CONSUMI NELL’UE CONDIZIONATI DAGLI ALTI LIVELLI DI POVERTA’

Va tenuto presente un fenomeno socio-economico generale quando si parla di consumi di ortofrutta: la fascia crescente di popolazione europea poco abbiente. Quasi un europeo su 4 è in povertà o a rischio povertà ed esclusione sociale. I numeri impietosi sono di Eurostat e si riferiscono al 2017.

I parametri considerati sono essenzialmente tre: scarso reddito (al netto di deduzioni o integrazioni di welfare), forte deprivazione materiale e l’essere parte di famiglie messe alla prova da disoccupazione e sotto-occupazione.

Erano 112,9 milioni gli europei in povertà o a rischio povertà nel 2017, un numero enorme che, malgrado il calo registrato rispetto agli anni difficili della crisi (si era arrivati al 25%), mal si concilia con quella riduzione di ben 20 milioni di unità che la Commissione si era prefissata per la fine del decennio. E le percentuali diventano vertiginose in Paesi come Bulgaria (38,9%), Romania  (35,7%) e Grecia (34,8%). Ma anche il nostro Paese, con un tasso di persone povere o a rischio povertà ed esclusione sociale del 28,9% è uno dei più critici dell’intera area UE. Analizzando le categorie più a rischio inoltre, risulta evidente che le misure di welfare che hanno accompagnato il continente negli ultimi decenni, necessitano di aggiornamenti e risorse aggiuntive. Sono le donne, con una percentuale del 23,3% (confrontato al 21,6% degli uomini), il genere più esposto al rischio povertà.  Analogamente sono i più giovani con un tasso del 24,9% rispetto a quello del 18,2% degli ultra 65enni a essere in evidente disagio. E spesso nemmeno l’istruzione è un fattore di esclusione: nella UE il 10,9% inoltre delle persone con in mano una laurea è ugualmente a rischio povertà, una percentuale che in Grecia sale addirittura al 19,7% e in Italia si attesta sul 14,5%.

Questa complessa realtà aiuta a capire il quadro della distribuzione (il boom dei discount e degli hard discount) e dei consumi di ortofrutta che non decollano.