LA SFIDA DELL’ESTREMO ORIENTE PER L’EXPORT ITALIANO

Per quanto sia il mercato più lontano, l’Estremo Oriente è diventato la nuova sfida dell’export italiano di ortofrutta. La persistente chiusura della Russia, con 5 lunghi anni di blocco, ha imballato il mercato europeo rendendo tutto più difficile. Il resto lo fanno i nuovi competitor, a partire dalla Polonia, che con le mele ci ha sfilato il Nordafrica. Il risultato: l’export italiano di ortofrutta è in calo e non si capisce ancora come potrà venir fuori dalla crisi. La soluzione c’è, si chiama Cina. Se perdiamo il treno per la Cina, non usciremo più dal tunnel. Ci provano tutti, noi siamo al palo perché non abbiamo mandato ancora nessun ministro a trattare con i cinesi per superare le barriere burocratiche che impediscono ai nostri prodotti di punta, ad eccezione del kiwi, di entrare in quell’enorme mercato. La politica non si è spesa fino ad oggi come si deve per l’ortofrutta e il settore soffre maledettamente. Il dossier pere in Cina è fermo, niente all’orizzonte per le mele, transit time troppo lungo per le nostre arance senza la ferrovia o le navi stiva (il protocollo in vigore per l’arancia rossa va decisamente migliorato o rimarremo ai margini anche con le arance perché il trasporto sulle navi-container è troppo lungo). Non parliamo degli altri prodotti, dove per ora siamo completamente tagliati fuori e senza prospettive.
Eppure avremmo aziende pronte a scattare nel mercato cinese con potenzialità notevoli, che mordono il freno ma sono ferme ai confini. La joint venture OmniFresh è una di queste. Costituita nel 2018 da RK Growers e VIP Val Venosta per lanciare in Asia la mela Ambrosia di origine italiana ha aperto una filiale a Hong Kong che già funziona molto bene. La joint venture ha una capacità di fornitura di oltre 400 mila tonnellate di mele italiane premium, pari a oltre il 20% della produzione melicola totale in Italia. Kevin Au Yeung, manager per il mercato asiatico di Omnifresh, è ottimista per i mercati che sono già aperti, come Hong Kong appunto, Singapore e Malesia, oltre all’India. Tra qualche mese si apriranno – solo per le mele – Vietnam e Taiwan, ma sono troppi i mercati ancora chiusi, ma soprattuto c’è da aprire il grande sbocco cinese. E’ lì che si possono fare grandi numeri, che c’è posto per tutti i nostri grandi esportatori, che l’export esce dal tunnel.
Abbiamo un nuovo ministro dell’Agricoltura. Il messaggio è chiaro. Speriamo che passi. (a.f.)
(il sevizio completo con il report di Asia Fruit Logistica nel numero in distribuzione di Corriere Ortofrutticolo)