NEGOZIATI CON LA CINA, LE PERE AVRANNO LA PRIORITÀ

Il dossier sulle pere andrà avanti rispetto a mele e uva nella trattativa per l’accordo bilaterale con la Cina. Lo ha deciso il tavolo fitosanitario costituito appositamente a Ferrara con i principali player del settore che ha avuto anche il placet di Assomela e, in genere delle organizzazioni melicole.

Pere in Cina, Salvi: “Bisogna correre. Grandi aspettative”

“Abbiamo dato mandato agli uffici del Ministero – ha detto Marco Salvi, presidente di Fruit Imprese, nel corso del World Pear Forum di Futurpera – di dare priorità a questa filiera nei negoziati con la Cina. Adesso bisogna rimboccarsi le maniche ed iniziare a correre per arrivare ad una conclusione del dossier il prima possibile. Ho grandi aspettative per l’introduzione delle nostre pere su mercato cinese vista anche la felice esperienza con il kiwi che sta riscuotendo molta attenzione, specie quello giallo, quindi più dolce”.

Lo sbocco del mercato cinese rappresenterebbe un grande sospiro di sollievo per i nostri produttori se si considera che la classe abbiente di un Paese di circa 1,5 miliardi di abitanti, è composta da non meno di 400mila persone. “Sono famiglie disposte a spendere per un prodotto di qualità – ha detto Raffaella Danielato, esperta sinologa dell’ambasciata italiana a Pechino – cifre impensabili per i nostri produttori. Fino ad ora la richiesta di prodotti ortofrutticoli italiani in Cina è stata guidata dal canare Horeca e dagli chef che richiedono un certo tipo di qualità. Ma adesso, anche grazie al delivery home sviluppato da Alibaba, che distribuisce direttamente nelle case i prodotti appena importati, si cominciano a conoscere e richiedere sempre di più quelli made in Italy di qualità”.

Basti pensare alla prima esperienza delle arance appena spedite. Erano solo pochi container e sono andati a ruba a prezzi alle stelle, nel giro di poche ore. “Il cittadino cinese – precisa Danielato – ha una capacità di spesa superiore alla media europea e cerca prodotti freschi e soprattutto sicuri. Per averli, sono disposti a pagare più di quanto non possiamo immaginare”.

L’Italia perde posizioni

Nonostante queste prospettive che appaiono rosee, il nostro export ortofrutticolo, nel 2019 è al palo. Perdiamo progressivamente quote di mercato e, nel 2019 siamo sulla china per diventare un Paese importatore di ortofrutta.

“Se nel 2017 – precisa Salvi – la produzione ortofrutticola italiana fatturava quas 5 miliardi di euro in export adesso siamo arrivati a 4,5 miliardi perdendo circa il 10% della quota di mercato globale. Ma il dato peggiore è, che nel corso di questo stesso anno, siamo passati da un saldo positivo della bilancia commerciale di 1 miliardo di euro ai 40 milioni dei primi otto mesi del 2019 con le importazioni che, fino a luglio, superavano le esportazioni. In pratica siamo un Paese importatore ma non solo di esotico, ma anche di legumi e ortaggi di cui compriamo circa 800mila tonnellate contro le 600mila che esportiamo”.

Per quanto riguarda gli agrumi, importiamo addirittura il doppio di quello che vendiamo oltre confine. In sostanza, dopo l’embargo russo, gli spazi italiani soprattutto nei mercati vicini come quelli europei, se li stanno contendendo tutti. “Sulla pera stiamo rischiando l’appiattimento – denuncia Salvi – dal momento che è un settore dove, fino ad oggi, la Conference l’ha fatta da padrone anche perché, sul fronte distributivo è più facile da gestire. E’ questo quello che interessa ai distributori anche se va a discapito delle proprietà organolettiche che invece fidelizzano i consumatori”.

Le sfide da affrontare per il rilancio del comparto sono molte, a cominciare da una progettazione specifica su varietà di tipo club.

Bastoni: “Innovazione varietale fondamentale. Importante anche il comparto del trasformato”

“Siamo in una congiuntura tanto sfavorevole quanto rara – ha spiegato Ilenio Bastoni, direttore generale di Apofruit -. Le chiavi strategiche a cui guardare per il prossimi 3-5 anni sono obiettivi ambiziosi che serviranno a dare maggiore reddito alla base. Non ultimo è il settore della trasformazione che aiuta a mantenere elevati e costanti i valori. Anche se la produzione europea di pere non aumenta, la domanda cresce per cui bisogna sapere sfruttare le occasioni che può offrire il mercato. Fondamentale, in questo senso, è l’innovazione varietale. Sulla pera fino ad ora siamo rimasti indietro a guardare dalla finestra, forse perché le varietà esistenti davano, fino a ieri, risultati alla produzione. Ma su tante altre filiere, l’innovazione varietale ha portato alla svolta sul reddito. Tuttavia bisogna prendere in considerazione molti elementi per gestirla. Innanzitutto il fatto che ha senso che l’obiettivo è arrivare a un prodotto club perché in questo modo si possono governare le superfici, l’immissione del prodotto nel mercato e definire in anticipo le proprietà organolettiche”.

Mariangela Latella