% (circa 170 milioni di euro di fatturato in più). Tuttavia nel lungo periodo, dal 2002 al 2017, il salto è stato dell’85% passando da un fatturato della produzione commercializzata aggregata da 3,3 miliardi a 6,3 miliardi di euro.

Questi dati emersi nel corso del workshop “Le Op nella Pac 2020… ortofrutta e non solo…” che si è tenuto presso l’Italian Fruit Village a Fruit Logistica di Berlino.

L’incontro ha affrontato il tema centrale del quadro della negoziazione della Pac 2020 che si focalizza sul ruolo delle aggregazioni e che punta ad esportare questo tipo di modelli produttivi anche a settori diversi da quello ortofrutticolo.

Su questo punto è intervenuto Felice Assenza, della direzione politiche internazionali e Ue del Mipaaft, per fare il punto della situazione sullo svolgimento dei negoziati in questa fase di passaggio di staffetta tra la presidenza Austriaca e quella rumena, alla vigilia del rinnovo della legislatura a Bruxelles.

C’è sempre un braccio di ferro tra i Paesi del Sud Europa e quelli del Nord che, in una prima fase avevano fatto pressing sulle Ocm (che ora si chiamano misure di intervento settoriale) chiedendo di lasciare tutti i pagamenti disaccoppiati. Una proposta che però non ha avuto seguito grazie al fronte comune di Italia, Francia e Spagna.

“Se guardiamo il quadro finanziario dell’ortofrutta – ha spiegato Assenza – il taglio c’è, effettivamente, ma arriva al 3,5% in meno, a prezzi correnti. Ci sono settori, come ad esempio quello dello sviluppo rurale, che hanno subito dei tagli più significativi. Si sta ragionando sulla possibilità di allargare il modello Ocm ortofrutta ad altri settori, come già è stato fatto per il settore olivicolo, anche attraverso incontri con la regione Emilia-Romagna, per permettere il finanziamento tramite pagamenti diretti o altre soluzioni. Le misure Ocm saranno costruite come quella dell’ortofrutta che ha dimostrato di essere uno strumento virtuoso”.

Secondo i dati di Italia Ortofrutta Unione Nazionale, l’Italia è al primo posto in Europa per la capacità di usare le risorse Ocm pari a circa 250 milioni di euro l’anno. “Questo significa – ha precisato Vincenzo Falconi, direttore di Italia Ortofrutta – che il sistema che sta dietro l’Ocm funziona. Nel 2019 abbiamo superato le 300 Op contro le 585 del colosso spagnolo che è notoriamente maggiormente aggregato. Nonostante ciò, i cugini iberici sono allo 0,11% della funzione aggregata mentre l’Italia è allo 0,17%, il che significa che, in questo senso, siamo un po’ più aggregati di loro”.

Per quanto riguarda la Pac, la discussione a Bruxelles ha esaurito la fase tecnica preliminare e il dibattito adesso si sposta sul piano politico che dovrà rispettare i tempi del passaggio di staffetta in Parlamento.

“La presidenza austriaca – continia Assenza – ha chiuso il suo mandato presentando al successore una fotografia della situazione. Uno degli strumenti forti della Pac di cui si discute è proprio il piano strategico nazionale che però è sottoposto a stringenti scadenze da rispettare per potere andare avanti su questa strada”.

La prima è il 15 febbraio quando si dovranno fornire i dati qualitativi e quantitativi del comparto. “Non si tratta di una performance banale – precisa Assenza – perché potrebbe anche comportare una rettifica finanziaria una volta che i dati saranno inviati a Bruxelles. Bisogna fare capire al commissario Ue che il piano strategico nazionale è un contenitore importante ma, allo stesso tempo va snellito, reso più adattabile e semplificato. In questo bisogna capire come coniugare il piano strategico con la partecipazione delle regioni che non può essere passiva, nel rispetto quindi della visione regionale anche perché c’è una fortissima difficoltà, anche sul piano giuridico legato alle specifiche competenze di questi enti, ad avere una Pac che non sia declinata su un piano regionale”.

Sul fronte del catasto frutticolo (escluso espressamente quello orticolo per difficoltà oggettiva) Assenza si sbilancia e, a fronte della componente produttiva aggregata che arriva al 40% dichiara: “In realtà abbiamo dei dati per iniziare a pianificare e ci sono dei punti su cui gettare i primi pilastri operativi. Dopo l’aggregazione, occorrerà arrivare ad una suddivisione di specie e varietà. Abbiamo anche un fondo per pagare le spese di trasformazione”.

Mariangela Latella

Berlino