TAVOLO AGRUMICOLO, SPAGNA E ITALIA VIAGGIANO A DUE VELOCITÀ

I tavoli agrumicoli di Spagna e Italia vanno a due velocità. Mentre Madrid viaggia a mille, nel Belpaese si è appena ingranata la prima.

È di ieri la convocazione del tavolo ministeriale agrumicolo in Spagna, nel corso del quale il ministro Planas ha messo in campo ben 14 misure per affrontare la crisi del settore (che produce circa 7 milioni di tonnellate ogni anno) sia per quanto riguarda gli aspetti contingenti del mercato che la crisi strutturale del comparto.

Per contro in Italia, secondo produttore europeo, il nostro tavolo agrumicolo inaugurato all’inizio dell’anno scorso, dopo l’ennesima stagione di ‘bassa’, ha appena prodotto il fondo agrumicolo di 10 milioni di euro (una goccia nel mare dei miliardi persi dal comparto che oggi trova più conveniente espiantare che andare avanti a produrre) mentre è arrivato ieri il ddl emergenze in agricoltura che prevede anche il punto agrumi legato alle problematiche da maltempo dello scorso autunno (leggi news).

“Il fondo agrumicolo è certamente un passo importante – ci spiega Gerardo Diana, responsabile settore agrumicolo di Confagricoltura – che accogliamo con favore ma, nel confronto con la Spagna, non possiamo negare che il nostro lavoro vada a rilento. Un paio di mesi fa, ad esempio, il settore agrumicolo spagnolo ci ha contattati per sviluppare un lavoro congiunto contro il greening che è una patologia che in Italia non c’è ancora ma è praticamente dietro la porta. L’idea era di fare un documento congiunto sui controlli alla merce che arriva. Ma il discorso non è ancora andato avanti”.

Gerardo Diana

In Spagna – oltre alla misura delle 50mila tonnellate di agrumi ammesse al ritiro e che, in base alle risultanze del tavolo agrumicolo, potrebbero incrementare – si parla di finanziamenti alla ricerca varietale, garanzie al credito agrario per 40 milioni, restrizioni e riconversioni di nuovi impianti per controllare l’offerta, agevolazioni fiscali relativamente all’indice di rendimento netto per l’esercizio 2018, osservatorio del mercato, incentivi alle interprofessioni, pressing sull’Ue per la reciprocità negli accordi commerciali e implementazione del controllo sulla qualità dei prodotti importati dai fornitori extra-Ue.

In Italia, l’unico risultato prodotto dal tavolo agrumicolo nazionale è stato lo stanziamento, a fine febbraio, del fondo agrumicolo da 10 milioni di euro spalmati tra 2019 e 2020 (60 e 40%) e destinati al ricambio varietale anti-Tristeza e mal secco (8 milioni di euro); promozione (1,5 milioni di euro); sostegno a Dop e Igp (500mila euro).

“Quello che chiediamo al governo – conclude Diana – è che si riprenda il discorso del piano nazionale agrumi lanciato dall’ex ministro Martina e mai più ripreso. Occorre ridisegnare, senza indugio il settore agrumicolo, capire quali sono le nuove varietà interessanti per il mercato, trovare nuovi canali per l’export come Svezia e Norvegia, recuperare le quote perse soprattutto in Germania, Francia, Svizzera e Inghilterra. Serve, infine, un programma definito con chiarezza perché se dobbiamo ripiantare bisogna anche tenere presente che ci saranno 5 anni non produttivi in cui gli agricoltori dovranno potere comunque respirare, ad esempio con interventi sul Psr, incentivazioni al sistema bancario, semplificazioni burocratiche o anche alleggerimenti della pressione dai mutui”.

Mariangela Latella