GLI EFFETTI DELL’EMBARGO RUSSO: L’ORTOFRUTTA HA PERSO OLTRE 130 MILIONI IN 5 ANNI

Gli effetti dell’embargo russo sull’export agroalimentare italiano sono come si sa devastanti. La fotografia della situazione è stata scattata dall’ultimo rapporto di Ismea secondo cui sono stati persi 217 milioni di euro di esportazioni nel settore. La frutta fresca è il settore che dal periodo pre blocco, prima del 2014, ha perso maggiormente: 112 milioni di euro (che diventano 132 milioni se si aggiungono i 20 milioni degli ortaggi), seguito da carni (57 milioni) latte e derivati (48 milioni).

L’embargo ha riguardato in particolare per la frutta uva, mele, kiwi, pesche e nettarine.

La dinamica dell’import russo di prodotti agroalimentari italiani, che nel 2013 era in crescita del 124% rispetto al 2009 con l’affermazione di molti prodotti del Made in Italy, ha subito una forte battuta di arresto azzerando l’export per alcuni settori chiave come frutta fresca, carni, latte e derivati, penalizzando fortemente prodotti come uva, mele, kiwi, pesche, formaggi freschi e stagionati, carni bovine.
Si tratta di prodotti spesso fortemente legati ad aree circoscritte come Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Puglia e Lazio, per le quali il danno economico è ancora più rilevante.
Nonostante il perdurare dell’embargo, nel 2018 l’export agroalimentare italiano ha saputo parzialmente compensare le perdite subite grazie alla crescita di altri comparti del Made in Italy, come paste alimentari, pomodori pelati e polpe, tabacchi e olio.
Con un fatturato di 945 milioni di euro di export, l’Italia figura al settimo posto dei principali Paesi fornitori della Federazione Russa e si è posizionata al secondo posto, dietro la Germania, tra i fornitori comunitari. Il nostro Paese detiene il primato per le vendite di vino confezionato (l’Italia era seconda nel 2013) e il terzo posto per i prodotti della panetteria e pasticceria.