FRUTTA ESTIVA, È UNA CRISI STRUTTURALE. APOFRUIT: “A RISCHIO DUE TERZI DELLE AREE”

La crisi della frutta estiva, ormai strutturale, va affrontata in uno scenario europeo e con strategie di largo respiro”, dicono su Apofruit Notizie n. 4 i massimi dirigenti della grande cooperativa cesenate: il direttore generale Ilenio Bastoni, il presidente Mirco Zanotti e il direttore commerciale Mirco Zanelli.
“Nella filiera frutticola, le pesche e le nettarine scontano ormai una crisi strutturale dove la produzione negli ultimi anni si è attestata sui 38 milioni di quintali, pur con andamenti differenti nei diversi Paesi. La Francia ad esempio ha scelto di pianificare un ridimensionamento, dimezzando negli ultimi dieci anni la produzione di pesche e nettarine e adottando un sistema protezionistico che ha concentrato le vendite sui mercati nazionali ed evitato contemporaneamente l’importazione di prodotto da Paesi potenzialmente concorrenti delle proprie produzioni locali. La Spagna, con costi di produzione competitivi ed elevata capacità distributiva, ha puntato invece sulla competitività ed efficienza e, grazie alle istituzioni che in maniera efficace e tempestiva hanno stipulato accordi bilaterali per abbattere barriere fitosanitarie, ha aumentato la propria quota di export soprattutto verso i Paesi dell’oltremare. L’Italia, ad oggi, si trova di fronte ad un bivio: decidere quale strategia adottare con la consapevolezza che puntare esclusivamente sul mercato interno significa ridurre di due terzi la superficie della nostra ortofrutta estiva”.

“Serve una regia europea”

“Il problema della sovrapproduzione continua infatti a minare l’andamento della frutticoltura estiva – aggiungono i tre dirigenti – e non è sufficiente il ridimensionamento messo in atto da un singolo Paese, serve una regia europea che riveda anche i piani strategici della PAC. Per questo Apofruit in merito a tutte le problematiche sopra esposte auspica che vengano presi provvedimenti strutturali e non emergenziali. Inoltre crediamo che sia necessario sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulle problematiche più generali che affliggono l’agricoltura. Da essa dipendono anche la tutela del territorio e del paesaggio stesso e la difesa di professionalità che, se perdute, vanno a penalizzare le competenze/ specializzazioni di un intero territorio. Un esempio è quanto accaduto nella fragolicoltura del Cesenate negli anni 70/80, che ha rappresentato un valore di specializzazione professionale importante, poi perduto quasi completamente. L’impoverimento in questi casi interessa tutto il territorio e la sua economia”.