ARANCIA ROSSA DI SICILIA, “PER IL RILANCIO SERVONO 16 MILA EURO AD ETTARO”

Al boom della frutta tropicale coltivata in Sicilia, che nel giro di cinque anni è passata da pochi ettari a oltre cinquecento, fa da contraltare la produzione di agrumi sull’isola: in 15 anni si è registrato un calo del 31% per le arance, un -18% per i mandarini, addirittura dimezzata quella dei limoni. A mantenere vivo il comparto ci pensano le produzioni certificate e di qualità, come l’arancia rossa di Sicilia Igp, su cui il Corriere Economia ha fatto il punto intervistando il presidente e vicepresidente del consorzio, rispettivamente Giovanni Selvaggi e Elena Albertini.

Giovanni Selvaggi

“Mango e avocado stanno prendendo piede dal Messinese fino ad Acireale, dove un tempo si producevano arancia bionda o limone”, spiega nell’intervista Selvaggi. L’arancia rossa di Sicilia, pur sempre apprezzata nel mercato interno, sta conoscendo una forte spinta sull’export. “Esportiamo il 20% in Svezia, Germania e Francia, con un +10%. Ma anche in Gran Bretagna e Svizzera. Fuori dall’Europa abbiamo iniziato collaborazioni con il Giappone”, precisa Albertini, ricordando il fatturato di 19 milioni e anche l’accordo con Coca Cola per la Fanta Zero Arancia Rossa di Sicilia Igp.

“Serve un piano agrumicolo”

Elena Albertini

Non mancano le preoccupazioni come il virus Tristeza che sta devastando gli agrumeti. Secondo la Cia, nel giro di un paio d’anni l’intera produzione di agrumi – oltre 70 mila ettari – scomparirà dall’isola. Per questo le imprese chiedono aiuti economici per la riconversione varietale. “Quello che chiediamo al governo – sottolinea Selvaggi – è un piano agrumicolo nazionale che preveda un incentivo di 16 mila euro per ettaro per estirpare le vecchie piante di agrumeti e piantarne di nuove”, ricordando come la Spagna abbia adottato, e con successo, un provvedimento simile.

Si ricorda infine il tema della tracciabilità, sostenuto in particolare attraverso il progetto Rouge, Red Orange Upgrading Green Economy, che prevede l’utilizzo della tecnologia blockchain e garantire l’origine di ogni singola retina e cassetta di arance rosse Igp, “permettendo ai produttori di ottenere margini superiori grazie alla certificazione”.

(fonte: Corriere Economia)