CORONAVIRUS, “NEL PADOVANO ORDINI DISDETTI. MANCANO BRACCIANTI AGRICOLI”

Ordini disdetti, rifiuto di lavoratori stranieri a lavorare nelle aziende agricole padovane e richiesta di “certificati di buona salute” per il Prosecco, ma anche per l’ortofrutta e altri prodotti agricoli. È la situazione paradossale che molti agricoltori padovani di Confagricoltura stanno vivendo nelle ultime ore, sull’onda di una vera psicosi scatenata dalla scoperta dei due focolai di contagio di coronavirus in Veneto e Lombardia.

“A preoccuparci sono le pratiche commerciali sleali, come le richieste di certificazione sanitaria dei nostri prodotti che stanno avanzando sia le catene di distribuzione europee, sia i singoli clienti – sottolinea Michele Barbetta (nella foto), presidente di Confagricoltura Padova -. Una richiesta assurda, che non ha motivo di esistere, in quanto, com’è stato detto e ripetuto, il contagio avviene solo nel contatto tra persone. Eppure molte nostre aziende, sia nel bio, che nel pollame che nel vino, hanno problemi a esportare la merce a causa della psicosi. Chiedono il certificato di buona salute perfino per le bottiglie di vino. Un altro fenomeno che ci sta preoccupando molto è il rifiuto di lavoratori stranieri di venire a lavorare nelle nostre aziende. Ad alcuni associati dovevano arrivare braccianti romeni, che però hanno rinunciato a venire in Italia per paura del virus. Io, invece, non ho potuto dare le ferie a un mio dipendente romeno perché ha paura che, una volta a casa, sia messo in quarantena. Se la situazione dovesse protrarsi a lungo, sarebbe un rischio per tutto il comparto. Tra poco cominceranno le prime raccolte della frutta e la richiesta di braccianti per i seminativi e rischiamo di trovarsi in piena carenza di lavoratori. A questi problemi si aggiungono quelli creati dagli autisti di tir che non trasportano i prodotti verso l’Italia, in quanto rischiano la quarantena, mercati rionali chiusi, a differenza dei centri commerciali lasciati aperti, e, non per ultimo, disdette che stanno continuando a raffica delle prenotazioni negli agriturismi”.

Nella zona rossa di Vo’ Euganeo la situazione è sempre più critica: tutte le aziende sono bloccate: dall’esterno non entra nessuno, per cui mancano gli approvvigionamenti di mezzi tecnici e anche gli interventi essenziali di manutenzione. Inoltre non possono uscire i prodotti finiti, oggetto di contratti di commercializzazione. Negli agriturismi padovani continuano a fioccare le disdette e c’è timore anche per la Pasqua: “Abbiamo chiesto un incontro all’assessore regionale al Turismo, Federico Caner. Siamo molto preoccupati anche in vista della stagione estiva, rischiamo di chiudere le aziende”. Tutte cose che Confagricoltura ha denunciato al Governo e alla Regione Veneto, a cui è seguita una presa di posizione del ministro all’Agricoltura, Teresa Bellanova, che con una lettera inviata al presidente del Consiglio e al ministro della Salute chiede un intervento a livello comunitario contro le pratiche commerciali sleali e deroghe specifiche all’interno delle ordinanze sanitarie, per consentire alle aziende agricole di poter svolgere la loro attività.

“La grave situazione che si è venuta a creare richiede consistenti interventi economici di sostegno al settore e al reddito delle imprese, che non possono essere limitati ai Comuni compresi nell’area rossa – rimarca Barbetta -. Per sostenere l’economia in un momento così delicato sono necessari veri e propri interventi di ristoro dei danni subiti dalle imprese, la sospensione delle rate dei mutui, sgravi dei contributi previdenziali e degli oneri fiscali, cassa integrazione per i lavoratori del settore. Va bene l’anticipo dei pagamenti comunitari Pac (Politica agricola comune) del 2020, come ha annunciato il ministro Bellanova, ma è un momento in cui le aziende agricole per resistere hanno bisogno di ossigeno e soprattutto chiedono la possibilità di operare senza il peso opprimente della burocrazia. Chiediamo che lo Stato e la Pubblica amministrazione, una volta tanto, siano di supporto alle imprese nel loro lavoro e non di ostacolo con inutili complicazioni burocratiche e ritardi nel rilascio di autorizzazioni e nel pagamento degli aiuti comunitari”.