ISCRIZIONE ALLA “RETE”, BERGAMI: “LA RICHIESTA DELLA GDO NON È CREDIBILE. LEGGE DA CAMBIARE”

La richiesta delle catene della Gdo ai propri fornitori agricoli diretti dell’iscrizione alla “Rete del lavoro agricolo di qualità” a partire dal 1 gennaio 2021 e anche ai partner della MDD, lungo la loro filiera di approvvigionamento, “non è oggi né attuabile né credibile”. E’ netto il giudizio di Albano Bergami (nella foto), ferrarese, presidente nazionale ed emiliano del settore frutta di Confagricoltura, sulla proposta uscita dalla prima giornata di Marca a Bologna (leggi news).

Intendiamoci , dice Bergami, “non è in discussione il nostro impegno, la nostra sensibilità nella lotta contro il caporalato, un fenomeno indegno di un Paese civile. In applicazione della legge, circa 4.000 imprese della nostra associazione hanno aderito a questa Rete. Però le imprese aderenti sono in calo e non solo le nostre. Perché? Evidentemente questa legge ha mancato il suo scopo, e si è rivelata solo uno strumento di ulteriore burocrazia, ulteriori aggravi, senza dare risposte concrete. Il fine è nobile, lo strumento inadeguato”.

Quindi? “Non mettiamo la testa sotto la sabbia. Dobbiamo fare come Germania, Francia e Spagna: il settore necessita di tanta manodopera anche per periodi limitati. I nostri costi sono fuori mercato: dai 9 ai 12 euro/ora, in Spagna siamo a 7 euro, non parliamo di Paesi extra-Ue come il Marocco a 1 euro. Servono sgravi fiscali e contributivi dedicati alle grandi raccolte e nei periodi di massiccio utilizzo di manodopera straniera. Così si fa in un Paese serio, che vuole aiutare la propria agricoltura”.

La sostenibilità in ortofrutta… ”Non si fa con imposizioni dall’alto. Sulla sostenibilità ambientale e sociale il mondo produttivo ha già fatto molto e molto di più dei Paesi competitor. Siamo pieni di certificazioni di ogni tipo. Ci siamo fatti carico di oneri di ogni tipo e senza alcun riscontro economico. Le nostre produzioni sono sempre soggette a richieste economiche da parte della Grande distribuzione, come le aste a doppio ribasso o il sostegno all’apertura di nuovi punti vendita. Alla fine rimane sempre e solo la leva del prezzo a fare la differenza. Il prezzo della sostenibilità non lo può pagare solo il mondo produttivo”.

Siamo sempre più un Paese importatore di frutta… ”A questo proposito mi chiedo se la Distribuzione italiana queste esigenze è disposta a farle valere, e le chiederà, anche nei confronti dei suoi fornitori stranieri, anche verso le produzioni turche o nordafricane, o anche quelle spagnole”.

Quindi la legge su questa Rete è da cambiare? “Certamente, va rivisto l’impianto per renderla accettabile da parte delle imprese. Pensate che l’adesione alla Rete è negata in caso di imprese che hanno subìto sanzioni relative a imposte sui redditi o l’Iva, cosa che può accadere facilmente anche alle imprese più virtuose. E poi, come sembra auspicare la stessa ministra Bellanova, bisogna che le imprese che aderiranno ne abbiano anche un beneficio economico, per aumentarne l’appeal”. (l. frass.)