“LA SOSTENIBILITÀ PASSA ANCHE ATTRAVERSO UN PREZZO EQUO”

La ricerca di un equilibrio che possa valorizzare il lavoro dei produttori per incontrare la domanda attuale di qualità da parte dei consumatori, ma garantendo allo stesso tempo un reddito equo alla filiera. E’ questo il focus su cui si è incentrato il quarto convegno di APOT Associazione Produttori Ortofrutticoli Trentini, per il progetto “Trentino Frutticolo Sostenibile” che si è svolto a Predaia (Trento). Una sfida per far vivere un triangolo effettivamente “sostenibile” tra produttori, distribuzione e consumatore. Da qui il titolo del Convegno, “Relazioni sostenibili tra ambiente e mercato” – verso nuovi modelli per le filiere agroalimentari.

Nell’incontro è stato dapprima illustrato da parte di Alessandro Dalpiaz, direttore di APOT, lo stato dell’arte del sistema frutticolo Trentino, che ha anticipato alcuni dati estratti dal “Bilancio di Sostenibilità 2020”, di prossima pubblicazione. Mentre nella seconda parte si sono confrontati sul tema: Maurizio Gardini presidente Confcooperative, Ettore Prandini presidente Coldiretti – figure chiave nello scenario nazionale sindacale e cooperativo, Francesco Avanzini direttore generale CONAD Italia e Maura Latini amministratore delegato COOP Italia, due testimonianze di vertice del sistema distributivo.

Ennio Magnani

Ad aprire la serata Ennio Magnani, presidente di APOT:

“Il progetto “Trentino Frutticolo Sostenibile” prosegue grazie all’apprezzamento da parte del nostro territorio, ma la risposta locale ad un problema molto più ampio non è sufficiente. Assistiamo ad una visione sbilanciata della politica nazionale e comunitaria tra gli obiettivi ambientali, certamente molto importanti, e l’attenzione al reddito degli agricoltori. Produrre qualità mantenendo un prezzo basso non è più accettabile e questo atteggiamento potrebbe portare non solo alla scomparsa dei sistemi produttivi agricoli più deboli ma anche alla necessità di ricorrere a importazioni maggiori e di minori qualità e sicurezza.

Da queste tensioni è nata l’idea di questo Convegno, dove intendiamo stimolare il dialogo orizzontale tra i produttori, ma anche verticale tra produzione e distribuzione, per un miglioramento globale di tutta la filiera. Dobbiamo iniziare a ragionare sul concetto di prezzo e reddito equo per valorizzare il prodotto italiano e la qualità della filiera con maggiori soddisfazioni di tutti gli attori”.

Alessandro Dalpiaz ha così successivamente illustrato lo stato attuale del lavoro di APOT, anticipando qualche dato del “Bilancio si Sostenibilità 2020”. Il Bilancio rende pubblici i risultati dell’attività e dei progetti realizzati all’interno del Progetto Trentino Frutticolo Sostenibile, che includono, tra gli altri, la mappatura del territorio trentino dal punto di vista della biodiversità, che è a livello molto soddisfacente ed oggi certificata, della “impronta del carbonio”, a sua volta quantificata e certificata, ma anche della distribuzione delle coltivazioni biologiche e dei relativi progetti in corso, che evolvono in perfetta coerenza con gli obiettivi annunciati dai Consorzi.

“Ogni anno vengono attuate centinaia di analisi che puntano ad individuare le non-conformità rispetto al disciplinare condiviso tra i produttori all’interno delle normative europee e nazionali vigenti – ha illustrato Dalpiaz – l’ultima analisi effettuata sui residui dei campioni raccolti ha evidenziato il 99,83% di conformità, un ottimo risultato. In una visione di sostenibilità viene anche costantemente seguito il lato sociale rivolto ai lavoratori. Importante l’indotto occupazionale, che include oltre 1.600 lavoratrici e lavoratori nelle strutture cooperative ed oltre 15.000 lavoratori stagionali coinvolti nelle operazioni di campagna e raccolta del settore frutticolo. Questo dato ci dà la dimensione di quanto le aziende si stiano strutturando, per aggiungere qualità sul prodotto. In questo ambito si evidenzia che tutte le aziende sono certificate GRASP, finalizzato alla stima del rischio delle Pratiche Sociali”.

