EXPORT ANCORA DI SEGNO NEGATIVO A FINE APRILE

In attesa del consuntivo del primo semestre – che non si preannuncia positivo – FruitImprese ha elaborato, sulla base di dati ISTAT, l’andamento del primo quadrimestre dell’import-export ortofrutticolo. A fine aprile le esportazioni italiane di ortofrutta segnano un +3,1% in volume e un -3,8% in valore. Ad eccezione della frutta secca, che rappresenta la categoria più piccola tra quelle considerate, tutte le voci sono di segno negativo, anche se i dati indicano gli sforzi compiuti dal settore nell’esportare più frutta, che tuttavia è stata male pagata. Per ortaggi e legumi le esportazioni sono calate del 6,3 con una perdita in valore tuttavia contenuta (-0,7). Per gli agrumi il calo è stato dell’11% in volume e del 5,3% in valore.

Ciò che preoccupa maggiormente è che a fronte di una crescita del 17,5 in volume della frutta fresca esportata si sia riscontrata una perdita secca in valore dell’8,9%, il che mette in seria difficoltà un presupposto a volte dato per scontato (ma che non lo è affatto): ovvero che l’Italia, per far fronte a costi di produzione elevati, deve produrre qualità in modo che i prodotti siano pagati di più. All’estero, almeno nei primi quattro mesi del 2019, ci hanno pagato meno.

Le importazioni sono in crescita del 2,5% in quantità e del 10,3% in valore. Tuttavia anche nelle importazioni la frutta fresca perde in valore, anche se molto meno rispetto alle esportazioni: -1,8 a fronte di un -8,9%, come dire che gli importatori, grande distribuzione italiana compresa, pagano meglio il prodotto importato rispetto a quanto la grande distribuzione estera paga il prodotto made in Italy.

Il che deve fare riflettere circa la necessità di recuperare, in primo luogo, quote di mercato proprio in Italia. (a.f.)