LA CINA APRE ALLE PERE CILENE. L’ITALIA RESTA IN LISTA D’ATTESA

Il 24 aprile il ministro dell’Agricoltura del Cile, Antonio Walker, ha ratificato a Pechino l’accordo per l’apertura del mercato cinese alle pere cilene, di cui aveva gettato le basi lo scorso dicembre direttamente con il ministro delle dogane cinesi Ni Yuefeng. Il primo carico sarà imbarcato già il prossimo maggio.

Ne dà notizia Portalfruticola, la prima piattaforma d’informazione sull’ortofrutta dell’America Latina. Walker era al seguito del presidente cileno Sebastián Piñera, che ha partecipato agli incontri internazionali in corso a Pechino, dove l’Italia è stata rappresentata dal premier Giuseppe Conte.
“Vogliamo replicare con le pere il successo che abbiamo avuto in Cina con le ciliegie”, ha affermato a Pechino il ministro Walker, apparso ottimista anche circa la prossima apertura della Cina agli agrumi del Cile.

Il presidente dell’Associazione degli esportatori di frutta del Cile (Asoex), Ronald Bown, ha così commentato: “Aspettavamo questo importante accordo che apre la strada alle nostre pere verso un mercato così importante come quello cinese. Abbiamo buone aspettative perché i cinesi amano le pere e le preferiscono fresche rispetto a quelle sotto conserva e rispetto agli stessi succhi di pera”.

Ai cileni risulta che il consumo pro-capite di pere fresche in Cina sia di 12,4 chili all’anno. Facciamo un po’ di conti: i cinesi sono un miliardo 400 milioni, cifra che moltiplicata per 12,4 dà un consumo annuo totale di pere fresche pari a 17 milioni 360 mila tonnellate. E l’Italia sta a guardare. Nell’agenda di Conte a Pechino non risulta dedicato un pur che minimo cenno all’ortofrutta.

All’orecchio del premier nessuno ha mai sussurrato che il nostro Paese è il secondo produttore al mondo di pere (e, sul gradino più alto, non c’è certo il Cile ma, guarda un po’, proprio la Cina) e il primo produttore in Europa e che i nostri produttori soffrono maledettamente per la mancanza di importanti mercati di sbocco dopo la chiusura del mercato russo. Il dossier che dovrebbe aprire la Cina alle pere italiane potrebbe chiudersi tra qualche mese ma nulla è certo. Il condizionale è d’obbligo finché l’ortofrutta sarà snobbata dalla cosiddetta “grande politica” che in svariate occasioni è solo una politica miope.