RISCALDAMENTO GLOBALE, MANCA L’ACQUA: ECCO COME SI STA ORGANIZZANDO IL SETTORE

Anticipi dei periodi di fioritura delle piante fino a quattro settimane, riduzioni delle rese causate dall’incremento delle fitopatologie o dai sempre più frequenti stress abiotici derivati da una maggiore frequenza di eventi climatici estremi, carenza idrica, cambiamenti dei cicli naturali delle piante, trasferimento delle colture ad altitudini differenti oltre che riduzioni, in alcuni casi, delle finestre di mercato.

Sono questi i principali effetti del riscaldamento globale che si riscontrano nell’agricoltura della penisola italiana e più in generale, nei principali Paesi produttori del mondo come il Cile che, per il global warming della principale zona produttiva (a nord del Paese), sta spostando a sud (nella zona centrale) la maggior parte delle produzioni con la conseguenza di doverle adattare alle diverse condizioni pedoclimatiche e la riduzione della stagionalità di alcune colture importanti per il Paese come uva e frutti rossi.

Con questo articolo iniziamo un percorso a tappe, indicando quali sono i principali problemi per l’ortofrutticoltura globale e come i singoli Paesi vi fanno fronte.

La questione dell’acqua

Cominciamo con uno dei temi principali, ossia la progressiva carenza delle risorse idriche. L’Italia, trovandosi nel centro del bacino Mediterraneo, paga il dazio, come tutti gli altri Paesi dell’area (Sud-Europa e Nord Africa), di subire con maggiore enfasi gli effetti del cambiamento climatico dal momento che in questo territorio, la temperatura e la carenza idrica, aumentano più velocemente rispetto alla media del pianeta.

Questa situazione sta spingendo il settore primario, il mondo politico e quello della ricerca ad adattare il settore non solo per fare fronte alle sfide produttive che si stanno presentando, ma anche a contrastare il cosiddetto ‘global warming’, dal momento che l’agricoltura stessa contribuisce per il 25% alle emissioni di CO2 in atmosfera (dato di media globale).

Nel nostro Paese, la riduzione della risorsa idrica, causata da stagioni siccitose sempre più lunghe, spinge gli agricoltori a mettere in campo processi di ottimizzazione della gestione dell’acqua, innescando meccanismi di innovazione e upload delle infrastrutture irrigue.

Rosario Rago

Il Gruppo Rago, ad esempio, leader nella produzione di IV gamma in Italia con base nella Piana Del Sele (in provincia di Salerno, Campania, che ospita il primo polo produttivo europeo di Fresh Cut), sta iniziando a investire – tra i pionieri del Paese – nella costruzione di impianti di raccolta di acque reflue, dal momento che, a fronte delle lunghe estati siccitose, si verificano sempre più spesso, fenomeni piovosi estremi, soprattutto in autunno, quando in pochi giorni, talvolta addirittura in poche ore, si registra lo stesso quantitativo d’acqua di un anno: circa 300 ml, per ogni temporale.

Volumi idrici ingenti che, almeno fino ad ora, vengono interamente sprecati e che altro non producono se non danni al territorio come allagamenti, smottamenti e frane in molte regioni sia al Sud che al Nord, della Penisola.

“Stiamo facendo dei test su piccola scala – spiega Rosario Rago, presidente dell’omonimo gruppo – per verificare l’efficienza di un sistema di raccolta e utilizzo delle acque. Se otterremo un rapporto costi-benefici ottimale, potremmo usarla in tutte le imprese del gruppo”.

Luca Corelli Grappadelli

Sul fronte della ricerca, l’Università di Bologna ha messo in campo un progetto multidisciplinare finalizzato alla realizzazione del prototipo di un Rover elettrico da usare nei frutteti per registrare attraverso dei sensori il fabbisogno idrico del campo, incrociando i dati raccolti in tempo reale con quelli metereologici. L’obiettivo è di dimezzare l’uso dei volumi irrigui.

