LA SVOLTA DI COLDIRETTI. BOTTA E RISPOSTA TRA CORRADO GIACOMINI E LORENZO FRASSOLDATI

Cosa sta succedendo in casa Coldiretti? “La Repubblica Affari&Finanza” ha dedicato l’articolo di apertura e ben due pagine a quello che ha definito “la nuova eccentrica super-potenza del lobbismo italiano: la Coldiretti”. La DC era la “Balena Bianca”, la Coldiretti nata 75 anni fa come costola “contadina” della DC, è diventata ora la “Balena Verde”, più viva che mai e la sua forza è data da 1,6 milioni di iscritti e da 4.114 sezioni comunali. Non c’è nessun partito che possa vantare una tale numero di iscritti e una così capillare organizzazione sul territorio !! Inoltre, questa forza le consente ora, come dice il presidente Ettore Prandini “di trasformare, strada facendo, i nemici in alleati”. Da tempo Coldiretti ha stretto rapporti con i consumatori diventando promotrice di nuovi modelli di consumo legati ai prodotti made in Italy e a chilometro zero, ora con Filiera Italia, l’associazione aperta alle industrie e alla grande distribuzione alimentare (si veda, ”Così Coldiretti vuole fare piazza pulita di coop, Op,OI e delle altre organizzazioni agricole”, sul Corriere Ortofrutticolo, dicembre 2018) , si propone di diventare l’interlocutore diretto del settore agricolo con le altre fasi della filiera, chiamate a difendere le nostre eccellenze alimentari. Proprio per evitare conflitti con Federalimentare che si sente un po’ accerchiata da Filiera Italia, l’organizzazione contadina sta pensando di trasformare la natura della holding che ha creato nel settore agroalimentare da associazione a fondazione, per accentuare i suoi obiettivi ideali e togliere eventuali aree di competizione con l’organizzazione di Confindustria.
Le buone intenzioni di Prandini sono tutte da verificare, ma certamente sono un segnale della svolta che sta registrando la strategia di Coldiretti, forte del suo potere e della debolezza delle altre organizzazioni professionali agricole e cooperative, che non può essere messa in dubbio dall’incidente tra SIS, importante azienda attiva nella produzione e vendita di sementi controllata di fatto da Coldiretti, e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il 9 ottobre 2019 l’Autorità Antitrust ha concluso la propria istruttoria rilevando lo sfruttamento della posizione dominante da parte di SIS a danno di coltivatori interessati alla semina e al raccolto del grano Cappelli, in particolare se non iscritti a Coldiretti. In attesa delle controdeduzioni da parte di SIS, tuttavia questa notizia non vuole essere un subdolo inciso per mettere in dubbio le intenzioni dl Prandini, ma un avvertimento che non tutti, soprattutto la vecchia Coldiretti, condividono la sua strategia.
Un recentissimo segnale della volontà di Prandini di trasformare i nemici in alleati è la sua partecipazione, non prevista, all’Assemblea della Alleanza Cooperative Agroalimentari e della Pesca con un intervento nel quale ha aperto e chiesto la collaborazione su alcuni temi urgenti per l’agricoltura italiana: i dazi, le sanzioni al mercato russo, le carenze nella logistica e le difficoltà nel settore lattiero caseario, anche rivedendo, come chiede Granarolo, la posizione di Coldiretti circa la durabilità del latte fresco.
Sul fatto che ci fosse una situazione di tensione tra le storiche organizzazioni della cooperazione (Confcooperative, Lega delle Cooperative e Associazione Generale Cooperative Italiane) e Coldiretti non ci sono dubbi, dopo che Coldiretti, accusando la cooperazione storica di tutti i misfatti possibili, aveva creato la propria organizzazione Uecoop. Non solo, per contrapporsi alla forza di Coldiretti le altre organizzazioni professionali agricole e quelle cooperative si sono anche unite in Agrinsieme.
Purtroppo la politica, soprattutto in questi ultimi tempi, ci ha abituato che non si può mai dire mai, è anche vero però che questa politica ci ha mostrato che non si può raggiungere assieme un obiettivo se non si ha qualche cosa in comune. Mi auguro che Coldiretti e Alleanza delle Cooperative Italiane trovino quello che le unisce, altrimenti c’è il rischio che anche questa diventi solo una operazione di potere.

Corrado Giacomini

economista agrario

 

Caro Corrado,

solo una postilla alla tua lucida e documentata analisi. Anch’io ho notato un cambio di passo della Coldiretti con la presidenza Prandini, dopo gli anni un po’ grigi e burocratici del suo predecessore Moncalvo.

