HORECA BLOCCATO, PER I GROSSISTI PERDITE DEL 30%

Il blocco del canale Horeca per l’emergenza Coronavirus sta creando problemi a grossisti del canale tradizionale che registrano, in queste prime due settimane di blocco e di politica dello “stare a casa” imposta dal governo, perdite medie che oscillano tra il 25 ed il 30% in base alla tipologia dei clienti e alle aree di operatività.

“Il problema distributivo – ci ha spiegato Valentino di Pisa, presidente di Fedagro Mercati – che prima era concentrato nelle prime tre regioni colpite, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, adesso si sta spostando anche al sud. Alcuni dei nostri operatori lavoravano quasi esclusivamente con il canale Horeca, circa il 15-20% del totale. Per loro, la situazione è drammatica. Per molti altri grossisti, il canale Horeca è un’integrazione del loro giro di affari sulle forniture ortofrutticole. Complessivamente se l’ambulantato è parimenti fermo soprattutto per la paura negli acquisti da parte dei clienti, sono in ripresa i negozi di vicinato che si pongono come un’alternativa più sicura alle file dentro i supermercati”.

La perdita secca della ristorazione è data dallo stop imposto. Su dieci esercizi solo due o tre sono riusciti a riorganizzarsi eventualmente attraverso il canale dell’home delivery che sta esplodendo e che, nelle capitali come Milano, registra impennate dei prezzi delle consegne, con anche 130 euro lordi per fattorino al giorno. Ritardi di anche venti giorni, invece, si registrano per le consegne a domicilio dei supermercati.

L’accetta per i grossisti si è abbattuta con la chiusura delle mense aziendali che rappresentavano una grossa fetta del giro d’affari e che ha generato riflessi negativi pressoché generalizzati su tutto il Paese.

“La mancanza di manodopera nei campi italiani – precisa Di Pisa – che rallenta le forniture made in Italy, ci porta a guardare anche all’import dall’estero, specie della Spagna. Ma poiché i camion al rientro nella penisola Iberica, sono vuoti, i costi di trasporto aumentano fino al 40% con un riflesso sui prezzi che crescono del 4-5% mediamente”. Un dato che varia in base al peso del prodotto. Se si tratta di tir di arance, l’aumento sarà minore se si tratta di prodotti più leggeri ma per quelli più voluminosi come le insalate, l’aumento sarà maggiore.

Mariangela Latella