Tra i dati presentati emergono la crescita delle coltivazioni biologichenel 2020 saranno 1.000 ettari, il triplo rispetto a sei anni fa – e delle varietà resistenti che vengono coltivate soprattutto nei pressi delle zone abitate. In calo inoltre la quantità di fitofarmaci impiegati, con l’aumento della quota di quelli ammessi nell’agricoltura biologica che raggiungono oggi il 70% del totale. Infine una novità, con l’introduzione del lavoro svolto dagli apicoltori come elemento di rilevazione della salute territoriale.

Ecco successivamente i contenuti emersi dal dibattito, moderato da Roberto della Casa.

Ettore Prandini presidente Coldiretti, ha sottolineato la fondamentale importanza di agire con una visione di insieme nel rispetto della “reciprocità” ed una regolamentazione adatta e adattabile a tutti i Paesi membri della UE: “I problemi del trasporto sono solo uno degli esempi di difficoltà nel sistema distributivo, che cambia da paese in paese. Il Trentino è un esempio virtuoso di cooperazione, ma non può essere l’unico. Manca una visione di insieme, tra agricoltura, industria delle lavorazioni, distribuzione. Il Presidente Coldiretti ha parlato di una nuova frontiera a cui tutti gli attori della filiera non possono più sottrarsi e di come la visione della Sostenibilità sia ancora parziale all’interno delle Commissioni UE, per questo è importante fare sentire il valore della qualità italiana, che passa attraverso il grande lavoro dell’agricoltura.

Maurizio Gardini presidente Confcooperative: “I costi della sostenibilità possono tradursi in un vantaggio competitivo, ma occorre combinare tre aspetti: la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Le filiere agricole si fanno carico da decenni di progetti che puntano a ridurre i consumi di acqua e a dimezzare l’utilizzo degli agro farmaci. I dati evidenziati da APOT nel bilancio di sostenibilità sono un grande risultato della filiera agroalimentare cooperativa in Trentino. Questi investimenti, però, devono essere affrontati da tutti i soggetti della filiera, altrimenti si traducono in un peso gravoso solo in capo ai produttori”.

Francesco Avanzini direttore generale CONAD Italia: “Noi distributori non scambiamo solo merci ma siamo anche il tramite di “valori”. Dobbiamo metterci al fianco dei produttori per essere credibili, trasparenti e creare un meccanismo di relazioni dove la Sostenibilità diventi un modello di come si deve lavorare, relazioni che naturalmente hanno a che fare anche con la comunità, con i consumatori dei nostri punti vendita. La nostra idea è una relazione di qualità dove entrano quelli che producono, quelli che commerciano e quelli che consumano, un po’ come la margherita che rappresenta in nostro brand”.

Maura Latini

Maura Latini amministratore delegato COOP Italia: “C’è domanda di semplicità da parte del consumatore. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un cambio della percezione delle persone, dovuto a mio avviso all’irruzione del mondo digitale nella via di tutti noi, dove tutto è velocizzato, tutto deve avvenire subito”. Latini ha sottolineato come comunicare la Sostenibilità richieda profondità, tempo e chiarezza. Oltre a questo, secondo il suo intervento: “La cartina tornasole della Sostenibilità è avere un conto economico in ordine mettendo in fila tutti gli elementi che rispondano al lavoro e ai costi del produttore, al distributore al consumatore. Una spirale che ha bisogno di esser ricostruita nell’interesse di tutti”.

In chiusura, Andrea Segrè, nel suo ultimo giorno come presidente della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) ha sottolineato il ruolo fondamentale della formazione se si vuole far conoscere il vero significato della sostenibilità, che “dovrebbe essere insegnata nelle scuole, a partire dagli asili”.