“L’UNIONE FA LA FORZA”. L’APPELLO AL SETTORE DI ITALIA ORTOFRUTTA

Nel segno de “L’unione fa la forza” si è svolta ieri a Roma la giornata di celebrazione dei 50 anni di attività di Italia Ortofrutta Unione Nazionale. Tanti gli ex presidenti e gli ospiti che si sono alternati sul palco; presenti anche – evento raro quanto significativo – i rappresentanti di tutte le organizzazioni sindacali del settore oltre alle diverse cariche istituzionali, tra cui spicca il nome della Ministra Teresa Bellanova.

Un’occasione di festa per celebrare il passato e guardare al futuro, riassunta nelle parole del direttore Vincenzo Falconi nel suo intervento “Il sistema organizzato e i grandi temi del futuro agricolo”, che ha trovato il momento topico parlando della nuova OCM ortofrutta: “Il legame tra l’Unione (Italia Ortofrutta, ndr) e la politica è evidente. Il nuovo corso dell’Unione è stato avviato con l’OCM Ortofrutta e l’ortofrutta è cresciuta con l’Unione”.

“Ad oggi – commenta Falconi – è opportuno chiedersi come possiamo intervenire con l’OCM per dare risposte concrete alle criticità del settore e come stimolare nelle imprese meccanismi virtuosi. Considerando alcuni aspetti oggettivi, quali la non omogeneità di un sistema formato da soggetti (le OP) in concorrenza commerciale tra loro, la portata delle attuali criticità e l’inefficacia del porre nuovi obiettivi senza un adeguamento delle risorse, la nuova OCM dovrebbe riformulare le diverse percentuali di aiuto. Il fine da perseguire dovrebbe essere il sostegno di azioni volte al miglioramento dell’orientamento al mercato, alla ricerca e sviluppo e all’investimento in capitale umano, con l’inserimento di professionalità atte a dare risposte idonee alle nuove modalità di vendita (esperti di gestione interna, di logistica e flussi commerciali, addetti al commercio elettronico e responsabili in grado di sviluppare canali alternativi alla GDO). Inoltre – aggiunge a tal proposito – sarebbe importante determinare una serie di azioni speciali che possano essere realizzate solo ed esclusivamente da OP che lavorano insieme ad altre OP in un’ottica di collaborazione costruttiva”.

Passando poi a una analisi più puntuale del settore il direttore sottolinea che “i grandi obiettivi agricoli con cui dovremo confrontarci non possono non considerare la progressiva e inesorabile perdita di competitività dell’ortofrutta sui mercati internazionali”. Tra il 2018 e il 2019 il prezzo del prodotto esportato ha infatti registrato un calo di 10 cent/Kg, mentre in entrata il costo unitario è passato da 1,02 euro/kg a 1,10 euro/kg; se poi si guarda al ranking dei produttori, dal 2003 ad oggi si nota una scivolata dell’Italia dal 7° al 10° posto nella classifica mondiale. “Una situazione complicata, che si riflette nella modulazione delle spese dei programmi operativi degli ultimi anni: da una parte emerge la resilienza del settore, dall’altra una sorta di rassegnata ricerca di copertura dei costi di produzione piuttosto che di orientamento al mercato”.

Come ridare competitività al settore: “regole uguali per tutti”

Oltre alla riformulazione dell’OCM, Falconi propone una serie di ulteriori soluzioni per ridare competitività al comparto. Punto uno: un nuovo modo di interpretare il mercato in cui la parola chiave diventa ‘visibilità’ per le OP. Punto due: un quadro regolatorio il più possibile omogeneo nel rispetto della reciprocità. “Abbiamo bisogno di regole – afferma – che valgano per tutti allo stesso modo all’interno dell’UE, in termini di negoziazione dei protocolli fitosanitari. L’ortofrutta italiana – chiosa a tal proposito – è aperta al mercato, ma se non si riuscirà a investire in reciprocità è meglio ragionare su una politica di sano protezionismo”. Il terzo aspetto è relativo ai prezzi di mercato e ai costi di produzione che hanno via via ristretto la forbice portando il settore a una scarsa marginalità: per porvi rimedio, secondo Falconi, é necessario investire in capitale umano e nuove figure professionali. Il quarto tema è quello del costo del lavoro che necessita di un nuovo quadro normativo, di una maggior programmazione per l’impiego della manodopera extracomunitaria, di incentivi e meccanismi di premialità, oltre che di un nuovo approccio bonus/malus per le aziende virtuose nella sicurezza sul lavoro.

