FRAGOLE, LA CAMPANIA CERCA ALTERNATIVE ALLA CULTIVAR SABRINA CON IL PROGETTO INNOFRAGRANS

La Campania dice addio alla fragola Sabrina, la varietà tipicamente coltivata in questi territori, con il progetto InnoFragrans. Una cordata di partner (Consorzio Jonico Ortofrutticoltori; Societa’ Agricola Gio’; Consorzio Italiano Vivaisti; L’Officina GBS e l’università di Salerno) si sono messi insieme con gli obiettivi, fra gli altri, di individuare nuove varietà adattate alle caratteristiche pedoclimatiche campane e nuove tecniche sostenibili sia di coltivazione che di sanificazione del terreno.

Ce lo rivela Antonio Costantino, presidente di Confagricoltura Salerno, che abbiamo intercettato a Fruit Logistica nel padiglione dell’Italian Fruit Village.

“Il progetto – ci spiega – che è ancora in fase di impostazione, è partito grazie ai finanziamenti del Psr della regione Campania, misura 16.1, per un importo di 48mila euro. Successivamente sarà presentata la domanda per partecipare ai bandi della misura 16.2 sull’innovazione e in tal caso gli stanziamenti potranno arrivare anche fino a 500mila euro per progetto”.

Tutto nasce dalla progressiva perdita di areali coltivati a fragole in questa regione che, oggi, non superano i mille ettari anche per via della progressiva perdita di mercato di questo prodotto che accusa rese produttive insufficienti e una continua erosione di sostenibilità economica.

“Oltre ad una migliore produttività delle piante – ci ha spiegato Costantino –, nelle nuove varietà cerchiamo anche determinati requisiti di croccantezza e dolcezza. Il calibro rimarrebbe sullo sfondo anche se comunque si parla di calibri medi”.

I test sono appena iniziati con i primi trapianti pilota a cavallo tra il 2018 e il 2019. Ci vorranno almeno due anni per arrivare a individuare la varietà che garantisca una resa produttiva superiore almeno del 20% rispetto alla Sabrina.

“Oggi i margini si fanno con i volumi – continua Costantino -. Serve arrivare a produrre almeno 300 quintali per ettaro e, negli ultimi anni con la Sabrina abbiamo qualche difficoltà vuoi per le condizioni climatiche, vuoi perché in alcuni periodi come maggio, devi proprio interrompere la raccolta perché la pianta non reggerebbe al trattamento. La cosa importante, inoltre, è che quelle che svilupperemo saranno varietà tutte italiane che ci sottrarrebbero dal giogo delle royalties che per la fragola del Sud Italia, fino ad oggi, sono state pagate soprattutto alle sementiere spagnole. Se ci muoviamo per tempo potremmo sperare, tra due o tre anni, di riprendere a fare fragole. L’alternativa è la scomparsa della fragolicoltura campana. Non sappiamo se arriveremo a creare un marchio apposito, è ancora troppo presto per parlarne”.

Mariangela Latella