FRUTTA IN CALO, ACI: “COLPA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI”

“La riduzione dell’1,3% in volume della produzione agricola italiana attestata oggi dall’Istat (leggi news) è imputabile in primo luogo agli effetti che i cambiamenti climatici stanno producendo sulle nostre principali colture. Tra i settori più colpiti spicca quello della frutta (-3,0%), dove pesanti sono stati i cali produttivi di pere, mele, kiwi, pesche e nettarine, causati dalla cimice asiatica e da altre patologie connesse all’aumento delle temperature”. Così Alleanza Cooperative Agroalimentari commenta la prima stima preliminare dei conti economici dell’agricoltura diffusi oggi dall’Istat.

Secondo il consuntivo elaborato a fine dicembre dal Cso Centri servizi ortofrutticoli, l’ammontare dei danni della cimice asiatica ha raggiunto la quota di 588 milioni di euro, così ripartiti: 267 milioni sulle pere, 177 mele, 89 pesche e nettarine e 55 il kiwi. In termini occupazionali, si stima che siano state perdute oltre mezzo milione di giornate lavorative con danni diretti ai produttori ed alle filiere di lavorazione collegate.

“A partire da una decina di anni, proprio a causa dell’innalzamento generale delle temperature – prosegue l’Alleanza – molti insetti provenienti da altri continenti hanno invaso anche il nostro Paese, rappresentando una minaccia crescente per le produzioni ortofrutticole, poiché responsabili di patologie che arrivano a distruggere il 60-70% del raccolto”.

“Gli effetti dei cambiamenti climatici, se non adeguatamente fronteggiati, possono davvero rischiare di compromettere la tenuta di migliaia di piccole grandi aziende ortofrutticole”, conclude l’Alleanza. “Sarà di fondamentale importanza che la futura Politica agricola tenga adeguatamente conto di questa situazione introducendo misure e strumenti adeguati per indennizzare le aziende agricole dal momento che ad oggi molti dei danni connessi ai cambiamenti climatici non sono coperti da assicurazione”.

Rispetto al calo del 12% della produzione di vino del 2019 stimato dall’Istat, secondo Alleanza Cooperative Agroalimentari “si tratta di una naturale conseguenza dopo un’annata particolarmente generosa come quella del 2018”.

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