EXPORT, L’APPELLO DI SUGLIA ALLA POLITICA: “SERVE UN PIANO UNICO PER L’ORTOFRUTTA”

Si sente umiliato e offeso per come viene trattata l’ortofrutta italiana e nello specifico l’uva da tavola nazionale. Barriere fitosanitarie ancora invalicabili, accordi bilaterali con Paesi strategici ancora assenti o in estremo ritardo, con conseguenti occasioni perse in aree fondamentali e ormai imprescindibili per l’export ortofrutticolo italiano come l’Asia, che fanno crescere l’amarezza. Giacomo Suglia (nella foto), imprenditore pugliese, presidente di Apeo e vice presidente nazionale di Fruitimprese, affonda il dito nella piaga di un Paese, il nostro, incapace di dire la sua sui mercati internazionali, specialmente quelli più lontani.

“È assurdo che un Paese come il nostro, in prima linea nel rispetto dei disciplinari, di regolamenti e certificazioni, non abbia ancora la possibilità di esportare la propria merce in nazioni chiave come la Cina”, afferma Suglia che rincara la dose affermando come sia mortificante vedere altri Paesi che inviano i loro prodotti nel Paese asiatico e l’Italia invece rimanga spesso al palo.

Vediamo se questo governo ha la volontà concreta di sbloccare la situazione”, sottolinea Suglia. “Serve mettere attorno ad un tavolo i ministeri – Mipaaf e Mise – le associazioni di categoria, a partire da Fruitimprese, e gli operatori che da tempo chiedono alla politica di agire per aprire nuovi mercati”. Il presidente di Apeo insiste e, riguardo nello specifico al mercato cinese (poi in realtà replicabile per molti altri Paesi) aggiunge: “Andare avanti con un dossier alla volta, prodotto per prodotto, è una follia. Così non andiamo da nessuna parte. I tempi si allungano a dismisura. Serve aprire le porte a tutta l’ortofrutta italiana. Serve insomma un grande accordo per l’ortofrutta”.

Il comparto paga ancora lo scotto di essersi visto sorpassare da altri Paesi competitor nella corsa alla “conquista” della Cina e di altre mete extra Ue. Riguardo per esempio all’uva da tavola fa clamore l’apertura di Pechino al prodotto portoghese, ancora di più rispetto a quello spagnolo. “L’Italia è il terzo Paese al mondo per produzione di uva da tavola e veniamo scavalcati perfino dal Portogallo, che su questo prodotto di certo non può essere paragonato con le nostre produzioni. È assurdo. Gli operatori italiani sono presenti in massa alle fiere di settore, sono dotati di uno spiccato spirito imprenditoriale ma il tutto non viene agevolato dalla politica. Ci sentiamo offesi. I ministeri – dal Mipaaf al Mise – devono fare la loro parte e intervenire con forza. Subito”.

L’Italia fatica ad aprirsi nuovi spiragli commerciali importanti fuori dall’Europa come conferma lo stesso vice presidente di Fruitimprese, che ricorda come, sempre per l’uva, la chiusura del mercato russo stia pesando ancora in maniera determinante nelle esportazioni delle aziende italiane. “Il mercato europeo non basta, così come il medio Oriente. Dobbiamo spingerci più in là: Cina in primis, ma anche Giappone, Vietnam, Thailandia. Finora è stato fatto troppo poco. Bisogna creare alleanze e accordi bilaterali in fretta, altrimenti rischia di essere troppo tardi”.

Emanuele Zanini