DE CASTRO AL CORRIERE: “PER I MERCATI ESTERI SERVE UN TAVOLO INTER-MINISTERIALE”

“La battaglia per internazionalizzare è innanzitutto di tipo organizzativo. Bene il tavolo fitosanitario privato appena costituito ma serve un organo interministeriale”.
Così Paolo De Castro (nella foto) primo vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo ha commentato l’urgenza del settore ortofrutticolo italiano di organizzarsi per iniziare senza ulteriori indugi un processo internazionalizzazione che è stato uno dei temi protagonisti di Macfrut 2019.
Su quali strumenti europei può contare l’Italia per tornare a ritagliarsi un ruolo di leader sul mercato globale?
“Dobbiamo distinguere tra mercati europei e mercati extra-europei. Sul mercato europeo il tema è sempre legato alla solita questione dell’organizzazione commerciale delle nostre imprese produttrici per riuscire ad avere le capacità per sfruttare a pieno quanto abbiamo ottenuto con il regolamento Omnibus. I nostri competitor europei ci dimostrano che questo è un modello vincente”.
Sta parlando della Spagna?
“Soprattutto. Ovviamente anche in Italia abbiamo esperienze aggregative di successo. Basti pensare a Melinda, Apoconerpo, Apofruit e tanti altri. Ma non basta dobbiamo continuare su questa strada perché la nostra dimensione aziendale è ancora molto arretrata rispetto a quella spagnola. È questo il primo punto”.
Sui mercati extra Ue, come bisogna agire?
“Anche qui la battaglia è innanzitutto di tipo organizzativo. Non ha senso prendersela con le 200-300 mila tonnellate di arance marocchine che entrano in UE. Concentriamoci piuttosto sull’export spagnolo che ha raggiunto, con il suo sistema organizzato, un export di 14 miliardi di euro, il triplo del nostro che, per contro, è in calo da 5 miliardi a 4,7 tra il 2017 e il 2018”.
Gli operatori si lamentano della mancanza di supporto di Bruxelles per i protocolli fitosanitari che crea una situazione di disparità sul mercato globale tra i Paesi membri europei. E l’Italia è tra quelli più indietro.
“Sono i Paesi terzi, alcuni di essi, come la Cina o il Giappone, ad esempio, che richiedono di trattare con i singoli Stati. Non dipende dall’Europa. Vogliono assicurazioni e certificazioni che emergono dai negoziati bilaterali. In questo, è vero, l’Italia ha molto da fare”.
Si è appena costituito un tavolo fitosanitario dentro il CSO per supportare le negoziazioni.
“Ottimo ma serve principalmente un organo ministeriale. Anzi inter-ministeriale”.
In che senso?
“Nel senso che in questo tipo di negoziati sono coinvolte le competenze di molti ministeri. Non solo Agricoltura ma anche Sanità, Affari Esteri e Sviluppo economico. Il tavolo fitosanitario va fatto dentro i ministeri”.
Il ministro spagnolo Luis Planas, a sostegno dei comparti produttivi più in crisi, come quello agrumicolo e quello delle banane delle Canarie, sta spingendo in UE per ottenere condizioni di reciprocità sugli accordi UE di libero scambio. Cosa ne pensa?
“Che questa non è una battaglia solo del ministro Planas ma è una battaglia europea di cui si discute da tempo”.
Però il ministro spagnolo ha realizzato una banca dati per monitorare la bilancia commerciale tra import export con i Paesi extra UE di modo da evidenziare le eventuali anomalie denunciate dagli operatori. Da interlocutore europeo e osservatore privilegiato, quali input può suggerire per l’Italia?
“Che bisogna copiare questi esempi virtuosi”.
Mariangela Latella