Un cambio di passo sui temi dell’internazionalizzazione, dell’export, delle infrastrutture, del gap logistico ed energetico. In una parola si parla (finalmente) di rilanciare la competitività delle imprese, non solo di mercati contadini, chilometro zero e protezionismo a tutti i costi.

Un’altra grande novità ci riguarda (positivamente) da vicino ed è la rinnovata attenzione al sistema ortofrutta, e non può che far bene al comparto che attraversa una fase di forti difficoltà sia per la cimice asiatica sia per il combinato disposto di prezzi bassi-consumi calanti-export in ritirata.

E’ evidente che la Coldiretti non vuole più fare solo il sindacato, anche se la sua forza viene da lì. Vuole giocare a tutto campo come una grande forza sociale, economica e anche finanziaria grazie a quell’hub di importanti relazioni societarie e imprenditoriali messo in piedi con la doppia operazione Filiera Agricola Italia e Bonifiche Ferraresi. Da un lato si guarda al consumatore con la vendita diretta e i mercati di Campagna amica, dall’altro si cercano rapporti diretti con l’industria alimentare e la Grande distribuzione: ecco in sintesi la strategia del ‘tutto campo’. Inoltre l’aver puntato da sempre su una comunicazione martellante ha condizionato favorevolmente l’atteggiamento dei media e della politica a livello nazionale e regionale che spesso guarda alla Coldiretti (e alla sua forza elettorale) come l’unico sindacato agricolo in campo.

Inevitabile che tanta arrembante strategia bipartisan (Coldiretti va d’accordo con tutti: con Renzi, Salvini, Di Maio, con Conte, con i giallo-verdi e i giallo-rossi, con i ministri di tutti gli schieramenti…) abbia creato qualche mal di pancia da un lato sul fronte imprenditoriale (Federalimentare) e dall’altro sul fronte cooperativo dove – dopo la nascita di Aci – la competizione è davvero spietata in particolare dopo il rilancio di Uecoop Coldiretti e la campagna-acquisti lanciata dalla nuova centrale nella casa ‘amica’ di Confcooperative. Ma anche qui piccoli segnali di svolta, e la presenza di Prandini alla recente assemblea di Alleanza Cooperative Agroalimentari – che tu segnali e che era passata quasi sotto traccia – fa capire che sono passati i tempi della competizione senza esclusione di colpi; o quantomeno sono prove di dialogo.

Resta il fatto che mentre nel mondo delle imprese la tendenza all’aggregazione e alla semplificazione è una strada obbligata, in agricoltura continuano a duellare la Coldiretti da un lato e dall’altro il fronte opposto riunito in Agrinsieme (Confagricoltura, CIA, Copagri e Cooperazione) come fossero nemici e volessero cose diverse, mentre invece quasi sempre vogliono le stesse cose ma ogni schieramento le persegue per conto proprio. L’esperienza di Agrinsieme poi sembra motivata più che altro dalla necessità di fare fronte comune allo strapotere di Coldiretti che dalla volontà di creare qualcosa di nuovo…

Quanto potrà durare questa prova muscolare tra fronti contrapposti mentre l’agricoltura italiana perde colpi e in particolare l’ortofrutta perde un primato dietro l’altro?

Dicevo del rinato interesse di Coldiretti per l’ortofrutta dopo l’aggregazione di Unaproa. Anche qui nel mondo delle OP ortofrutticole la frantumazione e la dispersione crescono. Ci sono due Unioni nazionali a dare più o meno gli stessi servizi, cui adesso si aggiungono le Professionali agricole e la stessa cooperazione agroalimentare. Non è il caso di progettare una semplificazione, se non altro per ridurre i costi?

Concludendo: quante volte abbiamo scritto che l’ortofrutta per essere un grande comparto economico manca di uno strumento fondamentale, una vera cabina di regìa che faccia lobby a tutti i livelli. Coldiretti ha dimostrato di essere una vera macchina da guerra quanto a lobby. Se le ormai croniche crisi di mercato, i prezzi, l’export in rosso, indurranno una buona volta tutti a sotterrare l’ascia di guerra per lavorare di sistema, la Coldiretti con la sua forza organizzativa può dare una mano decisiva al settore. E trasformare “i nemici di ieri in alleati di domani”. Perché la guerra non ha senso farsela dentro la filiera, è solo una guerra fra poveri. Il Grande Fratello, il Padre Padrone con cui bisogna vincere il braccio di ferro sta fuori della filiera, si chiama Grande distribuzione.

Lorenzo Frassoldati

direttore del Corriere Ortofrutticolo

l.frassoldati@alice.it