LA CINA APRE 6 NUOVE ZONE DI LIBERO SCAMBIO

La Cina ha annunciato, a fine agosto, l’apertura di sei nuove zone di libero scambio (Free trade zone, Ftz) attraverso il via libera di un piano generale del Consiglio di Stato varato di concerto con il Comitato centrale del partito comunista cinese che porta a 18 il numero complessivo delle aree liberalizzate del Paese.

Agricolo, minerario e manifatturiero sono i tre settori ai quali la Cina vuole maggiormente aprirsi, come dichiarato nel programma attuativo che porta la firma congiunta della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme e del Ministero del Commercio, varato il 30 giugno scorso.

Le nuove Ftz sono le regioni provinciali di Shandong, Jiangsu, Guangxi, Hebei, Yunnan e Heilongjiang e rientrano nella strategia del colosso asiatico di fare avanzare le riforme interne e promuovere l’apertura al mercato globale in quella che lo stesso piano generale definisce ‘la nuova era della Cina’.

Le aree pilota liberalizzate, in sostanza, fungono da test di mercato per sviluppare nuove forme di gestione degli investimenti stranieri, delle funzioni governative e delle facilitazioni commerciali. Esperimenti necessari per un colosso amministrativo che non può permettersi di sbagliare e che, alla fine, assorbirà i processi che funzionano e cestinerà quelli controproducenti. In questo senso, nelle zone pilota, vige la regola della ‘lista nera’, ossia: possono svolgersi tutte le attività che non sono vietate espressamente.

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In quest’ottica, durante una riunione del Consiglio di stato dello scorso 21 agosto, la Cina ha disposto, per queste zone, norme diverse per la concessione di licenze commerciali e permessi di esercizio, separandole da quelle vigenti nel resto del Paese e orientandole alle regole del mercato globale.

Le nuove disposizioni entreranno in vigore dal 10 dicembre prossimo ed hanno creato non poche polemiche sulla differenza di trattamento che, nelle free trade zone, favorisce le aziende straniere rispetto alle locali.

I test sulle riforme saranno così distribuiti. A Shandong, provincia costiera, si lavorerà sullo sviluppo dell’economia marittima; a Hebei, vicina a Pechino e Tianjin, si lavorerà sullo sviluppo di un nuovo modello industriale; Jiangsu, vivace hub a est del paese, invece sarà il cuore dello sviluppo e dell’innovazione dell’industria manifatturiera, mentre Guangxi nel sud-ovest, intensificherà la cooperazione con l’Asean, l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico, un’area internazionale di libero scambio che comprende Filippine, Indonesia, Malayisa, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Birmania, Laos e Cambogia. Un’area che interessa l’8% della popolazione mondiale e che ha un Pil di 3 trilioni di dollari che cresce del 4% ogni anno.

La nascita delle sei nuove zone di libero scambio, arriva dopo il recentissimo allargamento (il 6 agosto scorso) di quella di Shanghai che, adesso, comprenderà anche la Lingang New Area of the China che si estende su 119,5 kmq di cui 76,5 kmq nella parte meridionale del distretto di Lingang, 18,3 kmq a Xiaoyangshan e 24,7 kmq a sud dell’aeroporto internazionale di Pudong.

Le altre Ftz cinesi attive sono quella di Chongqing (120 kmq, che è un hub importante per i collegamenti con i progetti di ‘One Belt, One Road’, ‘Western Development’ e ‘Yangtze River Economic Belt’); Fujian (118 kmq, focalizzata sulla promozione degli investimenti con Taiwan, sullo sviluppo del turismo e della navigazione attraverso l’intersezione con il progetto della via della seta marittima cinese); Guangdong (116 kmq, che lavora per una più profonda cooperazione tra Guangdong, Hong Kong e Macao, per l’apertura finanziaria del mercato cinese, per l’educazione culturale e l’alta tecnologia oltre che essere nodo nevralgico del progetto della via della seta marittima); Henan (120 kmq, che punta a sviluppare il sistema di traffico e logistica per il progetto ‘One Belt, One Road’ oltre che promuovere i settori emergenti); Hubei (120 kmq dedicati a migliorare lo sviluppo della Cina centrale, sostenere il trasferimento industriale e promuovere lo sviluppo della cintura economica del fiume Yangtze); Shaanxi (120 kmq, che punta a l’hi-tech, la tecnologia in agricoltura, scambi culturali ed educativi nonché parte dei progetti ‘One belt, one road’ e ‘Western development’); Shanghai (121 kmq dedicati ad accrescere il libero scambio, gli investimenti esteri, i servizi marittimi e finanziari internazionali; ammodernare le funzioni governative e il sistema giuridico; esplorare un nuovo approccio per la riforma e l’apertura e la ricerca di un sistema fiscale offshore); Sichuan (120 kmq in cui si lavora per il progetto ‘Western development’ e per guidare il Sud-Ovest della Cina a sviluppare il commercio estero, produzione avanzata e servizi più moderni); Tianjin (120 kmq, punta a sviluppare servizi di produzione, spedizione e logistica oltre che ad accelerare lo sviluppo sinergico di Pechino, Tianjin e Hebei) e infine Zejiang (120 kmq dove si lavora per sviluppare il commercio estero di materie prime sfuse, in particolare di petrolio; oltre che implementare le industrie marittime dell’indotto).

Mariangela Latella