GIANSANTI: “GARANTIRE AI PRODUTTORI UN PREZZO GIUSTO, CHE NON VADA SOTTO AI COSTI”

“All’agricoltura italiana serve un progetto strategico che coinvolga tutti gli attori della filiera agroalimentare in particolare quella ortofrutticola”. Lo ha anticipato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura nella tavola rotonda dal titolo ‘Art.62 la concorrenza. Opportunità per le aziende?, organizzato da Confagricoltura Salerno presso l’Italia Fruit Village, a cui hanno partecipato anche Paolo De Castro, coordinatore S&D della Commissione agricoltura del Parlamento europeo e Marco Salvi, presidente di Fruitimprese.

“Ben venga anche la normativa contro le pratiche sleali e una verifica, ed eventuale aggiornamento, dell’art. 62 ma un punto da tenere in altrettanta considerazione è come si distribuisce il valore aggiunto lungo la filiera che vede negli agricoltori l’anello più debole”, insiste Giansanti. “Per questo occorre fare squadra e trovare insieme soluzioni a tutti i problemi. In una filiera che deve dimostrare di essere sostenibile, in cui tutti siamo chiamati a dimostrare come produciamo, serve parlare di giusto prezzo da riconoscere al produttore, un prezzo minimo che non possa andare al di sotto dei costi. Questo percorso di filiera va valorizzato. È già stato adottato dalla Spagna ed è in fase di adozione di Francia. Serve una legge anche in Italia per fare sì che il passaggio successivo sia quello di una discussione europea”.

Tra le idiosincrasie evidenziate da Giansanti che potrebbero essere discusse attorno al costituendo tavolo, c’è il fatto che, allo stato attuale, nessun agricoltore è sottoposto a fatturazione elettronica e tutti i dati delle aziende oggi sono, di fatto, in mano all’Agenzia delle entrate.

“Con l’ultima legge di bilancio – ha precisato – che prevede la tracciabilità elettronica di tutti i pagamenti delle imprese, questo sistema potrebbe presentare non poche incongruenze nel quadro dei pagamenti ex art. 62. Servirebbe un automatismo nel controllo e l’immediata autodenuncia da parte dell’Agenzia delle entrate nei confronti di chi non si adegua alle disposizioni dell’art.62 che impone pagamenti a 30 giorni”.

Per Giansanti, è importante anche il ruolo dei Comuni che nei loro piani di urbanizzazione potrebbero programmare la distribuzione degli spazi commerciali di modo da evitare l’inasprimento della concorrenza tra insegne che finisce sempre per ricadere sul produttore in termini di progressiva erosione del suo reddito.

“Così facendo noi produttori – precisa Giansanti – saremmo messi nelle condizioni di potere rifornire al meglio un dato pdv o un territorio proprio per il venire meno degli elementi di competitività che spingono al sottocosto. Se questo non è possibile farlo su scala comunale allora che si faccia una legge nazionale”.

Anche l’aggregazione commerciale della base produttiva italiana, endemicamente frammentata, pur cresciuta sino al 50%, deve aumentare ancora “perché questo livello, pur alto, non è ancora sufficiente a riequilibrare i ruoli di forza del mercato”, conclude Giansanti.

“Per provare a cambiare mentalità – ha affermato Marco Salvi nel suo intervento – è fondamentale che ognuno nella filiera torni a fare il suo ruolo. Non possiamo, noi produttori, essere compartecipi dell’attività di vendita e non avere benefici. Ognuno deve tornare a svolgere il proprio ruolo”.

Il dibattito parlamentare per il recepimento della Direttiva europea contro le pratiche sleali dovrà inoltre tenere conto anche del Green New Deal che è una delle principali linee guida, se non la prima, della prossima programmazione europea. “In questo senso – ha precisato Salvi – è un’occasione per definire anche il discorso sulle certificazioni che devono essere poche, chiare e valere per tutti, come quella sulla produzione integrata o su quella Bio. Se funzionano è inutile crearne delle altre,  come la Rete del lavoro agricolo di qualità che di fatto si traduce in costi aggiuntivi per le imprese su un mercato che poi non riconosce il relativo valore aggiunto”.

Mariangela Latella

Berlino