PERA, UNA CRISI CHE ARRIVA DA LONTANO, UN PROBLEMA DI AGGREGAZIONE MA NON SOLO

C’è una forte preoccupazione sul futuro della pera, come testimoniano gli interventi sul “Corriere Ortofrutticolo” delle organizzazioni professionali agricole, dei rappresentanti del commercio all’ingrosso e anche del presidente di “Interprofessione Pera” , l’organizzazione interprofessionale (OI) nata nel 2012 per rilanciare il comparto in Emilia e Romagna, la Regione dove si concentra il 65% della produzione italiana.

La storia delle crisi di mercato della pera è lunga e ha assorbito anche tanti soldi pubblici. Molti ricorderanno che nel 1998 era stata riconosciuta l’indicazione geografica protetta (igp) alla “Pera dell’Emilia-Romagna” , nel 2002 era nato anche il “Consorzio di tutela e valorizzazione” di questa igp, e per qualche anno sulla radio nazionale venivano ripetuti messaggi pubblicitari della “Pera dell’Emilia Romagna igp” e della “Pesca e Nettarina di Romagna”. Sono due marchi che non hanno mai avuto successo, perché la GDO non poteva essere interessata a un prodotto a marchio regionale con una presenza ridotta temporalmente sugli scaffali e per di più con una offerta molto frazionata. In un precedente articolo (L’informatore Agrario 6/2017) ricordavo che in base a dati del CSO le vendite di pere Igp erano passate da circa 2.700 tons a circa 1.400 tons tra il 2004 e il 2010, una quantità irrisoria rispetto a una produzione di 500.000 tons nella regione. Sempre nell’articolo, non avendo dati più recenti, auspicavo che le vendite aumentassero, ma temo che il mio sia rimasto un auspicio, se nel 2012 si è sentita la necessità di creare una OI per rilanciare il comparto, diventata operativa dal 2014, ma solo dopo sei mesi in un Convegno al CSO (Fresh Point Magazine, 2014) secondo molti  operatori era già in alto mare.

Nel Corriere Ortofrutticolo del 25 gennaio scorso, il presidente dell’OI, Gianni Amidei, denuncia non solo lo stato di crisi congiunturale del comparto ma, a suo avviso, anche una crisi strutturale, se la contrazione della produzione non riesce nemmeno a stimolare il prezzo pur anticipando la riduzione della domanda per i continui estirpi. Amidei individua le cause della crisi soprattutto nella “…troppa disaggregazione e la conseguente eccessiva concorrenza nell’ambito del mondo produttivo stesso”. Insomma, Amidei nel suo intervento riconosce il fallimento dell’Organizzazione Interprofessionale, nata appunto per organizzare i rapporti di filiera, ma se Amidei dice che la causa della crisi é “la troppa disaggregazione” vuol dire che di fatto la filiera rappresentata nell’OI è insufficiente e incapace di organizzare l’offerta.

Corrado Giacomini

economista agrario

(L’articolo completo del prof. Giacomini sul Corriere Ortofrutticolo 3/19)