CARCIOFO SPINOSO SARDO, CLIMA E COSTI ALLA BASE DEL DECLINO

Il cambio climatico colpisce una delle eccellenze tipiche della Sardegna, il carciofo spinoso sardo, particolarmente vocato al consumo crudo, che negli ultimi dieci anni ha visto una progressiva riduzione delle superfici di circa 2.500 ettari arrivando oggi ad impegnare solo 4 mila ettari circa in totale.

“La tecnica di trapianto cosiddetta ad occhiello – spiega Fabio Peterle (nella foto di apertura) vivaista di Arborea in provincia di Oristano – usata per lo spinoso sardo, lo rende particolarmente sensibile ai cambi climatici a cui stiamo assistendo negli ultimi anni. Non esistendo una varietà a seme o a micro-propagazione per questo carciofo, l’unica alternativa per piantarlo è quella tradizionale, ossia prendere il bulbo delle vecchie piante e metterlo a dimora nel terreno. Ma l’eccesso di piogge nei periodi di trapianto o durante la raccolta, registrati negli ultimi due o tre anni, hanno determinato un abbassamento della qualità dei cosiddetti ‘occhielli’ che arrivano nel terreno, ad esempio, troppo umidi o comunque non in condizioni ottimali, causando una grande disomogeneità di raccolta nei campi che, in particolare quest’anno, è sotto gli occhi di tutti”.

La situazione naturalmente varia da azienda ad azienda e da territorio a territorio. Per quanto riguarda ad esempio, l’OP Campidanese, la riduzione dei volumi a causa del cambio climatico, è del 10%.

Salvatore Lotta

“Il vero problema – precisa Salvatore Lotta, presidente dell’organizzazione di produttori del Campidano – sono i costi. Coltivare spinoso, che è una varietà poco generosa perché fa dai cinque ai sette capolini a stagione, determina un progressivo aumento delle quotazioni. Perché, per rientrare delle spese di coltivazione, il produttore deve incassare almeno 30 centesimi a capolino, il che significa 80 centesimi alla vendita e prezzi al consumo non inferiori ad un euro a pezzo. Il plus di questa varietà è il suo sapore unico che peraltro è protetto da una DOP alla quale aderiamo. Tuttavia la tendenza dei produttori della regione è quella di orientarsi anche verso altre varietà”.

Oggi su circa 9 mila ettari coltivati a carciofo in Sardegna, solo 4 mila sono appunto destinati allo spinoso sardo mentre prendono sempre più piede varietà ibride a seme come la Thema, anche per la sua maggiore resa che arriva a 10 capolini a stagione e che pure si presta al consumo crudo e che occupa circa 3mila ettari in tutta la regione, o il romanesco con 2mila ettari coltivati.

Mariangela Latella

(fonte: Freshcutnews.it)