“Il progetto – spiega il coordinatore Luca Corelli Grappadelli, professore ordinario di fisiologia degli alberi dell’Università di Bologna – punta a gestire l’irrigazione con sistemi di avanguardia introducendo software di irrigazione sempre più intelligenti che permettono di programmare e ottimizzare il processo irriguo. Stiamo lavorando anche su un impianto di aspersione che testa una soluzione di applicazione di fitofarmaci attraverso un impianto fisso che funge sia da atomizzatore che da erogatore di acqua. L’uso infine di speciali coperture permetterà di ridurre l’esposizione solare creando delle ombreggiature che aiuteranno il frutteto a svolgere la normale attività di fotosintesi anche durante le estati sempre più calde. Nei meleti, ad esempio, abbiamo registrato che, anche riducendo del 50% l’esposizione solare, la pianta non modifica la sua attività di fotosintesi”.

Dall’altra parte del mondo, un grande competidor su scala globale, quale è il Cile, subisce seriamente il problema della siccità. Nel Paese sudamericano, ad esempio, si assiste, oltre allo spostmento a sud delle colture ortofrutticole (perchè il centro del Paese è più piovoso), anche al proliferare di nuovi pozzi nel nord del Paese, dove tradizionalmente, fino ad oggi, si produce ortofrutta e in particolare nelle zone di La Serena e Angol. L’obiettivo è naturalment quello di sfruttare al massimo i bacini del sottosuolo.

Il problema idrico in Cile è talmente serio che, ha affermato Alfredo Apey dell’ufficio studi e politiche agrarie del Ministero dell’Agricoltura cileno: “gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi di sempre con periodi siccitosi troppo lunghi e una riduzione della piovosità del 30%. La carenza idrica sta creando grandi pressioni sul settore agricolo. Allo stesso tempo lo spostamento a sud delle produzioni, crea nuove priorità nelle politiche economiche del Paese soprattutto in termini di implementazione delle comunicazioni, delle infrastrutture, soprattutto quelle portuali, stante l’attuale arretratezza delle regioni centrali e meridionali posto che, fino ad oggi, la parte produttiva ed economicamente attiva del Paese, è stata tradizionalmente concentrata a nord”.

La mancanza di risorsa idrica si regitra in tutta la zona Mediterranea dove operano altri grandi Player ortofrutticoli come, ad esempio, la Spagna e il Marocco.

In Spagna il problema idrico ha portato ad un abbassamento del livello dei bacini del sottosuolo superiore al 60% soprattutto nelle zone meridionali del Paese con particolare riguardo alle regioni di Almeria e Murcia.

In Marocco, dove il problema della carenza di acqua riguarda 1,3 milioni di ettari esclusivamente dedicati alla produzione ortofrutticola su un totale di 8 milioni di superfície arabile, il problema idrico è già sentito dal 2008 quando, cioè, il governo ha lanciato il programa ‘Green Marocco’ anche perché il Paese è stato dichiarato uno dei più aridi del pianeta.

Qui, l’irregolarità delle piogge che tendono a diminuire sempre più, impatta sul 75% delle colture ortofrutticole che hanno un fabbisogno idrico annuo che oscilla tra i 6mila e i 9mila m3 di acqua per ettaro a fronte di una resa, per i pomodori, ad esempio, di circa 200 tonnellate per ettaro contro le 500, ad esempio, dell’Olanda.

Questo potrebbe portare il Paese ad abbandonare, in prospettiva, le colture più idrovore come quella del pomodoro che però determina il vantaggio di fare affluire valuta straniera in Marocco. L’alternativa sarebbe quella (economicamente insostenible, al momento) di investire in serre hi-tech che però richiedono spese iniziali elevate per le quali, i produttori, invocano sussidi governativi.

“Nel medio periodo assisteremo ad una radicale modifica – ha spiegato Aziz Elbehri, economista della Fao – della struttura delle colture marocchine oltre che un aumento dei prezzi dei prodotti finali dato da un crescente costo degli input”. Tra le iniziative in atto nell’immediato c’è l’efficientamento del sistema irriguo e la conversione delle colture intensive verso altre perenni e meno dipendenti dall’acqua come olive, datteri, argan, cactus, mandorle, fichi e carrubi.

Mariangela Latella