CAMPIDANESE SPINGE PER UNA AOP IN SARDEGNA

Allo studio la prima AOP sarda. Un’iniziativa che ruota intorno all’accordo di base, ancora in fase embrionale, tra l’OP Campidanese e la cooperativa Villacidresi e punta a coinvolgere molte piccole aziende agricole dell’isola e altre della Penisola con l’obiettivo di arrivare a formalizzare l’aggregazione nel 2020.

“È un passaggio obbligato per essere veramente strategici sul mercato globalizzato – spiega Salvatore Lotta di OP Campidanese -. Non solo per acquistare maggiore peso contrattuale nei confronti della GDO ma anche per aggredire i mercati esteri in maniera organizzata e potere accedere a finanziamenti europei specifici per questo tipo di realtà produttive”.

Il perno del processo aggregativo sarà la Campidanese anche perché, con il suo fatturato annuo di 25 milioni di euro è l’azienda commercialmente più potente nel panorama dell’ortofrutta sarda. La cooperativa Villacidresi porterà in dote il suo giro d’affari di sei milioni di euro l’anno ed un’alta specializzazione nella produzione agrumicola ma l’obiettivo è di arrivare a diversificare il paniere con ogni tipo di produzione ortofrutticola di eccellenza italiana inclusa la IV Gamma.

Parola d’ordine dell’accordo aggregativo è ‘sostenibilità ambientale’ con corsie preferenziali per produzioni a residuo zero, imballaggi eco-sostenbili e così via dicendo.

“I primi incontri strategici – precisa Lotta – sono già in programma alla prossima edizione di Macfrut, ospitata a Rimini Fiera. Mentre, secondo la road-map programmata, a fine maggio potremo già stilare una prima bozza di intenti, un primo impegno. Considero un obiettivo realizzabile portare il fatturato aggregato a 50 milioni di euro nel breve periodo, di cui la metà realizzato all’estero soprattutto nei mercati del Centro e Nord Europa dove attualmente siamo presenti con una quota del 10% del nostro giro d’affari, come OP. E questo è dovuto anche alla mancanza di organizzazione”.
Non è ancora stato scelto il nome dell’AOP né pare in discussione, almeno in questa fase, la possibilità di creare nuovi marchi ad hoc.

“I marchi ci sono già – afferma Salvatore Lotta che commercializza i prodotti principalmente con il brand L’Orto di Eleonora -. Useremo quelli più conosciuti che ciascuno di noi ha perché l’obiettivo è creare un maggiore peso commerciale e valore aggiunto alle nostre produzioni. Il tutto sotto un unico ombrello organizzativo e con una fatturazione unica per tutti. A livello commerciale parleremo tutti un’unica lingua perché non ha senso che ci siano tante realtà piccole e piccolissime con fatturati irrisori”.

Idee chiare, obiettivi che possono dare all’ortofrutta sarda una nuova fisionomia.

Mariangela Latella