APERTURA DIURNA, AMPLIAMENTO DI GAMMA E SERVIZI: SERVE UNA VISIONE NUOVA PER I MERCATI DI DOMANI

Lo stato di salute dei Centri Agroalimentari e dei Mercati all’Ingrosso non è certamente dei migliori: queste realtà, da sempre componente indispensabile del tessuto economico e sociale, stanno perdendo competitività e operatori.
Per uscire da questa situazione è necessario intervenire in modo sostanziale sul sistema nel suo complesso, facendo scelte coraggiose, a partire dallo spostamento degli orari di apertura e dalla revisione del modello organizzativo. Oggi lavorare di notte non ha più le motivazioni presenti nel secolo scorso, mentre aprire i mercati di giorno innescherebbe un circolo virtuoso in grado di invertire il trend negativo.
Un Mercato che lavora di giorno è una struttura in grado di attrarre operatori commerciali diversi diventando così un Centro Agroalimentare multi-merceologia, quale avevamo disegnato già nel Piano Mercati del 1986. Quel Piano, una grande iniziativa, ha portato alla costruzione dei nuovi Centri Agroalimentari, ma le vicende politico-giudiziarie dei primi anni ’90 hanno ostacolato la realizzazione compiuta della visione strategica originaria, avendo fatto saltare l’intero sistema di raccordo istituzionale e politico-sindacale. I Centri Agroalimentari sono stati tenuti in piedi dalla sola ortofrutta, la quale però oggi non basta più. E non si può pensare di attirare nuovi attori continuando con questo tipo di organizzazione e di orari.
La parabola del Piano Mercati si è conclusa nel 2010, ed ora è urgente rilanciare una fase nuova, di fatto portando a compimento l’idea originaria, cioè quella di trasformare i Mercati ortofrutticoli in qualcosa di più ampio e articolato.
Gli stessi operatori ortofrutticoli ormai stanno stretti dentro l’attuale modello organizzativo: sono obbligati a cercare all’esterno quell’agibilità operativa e quei servizi che ormai sono indispensabili per il buon funzionamento di un’impresa, ma che nelle nostre strutture non trovano cittadinanza. Un operatore deve poter trovare tutti i servizi dentro il Centro Agroalimentare: a partire dalla logistica, che nell’era digitale è diventata qualcosa di molto articolato e sofisticato ed è più che mai vitale; ma anche magazzino, refrigerazione, controlli qualità… E questo non soltanto per l’ortofrutta, ma per tutte le merceologie.
L’altro passaggio necessario, infatti, consiste appunto nell’allargamento della gamma merceologica all’intero comparto agroalimentare: soggetti diversi che operano in autonomia ma dentro un sistema articolato, fatto di pluralità di servizi e di pluralità di offerta. Non soltanto frutta e verdura, ma anche pesce, carne, pasta, insomma tutto ciò che finisce sulla tavola delle famiglie. Con l’avvertenza che ogni prodotto deve essere caratterizzato da una qualità eccellente garantita da operatori altamente professionalizzati.
Il futuro sta in Centri Agroalimentari integrati, che lavorano di giorno e garantiscono una fornitura integrata di tutto l’alimentare, con la merce consegnata a domicilio anche – e soprattutto – dentro i centri cittadini con veicoli ecologici. Con le nuove tecnologie, agendo in collaborazione tra gli operatori delle diverse merceologie, sotto la regia di un coordinamento attento, si possono gestire ordini, pagamenti e consegne anche di piccolissime quantità di molte referenze. Centri Agroalimentari così organizzati sarebbero in grado di servire i clienti tradizionali come i dettaglianti ma anche clienti finora poco intercettati come ad esempio l’horeca. Sarebbero flessibili e vivaci, pronti ad assecondare i continui, rapidi cambiamenti della società.
Viviamo in una società che sta riscoprendo gusti e sensibilità che negli ultimi decenni si erano smarrite. Vedo a Torino che rifioriscono i negozi al dettaglio. Il consumatore sta tornando a volere la qualità e la salubrità degli alimenti. Le nuove generazioni, i Millennials e più ancora i giovanissimi hanno sviluppato una sensibilità ecologica e salutista che solo 20 anni fa non c’era. Non è una mia illusione: tutti gli studi sociologici e di marketing evidenziano che i 30-35enni e ancor di più i ventenni – cioè i clienti di domani – sono disposti a spendere denaro in più in cambio di sostenibilità ambientale e anche etica. Non c’è più la fedeltà alla marca, c’è la fedeltà ai valori etici ed ecologici.
Il sentire dei consumatori sta cambiando in modo importante, le esperienze di acquisto altrettanto, la tecnologia ha aperto possibilità impensabili fino a poco tempo fa. E’ tempo che anche gli operatori dei Mercati e gli enti gestori colgano questi segnali e si organizzino di conseguenza.
Il recupero di un dettaglio di qualità può essere la strada anche per riconvertire quei numerosi Mercati all’ingrosso che ormai languono senza prospettive. In Spagna ci sono 20 mercati all’ingrosso, in Germania 15, in Italia siamo nell’ordine delle centinaia. E’ necessaria una razionalizzazione anche in questo senso a livello nazionale, trasformando le strutture più piccole in piccoli centri agroalimentari al dettaglio attenti più alla qualità che al prezzo. In tal modo si garantirebbe pure l’utilizzo di strutture che sono nate per una destinazione molto specifica e sono quasi impossibili da riconvertire ad altri usi.
In generale gli immobili ospitanti l’attuale modello di Mercato, realtà chiusa in se stessa e che si sta avvitando in una crisi più o meno prossima, non hanno un valore riconosciuto. Rivitalizzare i Centri come appena proposto significherebbe anche valorizzare gli immobili dal punto di vista patrimoniale. E questo sarebbe nell’interesse di tutti quanti: dagli enti pubblici e dalle società proprietarie agli enti gestori, agli stessi operatori grossisti.
E’ una visione che per essere attuata ha bisogno che tutto il sistema si muova compatto, per prendere un’iniziativa concertata ma anche per costruire quelle alleanze politico-sindacali che sono indispensabili a tutti i livelli, fino a quello governativo. Bisogna che enti gestori e operatori tornino a muoversi all’unisono, perché quando lo fanno hanno la possibilità e la capacità di realizzare cose importanti, come la storia degli ultimi 30 anni insegna, nel bene e nel male.
Oggi i due interpreti di riferimento del mondo dei Mercati sono la rete Italmercati e Fedagromercati. Hanno avviato una collaborazione. Essa dovrebbe essere portata avanti con grande decisione nel segno di una visione comune pur nel rispetto di ruoli e competenze di ognuno. Non solo una visione ma anche un’azione concertata, per esempio in occasione di incontri negli ambiti istituzionali e delle organizzazioni del commercio, in occasione di fiere ed eventi nazionali ed internazionali, nell’ambito della comunicazione troppo spesso sottovalutata, nell’ambito degli studi e delle analisi di settore. Una visione e un’azione comuni alimentate da solide basi e che abbia un suo perno, un suo riferimento, una sua ’stanza operativa’. Il mondo dei Mercati solo trovando una seria unità di intenti può essere più forte. Per nostra fortuna, le condizioni per lavorare bene e con efficacia insieme ci sono ancora. Ma non è un tempo senza fine.
Ottavio Guala
presidente onorario Fedagro