MAURIZIO GARDINI: “OPERA? OPERAZIONE RISCHIOSA, FORSE NON MATURA. MA ANDIAMO AVANTI DA SOLI”

Opera? Un’operazione importante e rischiosa che però ha dimostrato di non essere ancora matura e di non essere riuscita a consolidare il gruppo”.
Così Maurizio Gardini (nella foto), numero uno di Confcooperative, presidente dell’Alleanza delle cooperative italiane, presidente di Conserve Italia nonché componente del board di Agrintesa, commenta la recente spaccatura del consorzio pericolo italiano dopo l’uscita dei gruppi Mazzoni, La Diamantina e Iaffa.

Presidente, come interpreta la situazione?
“Ripeto, è stata un’operazione rischiosa. Si è creato un gruppo composito, un gruppo forse diverso perché l’esperienza delle cooperative e quella privata hanno fatto fatica a trovare un minimo comun denominatore. Forse perché la prima guarda più al lavoro consolidato nel tempo mentre la seconda si preoccupa maggiormente di monetizzare nel breve periodo. Certo è un peccato che si sia rotta una collaborazione ma il gruppo cooperativo è fortemente determinato a serrare le fila e continuare nel progetto. Abbiamo i produttori, abbiamo tante pere, siamo un gruppo importante, abbiamo gli impianti e quindi andiamo avanti da soli”.

Pensa che il progetto di Opera possa virare verso un piano B? Magari aggiustando il tiro sulla propria mission o, magari, creare le basi per un accordo con Origine Group?
“Opera ha proprio consiglio di amministrazione che decide. Io faccio parte del Cda di Agrintesa che è una delle principali cooperative che lo compone. Se dicessi che mi chiamo fuori dal progetto direi una cosa che non corrisponde al vero. Dovremo fare un’analisi e dovremo ripensare anche alla storia del progetto. Certamente rimane l’amarezza perché ci abbiamo provato. Del resto compete sempre agli operatori più grandi tentare di aggregare tutta la massa produttiva. Non è un bel risultato di fronte ad una grande distribuzione che è sempre più aggregata. I compratori diminuiscono. Se non si riesce a fare massa critica poi diventa difficile dare sempre la colpa alla Gdo brutta e cattiva che sfrutta la parte agricola”.

Siglata la partnership Brio-Alegra-Agrintesa, quali sviluppi si attendono?
“Agrintesa è la più grande cooperativa italiana del settore. Ha una grande base sociale e un grande bacino produttivo e sta guardando a tutti i possibili processi di innovazione. Il bio è uno di questi. È una realtà su cui abbiamo da sempre investito ma adesso c’è un cambio di passo”.

Quale?
“C’è la voglia di intestarsi in prima persona questo progetto e non più partecipare ad una semplice collaborazione. Certo, è un comparto difficile dove ci sono tanti rischi. Da un lato con le difficoltà produttive, dall’altro, non nascondiamoci il fatto che c’è tanto biologico che, ahimè, non è tale. Questo ci preoccupa. Ma noi continuiamo a fare le cose seriamente perché ci crediamo, anche perché è diventato una nicchia di mercato importante”.

Il bio che percentuale rappresenta sul vostro fatturato complessivo?
“Siamo ancora sotto il dieci per cento, ma poiché Agrintesa ha un giro d’affari di circa 250 milioni di euro, si parla comunque di volumi importanti”.

Un commento generale sulla situazione di mercato. Verso dove sta andando il mondo cooperativo italiano e che ruolo può avere per fare ritornare la produzione ortofrutticola italiana leader sul mercato globale?
“Il mercato sta diventando sempre più complesso e difficile. La competizione è sempre più esasperata, sui prezzi, sui costi. Noi come Italia abbiamo, purtroppo, delle nostre caratteristiche”.

In che senso?
“Siamo un Paese, ad esempio, ad alto costo di manodopera rispetto ai nostri principali competitor. Talvolta siamo anche un Paese con difficoltà di reperimento di manodopera. In questo quadro il mondo cooperativo ha scelto di garantire il consumatore e, a monte, il distributore; di accompagnare processi e percorsi produttivi con tutte le certificazioni, riducendo ad esempio, l’uso della chimica; introducendo nuove tecnologie per ottimizzare la gestione dell’acqua”.

Ma…
“Ma le sfide sono tante, a cominciare da quelle sul campo come la cimice asiatica che avanza. Se guardiamo alla storia del mondo cooperativo siamo stati i primi a integrare le filiere quando nessuno ancora parlava di filiere. È stata la generazione precedente ad essere lungimirante e a creare l’ossatura del mondo agroalimentare italiano con la nascita di Conserve Italia, Caviro, Apoconerpo. Adesso a noi tocca l’upgrading. Anche noi facciamo errori ma la responsabilità di essere grandi è quella di indicare un percorso”.

Che intende?
“Mi dispiace che non ci sia la possibilità di riunire le forze agricole attorno ad un tavolo”.

Come il Tavolo ortofrutticolo nazionale?
“Non solo ortofrutticolo ma anche saccarifero, vitivinicolo, tutti. Quello che diciamo da tempo è: al di là delle polemiche, mettiamoci a sedere per vedere cosa è rimasto delle nostre filiere e creare delle politiche adeguate per il nostro sistema”.
Mariangela Latella