EMBARGO RUSSO, DOPO 5 ANNI POCHI SPIRAGLI. SALVI: “SERVE FILO DIRETTO CON MOSCA”

Era il 7 agosto 2014 quando la Russia imponeva il divieto di importazione di prodotti agricoli e generi alimentari provenienti da Unione Europea, Stati Uniti, Norvegia, Canada e Australia, come contromisura all’introduzione di sanzioni di natura economica e diplomatica dell’Occidente a condanna del controverso ruolo di Mosca nella gestione della crisi in Crimea.

Da un giorno all’altro si sono chiuse le porte di uno dei mercati più importanti e attrattivi per l’agroalimentare made in Italy con conseguenze pesantissime sull’intera economia nazionale. Tra i comparti più colpiti, come noto, anche l’ortofrutta, che ha visto sfumare alcune decine di milioni di euro di fatturato; la cifra a livello nazionale non è stimabile in modo puntuale poiché le esportazioni di mele, pere, pesche, uva, kiwi e altri prodotti seguivano talvolta triangolazioni con Paesi terzi, ma si parla di oltre 2,3 miliardi di euro su base comunitaria.

“Ricordo che la notizia dell’embargo russo arrivò come una doccia fredda durante il Prognosfruit in Turchia”, ha dichiarato Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, al Corriere Ortofrutticolo. “Le conseguenze furono immediate e drammatiche: l’aumento della pressione sul mercato europeo ebbe ripercussioni dirette sulla caduta dei prezzi”.

Marco Salvi

Non mancano alcuni spiragli

A 5 anni di distanza purtroppo non si sono ancora create alternative né ci sono segnali tali da far pensare a una risoluzione della questione anche se una notizia positiva arriva in merito alle merci in transito: “Finora il Cremlino ha negato addirittura il passaggio dell’ortofrutta europea destinata alla Cina attraverso la Via della Seta. Qualche settimana fa tuttavia – rivela Salvi – c’è stato un segnale di apertura che ci fa sperare di poter sfruttare presto l’opportunità del trasporto su ferro in direzione Asia, sebbene ancora non sia stato ufficializzato nulla”.

La recente chiusura di Putin alle importazioni di mele, pere e pesche provenienti dalla Cina (leggi news) apre poi a ulteriori riflessioni. “Ci sono diversi aspetti da considerare in questa vicenda: se da una parte quello attuale potrebbe rappresentare un buon momento per tornare a farsi spazio in Russia sfruttando il vuoto lasciato dal gigante asiatico, nella remota ipotesi che ciò accadesse bisognerebbe fare i conti con la maggior autosufficienza raggiunta in questi anni da Mosca. Gli investimenti diretti alla messa a dimora di decine di ettari di frutteti (mele, ciliegie e fragole in primis) sono stati davvero ingenti e quando questi impianti entreranno in piena produzione la dipendenza dalle importazioni diventerà sempre di minor rilevanza”.

“Serve un filo diretto con Mosca”

Sono tante le questioni sul tavolo, “A mio parere – conclude Salvi – sarebbe necessario che il nostro Paese intrattenesse un filo diretto di interazione con Mosca; purtroppo, in questo caso, siamo legati all’Europa e agli USA e questo ci penalizza andando a discapito del settore”.

L’embargo rappresenta tuttora un danno enorme per l’intero comparto ortofrutticolo europeo; l’augurio è che l’apertura dei lavori di questa mattina in Belgio della 43esima edizione di Prognosfruit, l’appuntamento annuale più atteso dagli operatori della frutta decidua e non solo, possa rappresentare anche un momento di riflessione costruttiva per fare il punto sulla questione a un lustro di distanza dall’introduzione della famigerata misura.

Chiara Brandi