CONSERVAZIONE DELLE PATATE, VERTICE DOMANI NEL BOLOGNESE

Conservazione di patate e pere in post raccolta, il settore chiede un incontro alle istituzioni e associazioni di categoria. I presidenti di Agripat, Consorzio di Tutela della Patata di Bologna Dop, Consorzio Patata italiana di qualità e Cepa – rispettivamente Matteo Todeschini, Davide Martelli e Massimo Cristiani, hanno invitato l’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia Romagna Simona Caselli e i vertici delle federazioni nazionali Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri, Aci (Alleanza Cooperative italiane), Legacoop, Confocooperative, Fruitimprese, Unapa e Italpatate ah un vertice relativo all’utilizzo di un prodotto a base di olio di semi di girasole alimentare come corroborante nella conservazione delle patate e delle pere. Sul tema si erano già espressi la stessa borsa patate (leggi news), Aci e Fruitimprese (leggi news)

L’incontro per fare il punto della situazione è stato fissato per mercoledì 10 luglio alle 17 nella sede di Agripat a Villanova di Castenaso (Bologna) “per fare il punto della situazione e valutare quali azioni intraprendere a sostegno del Sistema pataticolo e a tutela della produzione agricola regionale e nazionale”.

Nell’invito alla riunione si ricorda come “il settore orticolo segnala gravi problemi sulla conservazione e mantenimento della qualità delle patate e delle pere.

La borsa patate del 5 luglio scorso, oltre all’analisi degli aspetti contingenti relativi alla campagna in corso, ha evidenziato una seria preoccupazione verso i ritardi che si stanno accumulando circa il percorso di autorizzazione per l’impiego di alcuni prodotti naturali definiti corroboranti (olio di girasole) e relativi veicolanti, da utilizzare in forma gassosa nella conservazione dei tuberi. Ciò si rende ancor più necessario dopo la revoca all’impiego del Chlorpropham decretato dalla commissione europea il 17 giugno scorso.

L’andamento climatico, per l’ennesimo anno ancora particolare, sta creando problemi già all’entrata del prodotto con scompensi vegetativi che si stanno già ripercuotendo sulla raccolta e conservazione. La mancata autorizzazione di questi nuovi prodotti che rallentano in modo naturale la respirazione dei tuberi, mette a rischio circa 2,5 milioni di quintali di patate prodotte localmente e conservate in Regione delle quali circa 1,4 milioni sono stoccate dalle imprese firmatarie del Contratto Quadro Regionale.

Il settore pataticolo rappresentato da Agripat (O.P. pataticola regionale) conta oltre 3.000 ettari di patate, inserite in un contesto organizzato nel contratto quadro regionale e approvato anche dal MIPAAFT, sottoscritto da oltre 20 anni, che comprende prodotti ad elevato valore aggiunto e di differenziazione commerciale come la Patata di Bologna D.O.P. e la Selenella®. Il valore al consumo e dell’indotto pataticolo regionale sviluppa oltre 200 milioni di euro di fatturato che verrebbero, nella condizione peggiore dimezzati in valore, con ripercussioni sull’intera filiera produttiva e di tenuta anche del mercato futuro, favorendo l’entrata sul mercato nazionale di prodotto estero.

Il settore regionale ha da tempo abbandonato l’uso della sostanza attiva Chlorprophan (CPC) come antigermogliante per la conservazione delle patate. I capitolati di fornitura delle principali insegne della Distribuzione Nazionale, escludono trattamenti antigermoglianti in post-raccolta a base di prodotti fitosanitari, tollerando al contrario interventi con prodotti naturali non fitofarmaci.

Il formulato “corroborante” da estratti di girasole, interviene sulla respirazione dei tuberi, limitandone l’attività metabolica e quindi il calo peso. Questo doppia azione si traduce in una migliore conservabilità, con buoni effetti anche sul controllo del germoglio, consentendo una buona destagionalizzazione e la conseguente possibile immissione graduale delle patate sul mercato, con minore rischio commerciale per le aziende agricole

A livello nazionale possiamo contare su superfici a patata comune che si aggirano attorno ai 33.000 ettari e 13.000 di patata primaticcia. Un totale di oltre 46.000 ettari per una produzione complessiva di 1.302.400 tonnellate e un valore medio alla produzione di circa 450 milioni di euro che all’ingrosso raddoppiano e comprendono produzioni che hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti europei a Denominazione di Origine (IGP) come la “patata del Fucino IGP”, la “patata della Sila IGP” e la “patata dell’Alto Viterbese IGP” oltre alla già citata “patata di Bologna D.O.P.” e ai prestigiosi marchi commerciali Selenella® e Iodì®.

Non solamente il settore pataticolo risentirà degli effetti negativi dalla mancanza dei corroboranti in post-raccolta, ma forti ripercussioni si avranno nel settore frutticolo, ed in particolare sulle pere, limitandone, anche in questo caso le possibilità di collocamento remunerativo e soprattutto la lavorazione automatica in magazzino.

Il diniego all’uso di questo corroborante potrebbe comportare la necessità di immettere sul mercato grandi quantità di patate anzitempo (fine dicembre) provocando una caduta dei prezzi ed aprendo la porta alla introduzione sul mercato di tuberi provenienti dall’estero (Francia e Germania in particolare).

Questo vanificherebbe tutti gli sforzi fatti sino ad oggi per creare eccellenze produttive regionali di cui sopra”.