PERE, IL SETTORE CERCA DI INNOVARE TRA VARIETÀ E CLUB

Venti di novità soffiano sul settore pericolo italiano. I grandi produttori della pera Made in Italy, pressati dai problemi del cambio climatico e dalla necessità di trovare varietà più redditizie che possano risollevare il comparto attualmente in ginocchio dalle ultime campagne disastrose, puntano sull’innovazione varietale, su partnership internazionali e sulla progettazione di nuovi club di prodotto (oltre ad Angelys e Fred anche di nuovi ancora in fase embrionale) con cui potere aggredire il mercato sia interno che extra Ue.

Attualmente in corsa per lo sviluppo di nuove varietà di pere, il gruppo Spreafico che quest’anno ha tagliato il traguardo dei 65 anni di attività e che sarà uno degli attori protagonisti della rivoluzione varietale italiana che potrebbe portare alla riconversione (ancorché parziale) dei pereti di vecchie varietà che hanno dimostrato di non sapere offrire risposte soddisfacenti in termini di redditività ai produttori in particolare per via del cambio climatico.

Ci anticipa qualche novità Alberto Garbuglia, responsabile filiera prodotti nazionali di Spreafico che abbiamo incontrato a Fruit Logistica in uno stand che era carico di novità.

Alberto Garbuglia di Spreafico

“Oltre alle nuove varietà club Angelys e Fred – ci spiega Garbuglia – che sono state introdotte grazie ad accordi con il gruppo francese Dalival e la svizzera Varicom, abbiamo in corso un programma di selezione varietale perché siamo interessati all’innovazione, non solo sulla pera ma anche sul kiwi. La spinta all’innovazione deriva dal fatto che le varietà tradizionali sono in forte crisi a causa del cambio climatico e dei consumi che ha portato diversi problemi alle colture incidendo in maniera pesantemente negativa sulla redditività dei produttori. Cerchiamo di differenziare la produzione per avere qualcosa di nuovo sul mercato. Sul fronte produttivo abbiamo e stiamo ancora attivando collaborazioni con aziende nostre analoghe perché la soluzione di alcuni problemi può essere efficacemente affrontata solo creando sinergie di scopo”.

Gli sviluppi sul mercato d’Oltralpe sono interessanti per il made in Italy anche perché la Francia rappresenta un mercato di forte interesse per la sua progressiva ‘deperizzazione’ colturale (nel senso di progressivo espianto di coltivazioni di pere) che sta avvenendo ad una velocità molto maggiore che in Italia.

In questo senso l’Italia si colloca tra i fornitori strategici, insieme a Spagna, Sudafrica e soprattutto Belgio con cui, ad esempio, Blue Whale sta collaborando su diversi progetti di varietà Club. Oltre alla pera Angelys che da quest’anno ha cambiato il nome commerciale in Angys, e alla pera Fred anche su altre varietà.

Tra gli ultimi in corso, quello sulla varietà club Qtee (per intendersi la varietà Celine), il cui concessionario commerciale è il belga Fruithandel Wouters.

“Abbiamo creato da un anno circa – spiega Loren Maldes di Bluewhale, anch’egli incontrato a Berlino – un club con partner spagnoli e sudafricani. L’Italia non è ancora entrata nella partita che è guidata dall’azienda belga”.

Loren Maldes di Bluewhale

I tentennamenti italiani derivano dal piano nostrano di sviluppare varietà club proprie in collaborazione con breeder sia italiani che stranieri.

“Ne abbiamo al test una decina – spiega Alessandro Zampagna, general manager di Origine Group – che proviamo in campi sperimentali in Romagna e in Veneto. Il discorso di Qtee, per il momento non è tra le nostre priorità. Si tratta di un discorso diverso perché trattandosi di un accordo commerciale, implicherebbe un investimento molto forte. Mentre oi puntiamo ad arrivare, tra qualche anno, a selezionare una o due varietà nostre, con cui eventualmente costituire un club, che siano in grado, innanzitutto, di garantire reddito ai produttori, cosa che l’abate fetel non riesce più a fare. Cerchiamo quindi varietà produttive, che si conservino bene anche in funzione dell’export e che siano buone da mangare”.

Nell’attesa di arrivare a questi punti di svolta, Spreafico, sta lavorando su diversificazione, restyling dell’immagine e ampliamento del catalogo.

Alessandro Zampagna

“A Berlino – precisa Garbuglia – ci siamo presentati con molte novità. Il lancio del nostro brand di frutti di bosco “I piccoli” (mirtilli, lamponi, ribes e more disponibili 12 mesi l’anno e fragole che sono sia di importazione che di produzione nazionale). Inoltre abbiamo presentato a livello europeo il marchio di IV gamma di frutta FruEat già introdotto in Italia in occasione dell’ultimo Macfrut. Entrambi i marchi nascono da un preciso progetto di categoria che ci ha visti impegnati per oltre un anno. Ultima novità è la presentazione della marca Tango che Spreafico, grazie all’accordo con Eurosemillas, commercializzerà in esclusiva per l’Italia.   (mirtilli Un restyling del nostro brand di IV gamma di frutta che presentiamo con il nuovo logo ‘Frueat’”.

Il sessantacinquesimo anniversario dell’attività del gruppo, è caratterizzato, inoltre, da un restyling del brand, presentato a Berlino, che punta a rappresentare, con l’immagine di un albero carico di frutti: “la famiglia imprenditoriale che è adesso alla seconda generazione – afferma Federica Pancaldi, brand and communication manager del Gruppo che ha curato il cambio di look – il legame con terra dato che abbiamo circa 700 ettari in Italia e altri 200 in Cile e l’ampia varietà di prodotti frutticoli che offriamo”.

Mariangela Latella