CORONAVIRUS, IL CILE DECRETA LO STATO DI CATASTROFE: “FORNITURE GARANTITE”

Il Cile decreta lo stato di catastrofe e blinda il Paese per i prossimi 90 giorni a causa del Covid-19.

Il blocco è partito da ieri, 19 marzo 2020 (quando i cileni risultati positivi al Coronavirus erano 238) e servirà, ha spiegato il presidente del Paese, Sebastian Pinera (nella foto) “a permetterci di prendere misure cautelative appropriate e prepararci per le fasi evolutive della pandemia che ci attendono”.

“La dichiarazione dello stato di catastrofe – ha spiegato Pinera – permetterà, tra le altre cose, di proteggere la catena logistica e il trasferimento di presidi medici; di garantire, da parte della produzione e della distribuzione, la normale fornitura della popolazione; di proteggere, e proteggere meglio, le frontiere”.

Tra le misure previste, il coprifuoco per i cittadini, la protezione dei servizi di uso pubblico e la limitazione dei movimenti delle persone.

Al momento, non ci sono informazioni chiare su come questo decreto influenzerà il lavoro nei campi o le esportazioni alimentari dal Cile verso altri Paesi ma su questo punto, martedì scorso il presidente di Fedefruta aveva dichiarato che: “I grandi Paesi importatori dei nostri prodotti tengono aperte le porte per l’ingresso della nostra frutta”.

Subito dopo lo scoppio dell’epidemia a Wuhan in Cina, lo scorso gennaio, il governo cileno aveva già messo in piedi un piano d’azione per affrontare questa crisi adottando una serie di misure tra cui un protocollo di allarme sanitario e la preparazione e il rafforzamento dell’intero sistema sanitario nazionale, sia pubblico che privato.

Oggi il Cile è in fase 4, in pratica la circolazione virale è già avviata verso un’importante dispersione comunitaria di Coronavirus. Da qui il decreto presidenziale che ha proclamato la catastrofe e che punta ad anticipare le fasi di reazione allo sviluppo della pandemia.

Mariangela Latella