DUE DOMANDE A GUERNELLI, OSCAR DELL’ORTOFRUTTA 2020

A Gianmarco Guernelli (nella foto), vincitore venerdì scorso a Genova dell’Oscar dell’Ortofrutta Italiana 2020 (leggi news), abbiamo fatto due domande che riprendono anche i contenuti del suo intervento alla tavola rotonda genovese sulle sfide del settore nel mercato interno e in quello internazionale.
– Guernelli, può essere attivata nella GDO una corsia privilegiata per l’ortofrutta italiana e se sì come, entro quali limiti? 
“La GDO, non tutta, oggi rappresenta già una corsia privilegiata per l’ortofrutta italiana e questo, noi di Conad, lo sappiamo bene essendo impegnati ormai da tempo in questa direzione. A questo riguardo, quasi il 90% della nostra ortofrutta è di origine italiana. È una scelta che confermiamo ogni giorno declinandola in una politica commerciale di prodotto MDD legata alla valorizzazione delle specialità e tipicità locali dei nostri territori. Tenendo presente che la qualità è il nostro criterio base, portiamo avanti progetti di ampio respiro come il CONAD Percorso Qualità, i Sapori e Dintorni e Verso Natura.
“La valorizzazione dei prodotti locali è parte del nostro DNA ed è praticata a livello nazionale con la linea S&D e localmente dalle nostre cooperative sotto altre forme. In quest’ottica abbiamo promosso e sostenuto le attività di recupero di antiche cultivar o varietà di frutti tradizionali, che causa fattori speculativi come l’importazione dall’estero erano a rischio estinzione o semplicemente dimenticate come ad esempio i limoni della Costa d’Amalfi IGP, le arance di Ribera DOP, l’Arancia Ovale della Valle dell’Anapo, ed altre.
“A questo scopo, riteniamo strategiche le partnership con i fornitori locali. Con il progetto il Grande Viaggio Insieme, che nel 2019 è arrivato alla quinta edizione, mettiamo a valore le filiere dell’agroalimentare incontrando i protagonisti della produzione con l’obiettivo di diffonderne la conoscenza, individuare e condividere le azioni per l’efficientamento delle filiere e migliorarne la qualità, dal campo alla tavola.
“L’ortofrutta rappresenta il biglietto da visita dei nostri punti di vendita. L’impegno è di coniugare la qualità con la sostenibilità – ambientale, sociale ed economica – garantendo al contempo l’equilibrio tra domanda e offerta. Con questo criterio lavoriamo su alcuni aspetti critici, come quello della de-stagionalizzazione delle produzioni che, se allargata ulteriormente, è molto rischiosa perché può dare luogo alla delocalizzazione. A nostro parere la de-stagionalizzazione estrema va frenata attivando dei percorsi culturali sull’educazione alimentare e su stili di vita sostenibili. La strada è tracciata e noi la percorriamo continuando a investire, ogni giorno, in qualità dell’offerta e dei prodotti a marchio Conad, aprendo un dialogo di fiducia con i nostri fornitori e i nostri clienti”.
– Sul fronte dell’export, l’assenza della GDO italiana in Europa è un handicap per la nostra ortofrutta. Perché la GDO italiana non investe all’estero?
“Penso che la questione sia mal posta, nel senso che la GDO deve tener conto in primis della sua mission e dei suoi obiettivi. Conad ha un modello basato sugli imprenditori italiani e di questi deve tener conto. Per questo motivo non contempliamo l’idea di andare in giro per il mondo a sviluppare il nostro modello di business. Però abbiamo creato il brand “Creazioni d’Italia” per diffondere, far conoscere e valorizzare all’estero il paniere delle qualità agroalimentari italiane. Oggi “Creazioni d’Italia” ha superato i 50 milioni di euro di fatturato con stime di crescita a doppia cifra.
“Il tema dell’export andrebbe poi declinato su altri piani di riflessione e ne cito due. Il primo riguarda la grande frammentazione che è un elemento che caratterizza la nostra agricoltura. Un aspetto che non contribuisce alla sistematizzazione dell’offerta del settore all’estero e tanto meno ai processi di penetrazione sui mercati da parte degli operatori. È questo un terreno importante di intervento e solo poche realtà imprenditoriali oggi sono in grado di raccogliere questa sfida. Penso ad esempio a Melinda e alla VIP, due Consorzi che hanno individuato nell’approccio integrato di filiera il sistema per far dialogare le loro Cooperative e i loro produttori rendendoli protagonisti sul mercato nazionale e internazionale dove oggi sono presenti con delle proposte commerciali interessanti che portano risultati economici importanti per loro.
“C’è poi un secondo punto e questo interessa la politica. Che tipo di ruolo intende giocare? Noi crediamo che la politica debba dare un contributo, ma anche fare sintesi e indirizzare il settore verso un’organizzazione diversa che ne riduca la frammentazione. In questo ambito, si inserisce anche il costo del lavoro e il tema dei dazi che sono cruciali, poiché oggi generano non pochi problemi al valore dell’agroalimentare italiano legale e di qualità.
“Dunque, a mio avviso, per orientarsi all’internazionalizzazione dell’offerta, la GDO deve essere prima di tutto ben radicata e diffusa sul territorio nazionale e qui fare sistema con i produttori e gli stakeholder”.