AUGURI AL NEOMINISTRO BELLANOVA. AVRÀ UN COMPITO ARDUO: FAR DIMENTICARE I PREDECESSORI E FAR FUNZIONARE IL MIPAAF

Ero stato un facile profeta scrivendo che era un delirio pensare di mettere la persona giusta al posto giusto al ministero dell’Agricoltura (leggi news). E così è stato. Senza nulla togliere alla neoministra Teresa Bellanova (cui facciamo i nostri personali auguri) ci sembrava che il Pd aveva a disposizione un profilo di altissimo livello per il ministero, quello di Simona Caselli (leggi news), sospinta a gran voce da tutto il mondo dell’ortofrutta e delle organizzazioni agricole (ma non tutte, pare). Purtroppo a pesare sul curriculum di Simona non erano le sue capacità, le sue competenze, peraltro note a tutti, ma la sua estraneità ai giochi correntizi dentro il Pd. Un peccato mortale per quel partito, che Simona ha pagato, nonostante il suo nome fosse arrivato al closing finale. Adesso si apre la partita dei sottosegretari: che dire, vedremo.

Una cosa positiva va segnalata: l’innaturale connubio Agricoltura-Turismo è stato cancellato dal nuovo governo giallo-rosso, anzi giallo-profondo rosso (perché c’è dentro anche Leu). Le deleghe al Turismo tornano a Palazzo Chigi e verranno attribuite alla Cultura, al ministro Franceschini. Una scelta di buon senso, se non altro perché già far funzionare l’Agricoltura (e soprattutto capirne i meccanismi) è un compito improbo, aggiungere anche il Turismo (altra grande incompiuta del nostro Paese, nel senso che potremmo fare molto di più) era stato un azzardo. Poi nel programma del Conte bis è divertente notare che l’agricoltura è slittata al 29esimo posto, come segnala il sito agricolae.eu (leggi news) preceduta solo (al 28esimo ) dal made in Italy con l’impegno a “sostenere gli imprenditori italiani che operano all’estero”. Chissà se vale anche per l’ortofrutta…

Della Bellanova che dire? In una battuta, avrà un compito arduo: far dimenticare i predecessori e far correre la macchina lenta e sonnacchiosa del ministero. Le organizzazioni agricole – come diplomazia vuole- hanno fatto gli auguri di buon lavoro alla neo-ministra (leggi news) sottolineando l’urgenza delle tante questioni aperte che Giorgio Mercuri di Aci-Agroalimentare elenca con puntiglio. Come dire: c’è un lavoro enorme da fare. L’ortofrutta poi ha emergenze enormi: tante promesse disattese, il Tavolo che è scomparso, il flagello cimice, l’avvio del Catasto nazionale, la legge sul bio, l’internazionalizzazione dove perdiamo colpi e il tema connesso dell’apertura di nuovi mercati, il costo del lavoro, dell’energia e dei trasporti, le infrastrutture che mancano… E da non sottovalutare il rapporto – potenzialmente conflittuale – con le Regioni, soprattutto del Nord, ma anche del Sud (Sicilia, Sardegna, Basilicata) tutte di centrodestra.

La Bellanova, ex sindacalista Cgil, con diverse esperienze istituzionali al suo attivo (leggi news) ha nel suo dna la lotta al caporalato, e ricordiamo un suo violento alterco del maggio 2019 proprio con Luigi di Maio – allora ministro del Lavoro, oggi suo alleato di governo – circa lo scarso impegno nella lotta al lavoro nero nelle campagne del Foggiano. La lotta al caporalato – normata da una legge – è un sacrosanto impegno che va perseguito nei fatti e non solo a parole. Ma da sola non basta. Il sistema ortofrutta Italia sta accumulando tante e tali emergenze da mettere a rischio non solo il nostro export, ma la sopravvivenza di migliaia di imprese. Senza prezzi remunerativi, senza un rilancio dei consumi, senza un export dove scaricare il surplus produttivo dell’Italia, la nostra ortofrutta rischia di perdere progressivamente la sua base produttiva, le sue ‘eccellenze’, l’occupazione, il presidio del territorio, aprendo le porte all’import dall’estero (che già oggi pareggia l’export). Senza imprese che fanno reddito, il fenomeno del lavoro nero è destinato a crescere, non a diminuire. E qui il ministro si dovrà confrontare anche con la Grande distribuzione cui chiedere un ruolo più attivo nella attuale crisi: ad esempio un impegno concreto a privilegiare il prodotto nazionale, almeno ad alcune catene se non a tutte. In definitiva: l’ortofrutta è a un punto di svolta. Dobbiamo decidere se accettare uno strisciante declino o rilanciare il nostro ruolo nel mercato globale. Il futuro della nostra ortofrutta sono i mercati rionali o i commerci mondiali? La risposta al dilemma è gravida di conseguenze per l’economia del paese, in particolare del Mezzogiorno.

Qui chiudo ricordando che restava da coprire l’altra casella fondamentale per l’Italia agroalimentare: il nome italiano per la Commissione europea. Anche qui c’era il nome ‘giusto’, quello di Paolo de Castro, che poteva contare sulla spinta di un governo ‘amico’. Nonostante Paolo potesse esibire sul petto tutte le medaglie necessarie per ambire al ruolo di commissario all’Agricoltura, la scelta del Governo Conte bis è stata diversa. Alla Commissione Ue è finito l’ex premier Paolo Gentiloni, presidente Pd, rimasto fuori dai giochi del nuovo governo. Un’altra occasione perduta per l’agricoltura italiana. Per Gentiloni con ogni probabilità l’Italia chiederà un incarico di peso, tipo la Concorrenza. Incarico importante ma di quale utilità per l’Italia? Nessuna.

Lorenzo Frassoldati

direttore del Corriere Ortofrutticolo

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