CLEMENTINE DI CALABRIA, IN GDO VENDITE SUBITO SOTTOCOSTO. I PRODUTTORI: “MOLTO PREOCCUPANTE”

Parte con il piede il piede sbagliato la campagna delle Clementine di Calabria che debuttano sugli scaffali della Gdo con vendite sottocosto di 50 centesimi già dai primissimi giorni di raccolta con cali produttivi del 50%.

La corsa al ribasso emerge senza esclusione di colpi dalle offerte che, sin dal week-end appena trascorso, si sono trovate sugli scaffali delle principali insegne della Gdo. I prezzi oscillavano dall’offerta a 80 centesimi al chilo proposta da Tigros per il prodotto certificato Igp, ai 79 centesimi di Eurospin, ai 99 centesimi di Conad (‘Percorso qualità’) fino a 1,29 euro di Aldi.

La denuncia arriva dal Consorzio di Tutela delle Clementine di Calabria Igp che ha evidenziato da subito le anomalie di mercato che si starebbero realizzando sia sulle vendite in campo (piccoli produttori in ordine sparso), che – a catena – anche da parte di alcune Organizzazioni di produttori importanti che si sono fatte parte attiva della corsa al ribasso.

Giorgio Salimbeni

“È una situazione preoccupante – denuncia in esclusiva per il Corriere Ortofrutticolo, Giorgio Salimbeni, presidente del Consorzio – tanto più che quest’anno manca la metà del prodotto per problemi climatici e la campagna è iniziata la settimana scorsa in ritardo di quindici giorni. Il consorzio non può intervenire nelle operazioni commerciali private perché ha solo una funzione di tutela e di promozione ma abbiamo sollecitato il mondo politico, locale e nazionale perché le pratiche di sottocosto non sono solo un problema agricolo. La produzione di clementine rappresenta la prima attività del comune di Corigliano-Rossano, mandare all’aria questo comparto significa creare un serio problema di disoccupazione. Ditemi voi come si fanno a pagare i contributi ai braccianti con questi prezzi. A chi viene addebitato realmente il sottocosto?”. 

Per questo, la settimana scorsa la senatrice calabrese Rosa Silvana Abate (M5S), capogruppo della Commissione Agricoltura al Senato, ha presentato un disegno di legge in attesa che venga recepita la direttiva De Castro sulle pratiche sleali.

“Il ddl coordina due normative già esistenti, una del 2015 e l’art. 10 del decreto emergenze – ci spiega Abate –. Si basa su due punti sostanziali. Da un lato il divieto assoluto per le compravendite ortofrutticole sottocosto e dall’altro sulla trasparenza, nel senso che tutti i passaggi della filiera dovranno essere documentati per capire, in sostanza, dove si verificano le anomalie. È un’iniziativa che vuole difendere i produttori non solo del comparto clementine ma di tutti i comparti produttivi interessati da queste distorsioni di mercato come anche, ad esempio, albicocche e pesche”

In tutta la Calabria sono circa 20mila gli ettari impegnati nella coltivazione di Clementine per una produzione annuale media di circa 4 milioni di quintali di un’eccellenza 100% made in Italy. Mentre sono appena 800 gli ettari aggregati sotto il marchio dell’Igp. Una situazione arcinota in Calabria, e in genere in tutta la Penisola, dove il mondo produttivo fa fatica a creare massa critica per arginare l’eccesso di potere contrattuale da parte della Gdo.

Natalino Gallo: “Impossibile lavorare così”

Natalino Gallo

“Il paradosso – ha affermato Natale Gallo, presidente di Agricor, la principale Op di Clementine di Calabria con i suoi 79 soci – è che il prodotto spagnolo viene venduto a 2,68 al chilo. È impossibile lavorare in queste condizioni. Quest’anno, poi, i costi sono triplicati a causa dei cambiamenti climatici. La siccità e il calo dei volumi ci hanno costretti ad aumentare le irrigazioni e a fare potature, cosiddette verdi, perché le piante erano scariche. Per questa via, se il produttore non prende almeno 70-80 centesimi al chilo, possiamo dire che abbiamo finito di produrre clementine. Le aziende qui sono tutte indebitate. Al momento, la prima iniziativa che abbiamo messo in campo, è stata di informare tutti i nostri associati che alcune aziende stanno vendendo sottocosto, ma serve un intervento politico”.

In controcanto, la stessa denuncia arriva anche da tutte le associazioni di categoria come ad esempio anche Coldiretti Puglia che, in un comunicato di ieri denuncia: “Prezzi stracciati, offerte e promozioni stellari, aste al doppio ribasso quali sistemi capestro e vere e proprie turbative di mercato che anche per gli agrumi alimentano le distorsioni lungo la filiera”. In particolare per le clementine pugliesi, la Coldiretti denuncia cali di volumi fino al 70% nella sola provincia di Taranto, in particolare nell’areale di Palagiano.

“Contestiamo il meccanismo della vendita sottocosto, in particolare nel settore alimentare, in quanto capace di produrre un vero e proprio illecito concorrenziale – denuncia Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia -. Daremo battaglia perché venga accertata l’origine di prodotti in vendita e il meccanismo dei sottocosto e delle offerte a prezzi stracciati fino ad arrivare a denunciare i fenomeni speculativi ai competenti organi di controllo, perché non è pensabile una ennesima campagna agrumicola disastrosa come quella del 2018-2019, quando gli agricoltori hanno addirittura espiantato gli alberi perché costretti a cambiare indirizzo produttivo”.

Mariangela Latella