IV GAMMA, “COMPARTO IN PIENA SALUTE, PUÒ CRESCERE ANCORA”

Un’approfondita indagine condotta da Nomisma sul settore della IV Gamma, con particolare focus sul comportamento del consumatore, è stata presentata questa mattina da Silvia Zucconi, responsabile marketing intelligence dell’istituto di ricerca bolognese, durante il convegno organizzato da Fresh Cut News al TuttoFood di Milano dal titolo “IV Gamma Booming. Perché e fino a quando?”

L’analisi, condotta su 800 responsabili di acquisto italiani, ha introdotto spunti molto interessanti per gli operatori del settore, dipingendo un comparto in salute e con ottime opportunità di ulteriore crescita. “Il successo del settore sembra andare oltre l’elevato contenuto di servizio offerto; alcuni valori come la freschezza, la qualità del prodotto e il controllo di filiera sono stati sapientemente valorizzati in questi anni e trasferiti con successo nella percezione del consumatore finale”, ha dichiarato Silvia Zucconi.

I numeri del settore

Ad oggi il mercato della IV Gamma ha un valore pari a 913 milioni di euro, con una crescita dell’8% anno terminante marzo 2019 su marzo 2018 (in volume tale variazione è dell’11% per un totale di 127 milioni di kg acquistati). Il 96% del valore totale della categoria (pari a 880 milioni di euro) deriva dalla vendita di verdure di IV Gamma, mentre la frutta pronta al consumo, sebbene abbia registrato una crescita nel periodo in esame del 35%, costituisce ancora un segmento marginale. Il biologico, infine, rappresenta il 3,9% del totale, una percentuale che riflette perfettamente il trend positivo del bio in generale.

Con un tasso di penetrazione del 77%, la comodità, l’opportunità di ridurre gli sprechi e di sperimentare nuove varietà costituiscono i principali driver per i consumatori di insalata in busta &Co, che ne acquistano sempre per via della mancanza di tempo nella preparazione del pasto domestico, per la sua praticità d’utilizzo e per un pranzo frugale in ufficio o durante lo studio. “Il ‘fuori casa’ costituisce un target specifico su cui continuare a lavorare”, suggerisce Zucconi. “Un’ultima evidenza che appare chiara dall’indagine – aggiunge – è la consapevolezza dell’atto d’acquisto del consumatore, che conferma la bontà del lavoro svolto dall’intera categoria. Un comportamento guidato dall’attenzione all’origine del prodotto (italianità, controllo di filiera e bio), al formato, al prezzo e, sorprendentemente, alla marca industriale. In questo comparto, più che in altri, il consumatore si mostra particolarmente attratto dal brand, elevandolo a importante leva di acquisto, nonostante le Private Label rappresentino oltre il 65% del mercato”, conclude Zucconi.

Chiara Brandi