DOV’È L’INTERPROFESSIONE IN ORTOFRUTTA? I “TAVOLI” SERVONO POCO SE IL SISTEMA NON CONDIVIDE VALORI E OBIETTIVI

La tavola rotonda ai Protagonisti di Genova ci ha portato la voce delle organizzazioni di rappresentanza delle imprese della produzione e del commercio dell’ortofrutta, una voce della GDO e la storytelling di Jingold, una impresa innovativa di grande successo. In prevalenza, i temi affrontati sono stati la preoccupazione per il freno che stanno incontrando le nostre esportazioni e i timori per l’aumento dei vincoli burocratici derivanti dalla parola “sostenibilità” oggi dominante nei rapporti di filiera. A parte l’intervento tranquillizzante della GDO e il racconto entusiasta del caso Jingold, tutti hanno chiesto l’intervento delle Istituzioni per risolvere i problemi annunciati.

Quello che è più sorprendente è che né tra i partecipanti alla tavola rotonda né in sala era presente Ortofrutta Italia, l’unica Organizzazione interprofessionale (OI) riconosciuta dell’ortofrutticoltura italiana. Che non ci fosse, perché il presidente aveva qualche impegno più urgente, poteva anche starci, ma che nessuna delle organizzazioni presenti, compresa la GDO, tutte associate a Ortofrutta Italia, non abbiano sentito la necessita di fare riferimento ad essa e di portare la posizione dell’Organizzazione interprofessionale a cui appartengono, è veramente sorprendente. E’ naturale la domanda, cosa ci sta a fare nel settore ortofrutticolo italiano una Organizzazione interprofessionale che non ha voce in capitolo? Basta confrontare il sito di Ortofrutta Italia con quello di INTERFEL, l’organizzazione interprofessionale francese, il terzo Paese per produzione di ortofrutta in Europa, per rendersi conto dell’assenza di operatività della nostra. Vuol dire, che quelle stesse organizzazioni professionali che nella tavola rotonda denunciano i mali della nostra ortofrutticoltura e chiedono l’intervento delle Istituzioni, meglio del MIPAAF, per risolverli, non credono nella loro organizzazione di rappresentanza che dovrebbe sostenere di fronte al MIPAAF l’interesse comune di tutte, dalla produzione fino alla distribuzione. E’ la ragione per la quale i cosiddetti “tavoli” che tutta le organizzazioni professionali chiedono continuamente al Ministro dell’Agricoltura di istituire, e non solo per il settore dell’ortofrutta, non hanno mai portato a niente perché, salvo i pochi soldi che il Ministro qualche volta riesce a mettere sul tavolo, le persone che siedono a quei tavoli non hanno interessi condivisi, per cui non riescono ad animare comportamenti ed azioni comuni, ad esempio, per affrontare insieme il mercato internazionale. La stessa fine rischiano di fare i tanti “piani” che vengono sfornati. Ricordo ancora negli anni 80’ il famoso “Piano Agrumi”, che stiamo rifacendo ora, mentre i nostri straordinari agrumi di Sicilia continuano a perdere quote anche sul mercato interno.

Una domanda: le nostre Organizzazioni di produttori (OP) contano sempre sui fondi che derivano dai Programmi Operativi, ma sarebbero disposte a mettere insieme parte di quei fondi per una forte azione promozionale sui mercati europei o sui tanto attesi nuovi marcati, dove stiamo perdendo quote a favore della Spagna? Purtroppo, tutto questo, e non solo nel settore ortofrutta, mette profondamente in crisi un obiettivo che tante volte è stato indicato per l’agricoltura italiana, cioè, quello dell’aggregazione, che sul piano razionale è indubbiamente un obiettivo giusto e importante per una agricoltura fatta da piccole imprese come la nostra e in presenza di un continuo aumento della forza della GDO, ma che rischia, purtroppo, di perdere di credibilità.

Ritornando alla interessante relazione di Claudio Scalise (leggi news), sintetizzando, ricordo che le sfide da affrontare nei prossimi anni saranno i nuovi modelli di consumo, che chiedono prodotti facili da mangiare, facili da scaldare e facili da usare, la crescita del food delivery e dell’e-commerce e la strategia della GDO rivolta ad aumentare il peso della MDD (marca del distributore) nell’offerta a scaffale, che richiede nuovi e più stabili rapporti con i fornitori (agricoltura e industria di trasformazione). Scalise ha dimostrato che queste sfide stanno crescendo a livello internazionale perché, mano a mano che aumenta il reddito dei Paesi in via di sviluppo, si estende la classe media e si assumono modelli di consumo occidentali. Queste sfide si affrontano certamente con l’aiuto delle Istituzioni ma, prima di tutto, è necessario che ci sia la capacità e l’impegno dell’impresa.

Corrado Giacomini

Economista agrario

Comitato di indirizzo del Corriere Ortofrutticolo