I TARGET DI MASSERIA FRUTTI ROSSI. PRIMO: MELAGRANA TUTTO L’ANNO

Lunga vita alla melagrana. Un progetto di ricerca congiunto, finanziato dal PSR Puglia, che vede coinvolti l’azienda Masseria Frutti Rossi di Castellaneta (TA) e l’Unità di ricerca Post-harvest dell’università di Foggia, ha portato la shelf life della melagrana (frutto intero) a 100 giorni, garantendo dieci giorni (ulteriori) di shelf-life agli arilli di IV gamma. Per gli estratti a freddo di melagrana, la vita a scaffale si allunga addirittura fino a due mesi (contro i sette giorni attuali) andando a sfiorare quindi la shelf-life dei succhi pastorizzati.

“Abbiamo lavorato – spiega Giancarlo Colelli, ordinario di Impianti per le operazioni post raccolta dell’Università di Foggia, alla guida del gruppo di ricerca – su atmosfera controllata e atmosfera modificata arrivando a questi risultati con temperature di conservazione di 5 gradi, per i succhi, e 8 per il frutto”.

Si tratta di risultati importanti per l’industria del melograno di I e IV gamma che sta decollando in Italia al punto che Masseria frutti rossi ne ha fatto il suo core business con il marchio Lome Super Fruit, piantando circa 280 ettari per arrivare ad una stagionalità che supera i sei mesi, grazie all’impiego di nuove cultivar (che stanno per andare in produzione) che ne anticipano la campagna già a ferragosto fino a marzo.

“L’obiettivo – ci spiega Dario De Lisi, sales manager dell’azienda – è quello di riuscire ad avere melagrana di prima qualità tutto l’anno per i nostri canali di distribuzione nazionali e internazionali posto che già dall’anno scorso siamo presenti sia in Francia che in Canada”.

Intanto, è pronta per il lancio, per l’autunno, una nuova linea di mix di estratti a freddo a base di melograno già testata nei mesi scorsi solo con il frutto singolo. Tra i prodotti selezionati per la trasformazione anche gli agrumi, come arance e clementine, che sono una eccellenza pugliese e, in generale del Sud Italia.

Anche per questo, tra i progetti a lunga distanza dell’azienda c’è la costituzione di un’AOP che coinvolga altre realtà produttive del territorio, e soprattutto c’è la richiesta di un disciplinare bio per il melograno – che attualmente non esiste – anche alla luce dei progetti di economia circolare dell’azienda che sta lavorando sul riuso delle bucce di melagrana per il lombri-compostaggio.

“Tra i progetti di IV gamma – conclude Di Lisi – c’è anche quello legato alla creazione di salse di avocado. Abbiamo piantato già 40 ettari di questo frutto esotico ma ancora non sono in produzione. Saranno destinati al fresco e al trasformato”. Superfici che si aggiungono a quelle del melograno, ai 15 ettari di bacche di goji, anche esse destinate alla linea di succhi estratti a freddo, e ai 10 di Aronia”.

Mariangela Latella