CIMICE, IL GRIDO D’ALLARME DI REMO PATERNO (CIO): LETTERA ALL’ASSESSORE

La drammatica diffusione della cimice asiatica, che sta distruggendo i raccolti di pere, kiwi, mele (ma non solo), specie nel centro nord, continua a creare enormi difficoltà a molti produttori  ortofrutticoli. Tra questi c’è Remo Paterno (nella foto), presidente dell’op trentina CIO (consorzio interregionale ortofrutticolo), che lancia un grido dall’allarme alle istituzioni. L’imprenditore, tra l’altro protagonista del Corriere Ortofrutticolo nel 2018, ha scritto all’assessore regionale all’Agricoltura del Trentino Giulia Zanotelli, per sottolineare la gravità della diffusione dell’insetto, che sta mettendo in ginocchio molte imprese associate all’op.

Lo stesso Paterno precisa che è stata avvisata anche Italia Ortofrutta, l’Unione nazionale di cui l’organizzazione di produttori trentina fa parte, che ha prontamente fatto inoltrare la lettera al ministero delle Politiche agricole con l’obiettivo di far istituire un apposito tavolo di emergenza.

Qui sotto riportiamo integralmente la lettera inviata da Remo Paterno all’assessore regionale e dirigenti provinciali.

 

Egregio Assessore,

è con viva preoccupazione che mi rivolgo a Lei e per conoscenza al Dirigente del Servizio Agricoltura, alla Direttrice dell’Ufficio fitosanitario, ai vertici della F. Mach,

non potendo esimermi

come Presidente dell’Organizzazione di Produttori C.I.O. Sca dal recepire la decisa inquietudine delle nostre Realtà associate che, iniziate le raccolte nelle zone frutticole dei territori in Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia si vedono costantemente assillare da continue evidenziazioni da parte di molteplici produttori, oltretutto alquanto qualificati, che stanno riscontrando ingentissimi danni in particolare su talune produzioni frutticole in fase di raccolta. Si manifestano infatti palesi rilievi di danni, anche superiori al 60-70% sulle pere e già nell’ordine del 30-40% sulle mele, solo in parte ridotti ove sono presenti coperture monoblocco con chiusure degli impianti antigrandine con reti antinsetto perimetrali. Danni che ho avuto modo di constatare personalmente nel corso di recenti visite anche accompagnato, nell’occasione, da funzionari delle Province Autonome di Trento e Bolzano.

Mi riferisco ovviamente alla gravissima situazione che sta ormai affliggendo in maniera palese l’intera frutticoltura, come appare in gran parte dell’Italia Centro-Settentrionale, data la devastante presenza in tali aree della famigerata cimice asiatica.

L’ormai evidente comparsa della stessa anche nelle nostre zone del Trentino e dell’Alto Adige, fortuitamente in maniera ancora contenuta, non può che rafforzare questo mio grido d’allarme che è comune ormai a tutti i frutticoltori e non può essere disatteso, dovendo trovare significative, rapide risposte per limitare l’espandersi ed il proliferarsi indiscriminato di tale nefando insetto, se non si vuole rivivere le tragiche ripercussioni quali quelle causate a suo tempo dalla phytophthora sulla vite, dalla psilla sul pero e dalla sharka sul susino.

Pur apprezzando la consapevolezza e l’interessamento da parte Sua manifestato con la convocazione dell’incontro di data 25 giugno a S. Michele all’Adige ed a conoscenza del confronto sul tema promosso ed organizzato recentemente dalla Regione Veneto con il coinvolgimento degli assessorati delle Regioni di Emilia Romagna – Lombardia – Friuli Venezia Giulia – Piemonte – Provincie Autonome di Trento e Bolzano oltre al Veneto da cui è emersa la richiesta di un tavolo di Emergenza a livello Ministeriale, tutti noi frutticoltori ci attendiamo dagli Enti preposti misure concrete, non solo preventive, anche con l’introduzione di principi attivi, seppur nel rispetto della sostenibilità ambientale e igienico sanitaria, che ne combattano la presenza dandone ai produttori una chiara direttiva di applicazione.

Pare doveroso ribadire, considerato il ruolo amministrativo che mi vede investito nell’ambito dell’Unione Nazionale Italia Ortofrutta, a cui da molto tempo aderisce anche la nostra Organizzazione di Produttori, di aver doverosamente trasmesso l’informativa alla stessa Unione affinchè unitamente ad altri rappresentati delle zone coinvolte dal famigerato evento sia prontamente trasmessa a livello ministeriale.

A motivato giudizio, che non può che configurarsi più che fondato, risulta in prospettiva, tale problematica assai grave in Trentino, anche vista la conformazione del territorio e la ridotta superficie delle aziende frutticole che ne limitano maggiormente la realizzazione di coperture protettive.

Il problema è improcrastinabile e necessita di agire da subito con ogni mezzo adeguato. Non possiamo pensare ad un territorio Trentino ed Altoatesino senza la FRUTTICOLTURA, sia a salvaguardia dell’ambiente che della notevole occupazione di personale che tale attività richiede, nonché al conseguente indotto. Trattasi in sostanza dell’economicità dell’intero contesto sociale e che comporta quindi la consapevolezza di non lasciare ad altri il delicato compito di intervento, ma bensì di sentirsi obbligati ad affrontare il grave problema tutti assieme con i molteplici operatori di settore.

Fiduciosi in merito, mentre si assegna modestamente la massima disponibilità da parte della scrivente OP, si coglie l’occasione per porgere distinti saluti.

Il Presidente

Remo Paterno