BIO-ON (BIOPLASTICHE), I VERTICI NELLA BUFERA: BILANCI FALSI. TRE MISURE CAUTELARI

False comunicazioni sociali da parte di una società quotata e manipolazione del mercato: sono le accuse nei confronti dei vertici di Bio-On, società bolognese quotata in Borsa e operante nel settore delle bioplastiche, operante anche per il settore ortofrutticolo. Nove persone indagate (fra amministratori, sindaci, direttore finanziario e revisore), tre le misure cautelari personali emesse dal Gip di Bologna, destinate a figure apicali dell’azienda.

Agli arresti domiciliari, come riporta Il Resto del Carlino, il socio e presidente del consiglio di amministrazione Marco Astorri, mentre per il socio e vice presidente del consiglio di amministrazione Guy Cicognani e per il presidente del collegio sindacale Gianfranco Capodaglio è scattata una misura cautelare interdittiva: divieto di esercitare funzioni direttive di persone giuridiche.

Nell’ambito dell’operazione ‘Plastic Bubbles’ condotta dalla Guardia di Finanza, è stato disposto anche il sequestro di beni per complessivi 150 milioni, pari al valore del profitto dei reati commessi.

La sede di Bio-On

Il gruppo, che concede in licenza e produce bioplastiche innovative, è stato da fine luglio al centro di un caso, da quando cioè è stato oggetto di un report del fondo speculativo Quintessential, che aveva messo in dubbio la trasparenza dei bilanci e le capacità produttive dello stabilimento di Castel San Pietro Terme. Nel report, dal titolo ‘Una Parmalat a Bologna’ si parlava di una società che si regge su “un castello di carte”, ha una “situazione finanziaria precaria” e una contabilità che “presenta serie irregolarità”. Bio-on, guidata dal presidente Marco Astorri, aveva smentito e presentato denuncia.

I finanzieri del Comando provinciale di Bologna, ricorda ancora Il Carlino, hanno eseguito anche diverse perquisizioni in Emilia Romagna, Lombardia e Lazio. L’indagine delle Fiamme Gialle ha evidenziato “numerose irregolarità nella formazione di bilanci e nell’informazione societaria riportata al Mercato, con particolare riferimento ai ricavi e al livello di produzione dichiarati”.

La capacità produttiva di bio-polimeri dell’impianto di Castel San Pietro, infatti, veniva rappresentata come di mille tonnellate l’anno, quando in realtà dall’inizio del 2019 ad oggi si attestava sulle 19 tonnellate. Nel dettaglio è stato rilevato come gran parte dei ricavi iscritti nei bilanci della società dal 2015 al 2018 fosse non veritiera, con riguardo alle tempistiche e modalità di realizzazione, mentre parte dei ricavi generati da cessioni di licenze nei confronti di due joint venture contabilizzate nel 2018, sarebbe frutto di operazioni fittizie.

I sequestri hanno riguardato beni e risorse finanziarie degli indagati fino al raggiungimento dell’importo del profitto del reato, quantificato in 36 milioni di euro, nonché le azioni della società quotata nella disponibilità degli stessi, il cui valore ammonta a circa 115 milioni di euro.

Titoli sospesi in Borsa

Borsa Italiana annuncia che i titoli di Bio-on “sono sospesi dalle negoziazioni” e che “seguiranno comunicazioni”. La decisione arriva dopo che la procura di Bologna ha emesso la serie di misure cautelari nei confronti del gruppo.

Le spiegazioni del Gip

“Le false informazioni di bilancio sono risultate strettamente funzionali ad accrescere la capitalizzazione” e, conseguentemente, rendere più appetibili sul mercato le azioni della società. Così il Gip del Tribunale di Bologna, Alberto Ziroldi, descrive nell’ordinanza la strategia adottata da Bio-on. Una strategia comunicativa utilizzata dal presidente del cda, Marco Astorri, finito agli arresti domiciliari, che il Gip definisce ancora “roboante, ammiccante, ed ottimisticamente proiettata verso obiettivi sempre più significativi che sottaceva alcuni dati di fondo sviluppati dall’attività d’indagine”, e che è riuscita a creare nel mercato aspettative ingannevoli di forte crescita, influenzando significativamente l’andamento del titolo. Una condotta che, hanno spiegato gli investigatori, ha consentito di raccogliere ingenti risorse finanziarie e generare indebiti vantaggi economici per i soci, anche a seguito della cessione di warrant collegati al titolo.

(Fonte: Il Resto del Carlino)