FRUTTA ESTIVA, IL MINISTERO RISPONDE PICCHE AL TAVOLO DI CRISI. E L’EUROPA DICE NO AD AIUTI STRAORDINARI

Il ministro Centinaio che invita a consumare frutta italiana mi ricorda un suo predecessore (stesso partito) che invitava allo sciopero dell’ananas. Aria fritta, banalità buone per le interviste televisive. Non siamo al ridicolo di regalare la frutta in spiaggia usando soldi del ministero, cioè pubblici (ciò che si regala, non ha valore) come fece un altro ex ministro di cui preferiamo non ricordare neppure il nome.

Comunque siamo nel bel mezzo dell’ennesima crisi della frutta estiva, prezzi infimi, magazzini pieni, consumi altalenanti. Chi è fuori dai sistemi organizzati che cerca di collocare il prodotto come capita, magari affidandolo a più intermediari.

Piogge, grande freddo fino ai primi di giugno, poi temperature roventi hanno azzoppato l’inizio campagna. Albicocche, pesche e nettarine sono partite con qualità scarsa, molto scarsa, e calibri deludenti. Poi la Spagna, in sovrapproduzione, ci ha scaricato valanghe di prodotto, presente tuttora nelle catene. Le due Unioni nazionali, Italia Ortofrutta e Unaproa, hanno già chiesto al Ministero un tavolo di crisi (leggi news) con dovizia di dati, cifre e documentazione. Ci risulta che la richiesta sia caduta nel vuoto, il Ministero manco ha risposto. Se doveva essere un tentativo di avvio di apertura di crisi a Bruxelles con richiesta di aiuti straordinari (tipo quelli autorizzati dopo l’embargo russo) non è servito perché la Commissione già al Consiglio dei ministri di Bucarest ai primi di giugno aveva fatto sapere informalmente che non se ne parlava neppure di aiuti ‘fuorisacco’.

Forse il tentativo di un tavolo di crisi andava fatto ai primi di giugno quando la situazione già volgeva al peggio, in presenza di una annata di carica in tutta Europa per le drupacee.

Adesso la frittata è fatta. Alcune Op hanno già iniziato a ritirare in proprio usando i fondi Ocm. Negli ultimi giorni la qualità del prodotto è migliorata, la Spagna è in esaurimento e non c’è sovrapposizione tra Sud e Nord Italia. Quindi la situazione è in leggero miglioramento. Vedremo. Sarà comunque il mercato a dire l’ultima parola, come sempre. Certo che restano alcuni interrogativi. Le superfici aumentano o – come tutti dicono – diminuiscono? Ci vorrebbe un catasto nazionale – che sta per decollare (sarà vero?) – e anche un catasto europeo. Poi ci vorrebbe coordinamento, programmazione fra i paesi produttori per non farsi male a vicenda. Poi ci vorrebbe un Piano frutticolo nazionale che sulla base di dati produttivi e catastali certi rimodellasse il comparto delle drupacee seguendo il criterio “produrre meno ma produrre meglio” promuovendo in primo luogo la qualità, cioè il gusto, dei frutti.

Sono proposte fuori dal mondo? In un paese normale no, ma in Italia sì. Quanto all’Europa, che sta rinnovando i suoi organi istituzionali, penso che chiedere coordinamento e programmazione in materia agricola sia come chiederlo in materia di immigrazione…avete visto tutti com’è finita.

Lorenzo Frassoldati

direttore del Corriere Ortofrutticolo

l.frassoldati@alice.it