FLORIDA, ANTIBIOTICI SUGLI AGRUMI PER CONTRASTARE IL CITRUS GREENING

Il greening degli agrumi mette in ginocchio gli agricoltori della Florida con perdite della produzione fino al 70% e il contagio esteso fino al 90% degli agrumeti. I produttori stanno iniziando a spruzzare massicciamente due antibiotici, ossia la streptomicina e ossitetraciclina (vietati in Europa come pesticidi), impiegati normalmente per trattare le infezioni del tratto urinario, la sifilide e la tubercolosi. Ma sono trattamenti insostenibili sia economicamente (perché triplicano i costi) sia per la salute pubblica poiché si teme che possano accelerare significativamente il processo di resistenza umana agli antibiotici.

Se dal 2016 al 2018 l’uso dei due antibiotici è stato consentito dall’Epa, l’Agenzia statunitense per la protezione ambientale, come esenzione ad un divieto espresso necessitata dalla situazione di emergenza, dal 2018 l’Epa ha approvato l’uso dell’ossitetraciclina come trattamento di routine sugli agrumeti, il che significa che l’antibiotico potrebbe essere utilizzato senza che l’Agenzia debba rilasciare esenzioni di emergenza di volta in volta. Mentre ha confermato il via libera anche per il 2019 alla streptomicina per un quantitativo di 650mila libbre (295 tonnellate) all’anno per un massimo di 480mila acri di agrumi (quasi 200mila ettari).

Forti dubbi relativi alle possibili conseguenze sulla salute umana derivate dai trattamenti ammessi permangono anche perché l’Epa, essendo competente in materia di protezione ambientale, non avrebbe strumenti per valutare appropriatamente l’impatto sulla salute anche perché per verificarne gli effetti reali bisognerebbe attendere tra i 10 e i 15 anni.

Per gli agricoltori della Florida, che producono i due terzi degli agrumi del Paese e il 90% del relativo succo di arancia, significa lottare per la sopravvivenza, non senza pagare lo scotto di un importante aumento dei costi fino al triplo a fronte di cali di resa degli impianti trattati, della metà.

L’Università della Florida ha chiesto di potere sperimentare l’applicazione dei due antibiotici iniettandoli direttamente nei tronchi delle piante di modo da ridurre l’impermeabilità della cerosità delle foglie.

“L’ossitetraciclina ha bisogno di entrare nei tessuti degli alberi – ha dichiarato il ricercatore Michael Rogers in un comunicato stampa dell’Università della Florida – dove si trovano le colonie batteriche. Iniettando i farmaci direttamente nei tronchi, gli scienziati sono stati in grado di colpire meglio i batteri”.

C’è solo un problema: le iniezioni non sono attualmente approvate dall’Epa e, secondo una denuncia del New York Times, i frutti degli alberi che erano stati iniettati con ossitetraciclina presentano alti livelli di residui di antibiotici.

Mariangela Latella