CAMBIAMENTI CLIMATICI, LA GERMANIA IN DIFFICOLTÀ SU FRAGOLE E MELE

In grande difficoltà la produzione di fragole e mele in Germania. In conseguenza del cambio climatico, crescono i costi di produzione per tutti i principali produttori che devono misurarsi (oltre che con la carenza d’acqua, esaminata nella prima parte di questa inchiesta sugli effetti del cambio climatico, leggi news correlata) anche con eventi climatici estremi e l’introduzione di nuove specie aliene sempre più aggressive che danneggiano le colture.

Il clima avverso, ad esempio, sta mettendo in ginocchio la produzione tedesca di fragole che attualmente sono coltivate soprattutto a campo aperto nella regione della Sassonia. Il settore si trova ad un bivio: servono investimenti importanti in serre e soprattutto in nuove varietà su cui i produttori stanno guardando a quelle spagnole e italiane. L’alternativa è rappresentata da quella che oggi è una produzione ad alto rischio e sempre meno redditizia.

Anticipi di raccolta, problemi alla colorazione dei frutti, boom di parassiti e volumi in produzione tutti in una volta, sono invece i problemi che deve affrontare il settore melicolo tedesco che già sta guardando a nuove varietà ed è a caccia di soluzioni sul mercato internazionale.

Questa situazione è emersa, nel corso della conferenza sull’impatto del cambi climatico in agricoltura tenutasi all’ultima edizione del Sival di Angers.

Per quanto riguarda le fragole, il problema principale è che i produttori tedeschi hanno investito molto negli ultimi venti anni in questo settore, arrivando a triplicare le superfici in pochi anni per dare un riscontro concreto in termini di volumi al boom della domanda di questo prodotto.

Ma se dal 2010 al 2013 (in soli tre anni) le superfici sassoni sono passate da 1.387 ettari a 3.563, nonostante la vivacità del mercato e la crescente richiesta di questo prodotto, nel 2019 le aree coltivate si sono ridotte di quasi un terzo (-27%) arrivando a coprire 2.586 ettari.

L’aumento della temperatura nel Paese (0,3 gradi solo negli ultimi cinque anni) ha determinato, in settant’anni, un incremento delle bombe d’acqua del 7%; una riduzione delle nevicate del 42%, un anticipo del periodo vegetativo di tre settimane; un aumento dei giorni caldi del 170% e dei giorni di sole del 6% circa rispetto al 1980. Per contro il numero dei giorni di freddo sono diminuiti del 40%.

Questo significa che le fragole coltivate a campo aperto diventano una coltura ad alto rischio per le aziende agricole tedesche costrette a lavorare in zone sempre più umide. In questo senso, il passaggio alla coltura protetta, e quindi alle serre, diventa una strada inevitabile ma difficile da praticare per via degli investimenti ingenti che richiede.

Attualmente, secondo uno studio della VSSE, l’Associazione dei produttori di asparagi e fragole del sud della Germania, il 43% sta pensando di ridurre le superfici coltivate a fragole e solo il 21% considera la possibilità di investire in serre. Oggi le coltivazioni in serra di fragole della Sassonia non superano i 147 ettari che producono circa 2.200 tonnellate di prodotto l’anno.

Le alternative per continuare a garantire alla Gdo forniture costanti e di buona qualità sono: investire nelle serre oppure cercare varietà in grado di resistere alla coltivazione in campo aperto e ai sempre più frequenti stress climatici. Per il momento, il 27% dei produttori ha proprio abbandonato la coltivazione e il dato si riferisce alla riduzione delle superfici coltivate.

La mancanza di freddo durante l’inverno – ha precisato Tilman Keller, consulente per i frutti di bosco presso la Obstbauversuchsring des Alten Landes e.V.riduce le dimensioni dei fiori, degli steli, delle foglie e soprattutto dei frutti. I gambi corti complicano il processo di raccolta a fronte di una mancanza di personale in campo, e le foglie piccole riducono la resa. Ma oltre a queste conseguenze derivate dall’aumento della temperatura, ci sono anche i danni derivati dai sempre più frequente eventi climatici estremi come eccesso di calore, grandine, bombe d’acqua, vento e inondazioni”.

Così i produttori della Sassonia stanno cercando nuove varietà adatte alle coltivazioni all’aperto guardando alle soluzioni proposte dai vivai italiani e spagnoli anche perché la conversione verso le serre procede a rilento proprio perché particolarmente onerosa.

Le gelate sempre più frequenti in aprile, invece, creano problemi al settore melicolo che in quel periodo ha le piante in piena fioritura che, nella zona di Bonn, ha registrato anticipi da nove a dodici giorni.

All’ultimo congresso di Düsseldorf, un produttore di pere e mele, Andreas Mager, ha anche denunciato l’aumento dei parassiti a causa degli inverni più miti e umidi. “Il cambio climatico – ha detto – ha portato anche alla comparsa di nuovi parassiti come la mosca Drosophila Suzuki e la cimice; mentre siamo già alla seconda generazione di parassiti come la falena delle mele”.

Sono queste le principali cause della riduzione anche delle colture arboree a cui si assiste. Se nel 2017 la coltivazione di alberi da frutto copriva un’area di 3382 ettari di cui il 73% erano meleti, oggi si è scesi a 2.407 ettari (-29%). La costante tendenza al ribasso dei prezzi, peraltro, non permette più di coprire i costi di produzione che oscillano tra il 20mila e i 40mila euro per ettaro.

Mariangela Latella