Un punto particolarmente sentito dal direttore è stato quello relativo alla ricerca e all’innovazione: “L’obbligo di inserire attività di ricerca nei programmi operativi è molto positivo in termini di rinnovata vitalità e maggior scambio tra ricerca e produzione, tuttavia ci lascia perplessi quanto previsto dalla bozza del nuovo regolamento OCM che introduce un obbligo minimo di risorse da destinarvi pari al 5% dei programma operativi. Non vorremmo, infatti, che tale obbligo ci allontanasse dal realizzare progetti realmente utili al settore divenendo un mero modo per finanziare il mondo della ricerca pubblica”. La necessità di investire in progetti di educazione alimentare che avvicinino le nuove generazioni all’ortofrutta è la soluzione alla tendenziale disaffezione del consumatore di cui si è parlato affrontando al punto 6 relativo al tema della qualità delle produzioni. Infine, il tema della sostenibilità ambientale su cui si fonda la nuova PAC è l’aspetto cardine del punto numero 7. “Le OP destinano il 10% dei loro programmi operativi ad azioni ambientali; con i nuovi regolamenti tale percentuale sarà portata al 20%. Posto che siamo in prima linea nel fare la nostra parte nella lotta al cambiamento climatico, crediamo sia necessario un confronto per cercare di ampliare il numero e la tipologia delle azioni ambientali. Mi riferisco ad attività di gestione e utilizzo di imballaggi reciclabili ed innovativi, a quelle volte alla riduzione dell’inquinamento da plastica e, di primaria importanza, all’uso di agrofarmaci e di una chimica sempre più verde, così da valorizzare al massimo le nostre produzioni”.

Le due tavole rotonde, moderate dalla giornalista Anna Chiara Spigarolo, hanno visto la partecipazione di Angelo Benedetti, presidente di Unitec; Lorenzo Faregna, direttore di Federchimica-Agrofarma; Carmine Pagnozzi, direttore di Asso Bioplastiche; Claudio Dall’Agata, direttore di Bestack e Paolo Bruni, presidente di Cso Italy e, successivamente, di Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea, Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, Nicola Cilento, vicepresidente di Confagricoltura Nazionale, Franco Verrascina, presidente di Copagri, Mauro Di Zio, vicepresidente di Cia Nazionale e Giorgio Mercuri, presidente dell’Aci, Alleanza Cooperative italiane.

Infine gli interventi del primo vice presidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro (nella foto sopra), che ha ribadito la necessità di iniziare a tradurre in valore la qualità della produzione italiana attraverso un’aggregazione commerciale più efficace, e della Ministra alle Politiche Agricole Teresa Bellanova (nella foto sotto) che ha sottolineato il ruolo chiave delle donne e dei giovani nella competitività del sistema agricolo.

Il presidente di Italia Ortofrutta Gennaro Velardo ha congedato la numerosa platea, composta dai rappresentanti delle 140 OP associate, delle associazioni sindacali, delle Istituzioni e dalla storica dirigenza dell’Unione (tra cui il presidente onorario Gianni Petrocchi), ricordando l’importanza della coesione di intenti come punto di forza: “Se tutti abbiamo a cuore le nostre imprese non deve essere difficile accordarsi e se l’obiettivo è comune le nostre proposte non possono non arrivare alla politica in modo unitario”.

Chiara Brandi