LA SPAGNA PUÒ ESPORTARE UVA IN CINA

Da ieri, 2 settembre, la Spagna può iniziare ad esportare in Cina uva da tavola. Rimane esclusa dall’accordo l’uva passa. Lo ha comunicato il Ministero dell’agricoltura spagnolo subito dopo avere ricevuto la notifica di autorizzazione da parte dell’amministrazione doganale generale della Repubblica popolare cinese.

“Grazie al nostro sistema organizzato e alle previsioni di esportazione della campagna di uva da tavola che redigiamo puntualmente ogni anno – precisa la nota ufficiale del Ministero – potremmo già da questa campagna, iniziare ad esportare alla volta del colosso asiatico. In via preventiva, infatti, i terreni, i magazzini e gli impianti frigoriferi sottoposti ad audit dalla Cina, erano già stati registrati presso il Cexveg (Comercio exterior vegetales) che è l’applicazione informatica del ministero dell’agricoltura spagnolo per la domanda di gestione delle importazioni ed esportazioni. In questo modo, quelli ammessi al mercato cinese possono essere operativi da subito per l’esportazione già dalla campagna in corso. La stessa delegazione cinese ha sottolineato in particolare l’importanza del Cexveg nell’apertura di questo mercato, individuandolo come elemento chiave per il controllo e la gestione delle merci che dà fiducia nel sistema di certificazione fitosanitaria della Spagna”.

Con il via libera cinese, arriva alla firma un accordo già definito dalle rispettive autorità nazionali, lo scorso 28 novembre 2018 dopo lunghi anni di trattativa arrivati a conclusione con l’ultima ispezione cinese, lo scorso luglio, nei vigneti spagnoli. I primi carichi di uva da tavola sono in partenza dalle regioni di Murcia, Alicante e da alcune aree specifiche di Aragona, Andalusia e Castilla-La Mancha.

La Cina, pur essendo il primo produttore di uva da tavola al mondo con una produzione di 11 milioni di tonnellate l’anno, è anche il primo consumatore. In questo senso le importazioni aumentano di anno in anno e provengono soprattutto da Cile, Perù, Australia, Sud Africa e Stati Uniti che, però, sono in calo a causa della guerra dei dazi.

“L’interesse principale della Cina – prosegue la nota ministeriale – è l’acquisizione di frutta di alta qualità, principalmente senza semi. Sono le nuove varietà in questo mercato che possono fare la differenza rispetto alla produzione nazionale”.

Dando uno sguardo complessivo alle esportazioni spagnole di ortofrutta verso la Cina, gli agrumi sono stati i primi prodotti ammessi e, dal 2014, anno del via libera, hanno registrato incrementi a doppia cifra anno su anno passando da 1.300 tonnellate nel 2014 a 26.230 tonnellate nel 2018. Nel 2016, infine, è stato aperto il mercato cinese anche per le pesche e per le susine (che sono prodotti estremamente delicati) con l’esportazione, già dal primo anno, di 220 tonnellate. I dati di quest’anno non sono ancora disponibili.

Mariangela Latella