‘REPORT’ E IL CATASTO DELLA FRUTTA: UN CHIARO ESEMPIO DI CATTIVA INFORMAZIONE

Lunedì 8 aprile è andato in onda su Rai 3 il servizio dedicato da Report, la trasmissione d’inchiesta condotta da Sigfrido Ranucci, al Catasto della Frutta (leggi news). E’ stato un chiaro esempio di un giornalismo non sufficientemente documentato, che non sa bene di che parla; un giornalismo d’inchiesta a tutti i costi, che non rinuncia a se stesso e a gettare discredito anche quando rischia di sbagliare bersaglio. Un vecchio giornalista diceva che il buon giornalista non è quello che scrive quello che sa ma quello che sa quello che scrive. Guardando Report la frase mi è tornata alla mente, ma prima di scriverci ho aspettato di confrontarmi e ascoltare operatori, organismi di settore e la persona che ha voluto introdurre uno stanziamento di 5 milioni di euro, ripartito tra il 2019 e il 2020, a favore del Catasto della Frutta, il sottosegretario dell’Agricoltura Alessandra Pesce.

Cosa ha detto Report? Che basterebbe una circolare nelle Regioni che non aggregano i dati e due righe da aggiungere ai moduli del Quaderno di Campagna e il Catasto Nazionale, con “uno sforzo minimo” sarebbe fatto a costo zero per lo Stato e dunque senza “mettere mano alle tasche dei cittadini”. Roberto Orlandi, presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici, ha detto che “in Emilia Romagna il Catasto è già fatto”, che “ci sono altre regioni, come il Piemonte, la Toscana e il Veneto che fanno altrettanto” e che basterebbe “banalmente chiedere alle altre regioni” di mettersi in regola.

E che cosa ha aggiunto Report? Il sospetto di manovre sotterranee per far arrivare a qualcuno 5 milioni di euro. Uno dei pochi produttori intervistati, in una sola regione, l’Emilia Romagna, ha dichiarato: “Sono dati già esistenti. Tutti gli agricoltori dovrebbero avere il Quaderno di Campagna. Mi verrebbe da dire che quasi quasi si è voluto favorire qualcuno…”.

Insomma, è andata in onda un’ortofrutta dei veleni basata su che cosa? Poco più che sul niente.

Ora la situazione del settore in Italia la conoscono bene tutti coloro che, a differenza di Report, se ne occupano costantemente. Tutti i vertici degli organismi di settore si stanno battendo per attuare finalmente una strategia nazionale né più né meno di quella che stanno facendo da tempo francesi e spagnoli, che ci danno la birra in termini di aggregazione e presenza sui mercati internazionali. Per recuperare il tempo perduto si sta costituendo il Tavolo Ortofrutticolo Nazionale che, nelle sue prime riunioni, ha indicato tra le priorità assolute la costituzione di un Catasto della Frutta; un’indicazione unanime, fondata sulla necessità di avere a disposizione dati aggiornati costantemente, gestiti ed elaborati in modo appropriato a sostegno di una più attenta programmazione colturale a livello nazionale.

Orlandi ha detto a Report che “in Emilia Romagna il Catasto è già fatto” ma proprio l’assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, Simona Caselli, che tra l’altro è la presidente di un’Associazione riconosciuta da Bruxelles come quella delle Regioni Ortofrutticole d’Europa, è una sostenitrice convinta del Catasto Nazionale. Nella trasmissione è emerso che le aziende inserite nel movimento delle cooperative sono in regola nella rilevazione dei dati: sarà, ma proprio il responsabile nazionale del settore ortofrutta di Alleanza delle Cooperative italiane, Davide Vernocchi, è un altro convinto sostenitore del Catasto. Dopo la trasmissione ha ribadito: “Di sicuro alle nostre cooperative il catasto serve, oggi più che mai. Abbiamo tutti bisogno di dati attendibili che ci consentano di comprendere come evolvono le superfici per le specie e le varietà, al fine di indirizzare le scelte dei soci produttori, ma anche gli investimenti all’interno delle strutture e le politiche dedicate ai singoli prodotti”.

Alle recente assemblea romana di Fruitimprese, il presidente Marco Salvi ha riconosciuto che finalmente qualcosa si muove a favore del settore sottolineando “le risorse impiegate per la realizzazione del Catasto Frutticolo e per il Fondo agrumicolo, atti concreti che abbiamo particolarmente apprezzato e che contribuiremo a sostenere e realizzare”.

Alessandra Pesce così si esprime sui contenuti della trasmissione: “Alle polemiche si risponde con i fatti. Se ci sono dei retro-pensieri non sono certo i miei, io non li ho. Il Catasto è una richiesta del settore e ad essa abbiamo dato una risposta”.

Dunque tre agricoltori e un agrotecnico potranno esprimere un’opinione ma non certo sufficiente per arrivare a un conclusione se non superficiale ed errata. Il Catasto Nazionale della Frutta non è una somma di dati statistici che pure non sono a disposizione, visto che in Italia solo quattro Regioni su 20 sarebbero in regola con la raccolta dei dati e la maggiore produzione, contrariamente a quanto indicato da Report,  si trova nel Sud (Sicilia, Puglia e Campania in testa), dove i dati a disposizione non ci sono. Non è un dunque un gioco da ragazzi, come invece si evince ascoltando il servizio di Report, completare i dati e tenerli aggiornati, tutt’altro. Ma il Catasto ha la funzione richiesta dal settore solo se c’è qualcuno che se ne fa carico davvero con competenza, che interpreta i dati, li aggiorna di continuo e li rende fruibili in modo chiaro al settore e ai singoli operatori, estrapolando ciò che più è utile. Per fare questo i soldi servono, eccome.

Poi è andato in onda anche di peggio: un attacco vergognoso al presidente di CSO Italy Paolo Bruni, di cui è stato ricordato il patteggiamento del 2012 per una causa intentata contro di lui per alcune spese sostenute quando era presidente di Confcooperative, un episodio che nel settore tutti conoscono, ma tutt’altro che sufficiente per definirlo “cavaliere decaduto” e dipingerlo come colui che sarebbe pronto a incassare, per fini poco chiari, i 5 milioni di euro stanziati dal governo a favore del Catasto Nazionale della Frutta.

In quale film? Verrebbe quasi da dire: su mandato di chi si fanno insinuazioni così pesanti?

Nel consiglio di CSO Italy siedono i rappresentati principali del settore ortofrutticolo italiano. Questo consiglio ha appena confermato per meriti, per quanto fatto a favore del settore e per le iniziative in cantiere, Paolo Bruni a presidente del Centro Servizi, dove la sua gestione è stata fin qui cristallina e di più, generosa.

Per cui ci chiediamo: a cosa serve seminare tanta zizzania e gettarla in pasto a un pubblico che sa poco o nulla? Cui prodest? Certamente non al settore ortofrutticolo italiano.

Antonio Felice

direttore editoriale del Corriere Ortofrutticolo