IL POMODORO TRASFORMATO ITALIANO VUOLE SFONDARE IN ASIA

Chiude il 2018 con un fatturato di export di 1,6 miliardi di euro e si prepara a dare via a due mega attività di promozione negli Usa e in Asia del valore di tre milioni ciascuna sovvenzionate dal regolamento Ue 1140/2014 sulla promozione dei prodotti agricoli europei.

Il pomodoro da industria italiano comincia a scaldare i muscoli per il cambio di pelle imposto dalla progressiva erosione dei consumi interni di ‘pappa col pomodoro’ e punta ad accrescere la propria quota di export sui principali mercati terzi che stanno dimostrando ottime performance. Solo negli Usa, ad esempio, l’export tra il 2017 e il 2018 delle passate e dei pelati, è cresciuto del 10%.

“C’è esigenza di lavorare sul prodotto italiano – ci spiega Giovanni de Angelis (nella foto), direttore generale di Anicav, che abbiamo intercettato nel padiglione dell’Italian Fruit Village a Fruit Logistica – sicché con questi programmi di finanziamento, nel triennio 2019-2021, realizzeremo una serie di iniziative sui Paesi target, come la partecipazione ai principali eventi fieristici In Usa, la promozione attraverso il canale Horeca per quelli ancora da penetrare come Cina e Corea del Sud. Negli Usa, poi, la festa della pizza è un evento che sta assumendo un rilievo fondamentale”.

L’attività di marketing nei mercati asiatici interesserà anche in Giappone che però è ormai un mercato consolidato per il pomodoro in barattolo nostrano, mentre è una sfida ricca di potenzialità quella rappresentata dalla piazza sudcoreana e dalla Cina, in particolare Pechino e Shanghai, dove saranno effettuati interventi nei ristoranti per introdurre ai consumatori questo prodotto e prepararli al suo utilizzo.

“Tra le ipotesi al tavolo – continua De Angelis – c’è anche la possibilità di creare un marchio da registrare che metta al centro del messaggio che si tratta di pomodoro 100% italiano. Potrebbe essere sperimentato negli Usa dove abbiamo un problema di Italian sounding che andiamo ad affrontare anche con queste azioni promozionali”.

Le iniziative puntano a rendere stabile la redditività attraverso un giusto posizionamento sui mercati anche avvantaggiandosi con i tempi di programmazione della gdo statunitense che, ad esempio, a differenza di quella italiana, viaggia su tempistiche più estese.

“Il problema della volatilità dei prezzi di questo prodotto – conclude De Angelis – è che ha una stagionalità molto bassa per cui in 60 giorni si devono trasformare i pomodori provenienti dai 70mila ettari italiani del comparto per creare il prodotto che sarà venduto nei successivi 14 mesi. Il 60% sarà esportato e il 40% rimarrà in Italia. Ma il trend è quello di ampliare la quota di export anche perché i consumi interni stanno progressivamente diminuendo. È un passaggio consequenziale”.

Mariangela Latella